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	<title>Commenti a: Sergio Romano: quando disinformare è un&#8217;arte</title>
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		<title>Di: Emanuel Baroz</title>
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		<dc:creator>Emanuel Baroz</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 15:20:27 +0000</pubDate>
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		<description>no, non ci siamo mai stati, ma abbiamo studiato i fatti e riteniamo che affermare che Sergio Romano ha compiuto in questo caso una opera di disinformazione sia più che legittimo</description>
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		<title>Di: Roberta</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2008/06/29/sergio-romano-quando-disinformare-e-unarte/comment-page-1/#comment-3118</link>
		<dc:creator>Roberta</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 14:17:06 +0000</pubDate>
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		<description>Ma voi ci siete stati a Sbra e Chatila? Lo sapete come vivono i bambini li?
Lo sapete che sono stati trucidati, violentati, lasciati morire lentamente?
E lo sapete che il QG israeliano era a 200 metri da Chatila??
Forse no...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma voi ci siete stati a Sbra e Chatila? Lo sapete come vivono i bambini li?<br />
Lo sapete che sono stati trucidati, violentati, lasciati morire lentamente?<br />
E lo sapete che il QG israeliano era a 200 metri da Chatila??<br />
Forse no&#8230;</p>
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		<title>Di: Alberto P.</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2008/06/29/sergio-romano-quando-disinformare-e-unarte/comment-page-1/#comment-547</link>
		<dc:creator>Alberto P.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 20:50:33 +0000</pubDate>
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		<description>15.11.2008 Sergio Romano, niente di nuovo, contro gli Stati Uniti, difesa di Gheddafi e dei terroristi palestinesi
ma un senso di nausea ce lo procura sempre

Testata: Corriere della Sera
Data: 15 novembre 2008
Pagina: 43
Autore: Sergio Romano
Titolo: «Craxi, Libiae Lodo Moro, le ragioni dell&#039;Italia»



CRAXI, LIBIA E «LODO MORO» LE RAGIONI DELL&#039;ITALIA
Un Sergio Romano scatenato contro l&#039;America sul CORRIERE della SERA di oggi, 15/11/2008, nella sua rubrica con i lettori. Loda la politica di Carter e attacca Reagan il guerrafondaio. Giustifica Gheddafi, che potè contare su molte solidarietà, non solo dall&#039;Urss e dal mondo arabo, ma anche da paesi europei, Italia a guida Craxi inclusa, in lotta contro i come Romano definisce la politica reaganiana. In quanto al &quot;lodo Moro&quot;, bene ha fatto l&#039;Italia a trattare con i terroristi palestinesi, se questo voleva dire che i loro obiettivi potevano essere, anche in Italia, solo gli ebrei. Niente di nuovo, è il solito Romano, qualcuno dirà. Certo, ma non si può negare che un senso di nausea ce lo procura sempre.

Leggo la notizia dell&#039;annuncio da parte del governo italiano presieduto dall&#039;onorevole Craxi nel 1986, del raid Usa in Libia e non posso non riflettere su quanto ormai la realtà superi la fantasia. Ormai la cronaca ci sta abituando a digerire qualsiasi notizia.
Certo è che, un conto è opporsi orgogliosamente ai marines americani a Sigonella come hanno fatto i nostri carabinieri in ottemperanza al diritto di sovranità nazionale, un altro conto è essere delatori di quello che allora era uno «Stato canaglia». Ma in realtà non riesco a essere indignato a sufficienza, quanto lo sia per il cosiddetto «Lodo Moro». Da ciò che leggo era stata siglata un&#039;intesa segreta per concedere libertà di asilo ai terroristi palestinesi in Italia, purché non provocassero attentati nel nostro Paese. Ciò porta l&#039;Italia anni &#039;80 a essere assimilata a un campo profughi in Libano o in Giordania in cui i terroristi potevano vivere, addestrarsi e nascondersi in tutta tranquillità. La domanda sorge spontanea: ma a che principio di legalità risponde un «lodo» di questo genere?
Soprattutto se in contrasto con accordi internazionali siglati, invece, con i nostri alleati storici.
Carlo Di Blasi
Milano

Caro Di Blasi,
L&#039; incursione americana sulla Libia dell&#039;aprile 1986 fu l&#039;episodio culminante di una «guerra fredda» in cui Tripoli e Washington erano impegnati sin dall&#039;inizio degli anni Settanta. Uno dei principali punti in discussione era il Golfo della Sirte. I libici lo consideravano parte del territorio nazionale e sostenevano che le acque territoriali dello Stato si estendevano per dodici miglia nautiche (circa 20 km) al di là del Golfo. Per gli americani, invece, le acque erano internazionali. Nonostante l&#039;incendio dell&#039;ambasciata americana a Tripoli, la presidenza Carter adottò una linea prudente ed evitò di sfidare le pretese libiche inviando aerei americani nei cieli del Golfo. Ma Reagan volle distinguersi dal suo predecessore. Nel 1981, dopo avere ordinato la chiusura della rappresentanza del regime di Gheddafi a Washington, passò all&#039;azione. Il 19 agosto due caccia libici vennero abbattuti durante le manovre della flotta americana nelle acque del Golfo. In dicembre il Dipartimento di Stato ordinò ai cittadini americani in Libia (circa 1.500) di lasciare il Paese. Nel 1982 gli Stati Uniti vietarono l&#039;importazione di petrolio libico e l&#039;esportazione di tecnologia americana in Libia. Nel gennaio 1986 congelarono i fondi libici depositati nelle banche americane.
Si potrebbe quindi sostenere che i due Paesi erano di fatto in guerra quando alcuni agenti libici, nell&#039;aprile 1986, collocarono una bomba in una discoteca berlinese frequentata da militari americani. Vi furono due morti (di cui uno americano) e circa 250 feriti. Era il 5 aprile. Dieci giorni dopo, una squadriglia di aerei americani bombardò le due principali città libiche e prese di mira una delle residenze di Gheddafi. Fra le vittime vi furono parecchi civili e la figlia adottiva del colonnello. Ma l&#039;obiettivo americano — incoraggiare i militari libici a sbarazzarsi del loro capo — non fu raggiunto.
Gheddafi poté contare sul sostegno di suoi connazionali, del blocco sovietico, del mondo arabo e di una parte non piccola dell&#039;opinione pubblica europea. Un parziale successo militare si risolse in uno scacco politico. Posso comprendere quindi le ragioni per cui Craxi decise di allertare il colonnello. L&#039;Italia non poteva lasciare che il Mediterraneo divenisse un campo di battaglia soggetto ai capricci militari degli Stati Uniti. Il segnale di Craxi servì a far capire che il governo italiano, in quella circostanza, non era d&#039;accordo con Washington.
Sulla questione del «lodo Moro» vi è ancora molta confusione. Ci è stato detto a più riprese che fu stretto una sorta di patto con i palestinesi e che questo permise agli uomini di Arafat di usare l&#039;Italia come una retrovia. Ma non conosciamo i termini dell&#039;intesa e dobbiamo accontentarci per il momento di informazioni di seconda o terzo mano. Vi fu probabilmente un accordo, ma negoziato da qualche «tecnico» e composto da silenzi e ammiccamenti più che da clausole precisamente definite. Non è la prima volta comunque che un Paese, per evitare di essere coinvolto in un conflitto o di subirne le conseguenze, fa qualche concessione a uno dei contendenti, se non addirittura, a tutti e due.
Le autorità americane, ad esempio, sapevano che l&#039;Ira (l&#039;esercito repubblicano irlandese) raccoglieva fondi negli Stati Uniti per la sua lotta contro la Gran Bretagna nel-l&#039;Ulster. Ma per molto tempo chiusero gli occhi.

http://www.informazionecorretta.com:80/main.php?mediaId=2&amp;sez=110&amp;id=26598</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>15.11.2008 Sergio Romano, niente di nuovo, contro gli Stati Uniti, difesa di Gheddafi e dei terroristi palestinesi<br />
ma un senso di nausea ce lo procura sempre</p>
<p>Testata: Corriere della Sera<br />
Data: 15 novembre 2008<br />
Pagina: 43<br />
Autore: Sergio Romano<br />
Titolo: «Craxi, Libiae Lodo Moro, le ragioni dell&#8217;Italia»</p>
<p>CRAXI, LIBIA E «LODO MORO» LE RAGIONI DELL&#8217;ITALIA<br />
Un Sergio Romano scatenato contro l&#8217;America sul CORRIERE della SERA di oggi, 15/11/2008, nella sua rubrica con i lettori. Loda la politica di Carter e attacca Reagan il guerrafondaio. Giustifica Gheddafi, che potè contare su molte solidarietà, non solo dall&#8217;Urss e dal mondo arabo, ma anche da paesi europei, Italia a guida Craxi inclusa, in lotta contro i come Romano definisce la politica reaganiana. In quanto al &#8220;lodo Moro&#8221;, bene ha fatto l&#8217;Italia a trattare con i terroristi palestinesi, se questo voleva dire che i loro obiettivi potevano essere, anche in Italia, solo gli ebrei. Niente di nuovo, è il solito Romano, qualcuno dirà. Certo, ma non si può negare che un senso di nausea ce lo procura sempre.</p>
<p>Leggo la notizia dell&#8217;annuncio da parte del governo italiano presieduto dall&#8217;onorevole Craxi nel 1986, del raid Usa in Libia e non posso non riflettere su quanto ormai la realtà superi la fantasia. Ormai la cronaca ci sta abituando a digerire qualsiasi notizia.<br />
Certo è che, un conto è opporsi orgogliosamente ai marines americani a Sigonella come hanno fatto i nostri carabinieri in ottemperanza al diritto di sovranità nazionale, un altro conto è essere delatori di quello che allora era uno «Stato canaglia». Ma in realtà non riesco a essere indignato a sufficienza, quanto lo sia per il cosiddetto «Lodo Moro». Da ciò che leggo era stata siglata un&#8217;intesa segreta per concedere libertà di asilo ai terroristi palestinesi in Italia, purché non provocassero attentati nel nostro Paese. Ciò porta l&#8217;Italia anni &#8216;80 a essere assimilata a un campo profughi in Libano o in Giordania in cui i terroristi potevano vivere, addestrarsi e nascondersi in tutta tranquillità. La domanda sorge spontanea: ma a che principio di legalità risponde un «lodo» di questo genere?<br />
Soprattutto se in contrasto con accordi internazionali siglati, invece, con i nostri alleati storici.<br />
Carlo Di Blasi<br />
Milano</p>
<p>Caro Di Blasi,<br />
L&#8217; incursione americana sulla Libia dell&#8217;aprile 1986 fu l&#8217;episodio culminante di una «guerra fredda» in cui Tripoli e Washington erano impegnati sin dall&#8217;inizio degli anni Settanta. Uno dei principali punti in discussione era il Golfo della Sirte. I libici lo consideravano parte del territorio nazionale e sostenevano che le acque territoriali dello Stato si estendevano per dodici miglia nautiche (circa 20 km) al di là del Golfo. Per gli americani, invece, le acque erano internazionali. Nonostante l&#8217;incendio dell&#8217;ambasciata americana a Tripoli, la presidenza Carter adottò una linea prudente ed evitò di sfidare le pretese libiche inviando aerei americani nei cieli del Golfo. Ma Reagan volle distinguersi dal suo predecessore. Nel 1981, dopo avere ordinato la chiusura della rappresentanza del regime di Gheddafi a Washington, passò all&#8217;azione. Il 19 agosto due caccia libici vennero abbattuti durante le manovre della flotta americana nelle acque del Golfo. In dicembre il Dipartimento di Stato ordinò ai cittadini americani in Libia (circa 1.500) di lasciare il Paese. Nel 1982 gli Stati Uniti vietarono l&#8217;importazione di petrolio libico e l&#8217;esportazione di tecnologia americana in Libia. Nel gennaio 1986 congelarono i fondi libici depositati nelle banche americane.<br />
Si potrebbe quindi sostenere che i due Paesi erano di fatto in guerra quando alcuni agenti libici, nell&#8217;aprile 1986, collocarono una bomba in una discoteca berlinese frequentata da militari americani. Vi furono due morti (di cui uno americano) e circa 250 feriti. Era il 5 aprile. Dieci giorni dopo, una squadriglia di aerei americani bombardò le due principali città libiche e prese di mira una delle residenze di Gheddafi. Fra le vittime vi furono parecchi civili e la figlia adottiva del colonnello. Ma l&#8217;obiettivo americano — incoraggiare i militari libici a sbarazzarsi del loro capo — non fu raggiunto.<br />
Gheddafi poté contare sul sostegno di suoi connazionali, del blocco sovietico, del mondo arabo e di una parte non piccola dell&#8217;opinione pubblica europea. Un parziale successo militare si risolse in uno scacco politico. Posso comprendere quindi le ragioni per cui Craxi decise di allertare il colonnello. L&#8217;Italia non poteva lasciare che il Mediterraneo divenisse un campo di battaglia soggetto ai capricci militari degli Stati Uniti. Il segnale di Craxi servì a far capire che il governo italiano, in quella circostanza, non era d&#8217;accordo con Washington.<br />
Sulla questione del «lodo Moro» vi è ancora molta confusione. Ci è stato detto a più riprese che fu stretto una sorta di patto con i palestinesi e che questo permise agli uomini di Arafat di usare l&#8217;Italia come una retrovia. Ma non conosciamo i termini dell&#8217;intesa e dobbiamo accontentarci per il momento di informazioni di seconda o terzo mano. Vi fu probabilmente un accordo, ma negoziato da qualche «tecnico» e composto da silenzi e ammiccamenti più che da clausole precisamente definite. Non è la prima volta comunque che un Paese, per evitare di essere coinvolto in un conflitto o di subirne le conseguenze, fa qualche concessione a uno dei contendenti, se non addirittura, a tutti e due.<br />
Le autorità americane, ad esempio, sapevano che l&#8217;Ira (l&#8217;esercito repubblicano irlandese) raccoglieva fondi negli Stati Uniti per la sua lotta contro la Gran Bretagna nel-l&#8217;Ulster. Ma per molto tempo chiusero gli occhi.</p>
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		<title>Di: Alberto P.</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2008/06/29/sergio-romano-quando-disinformare-e-unarte/comment-page-1/#comment-546</link>
		<dc:creator>Alberto P.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 20:49:49 +0000</pubDate>
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		<description>15.11.2008 Storico ed ex ambasciatore, ma con qualche strafalcione
il caso Sergio Romano

Testata: Il Foglio
Data: 15 novembre 2008
Pagina: 2
Autore: Mauro della Porta Raffo
Titolo: «Quel pasticcio sul Texas di Sergio Romano»



Sul FOGLIO di oggi, 15/11/2008, a pag.2, una delle di Mauro della Porta Raffo ha attratto la nostra attenzione.  Oggetto delle cure del è nientepopodimeno che Sergio Romano, il quale, nella sua furia antiamericana, commette un errore, piccolo ma indicativo. Gli Stati Uniti d&#039;America avrebbero strappato il Texas al Messico ! qui ci fermiamo e lasciamo la parola allo squisito Mauro, la sua è musica per le nostre orecchie:

Lunedì 20 ottobre, pagina delle lettere del Corriere della Sera, risposta di Sergio Romano a un lettore. Elencando le diverse operazioni militari portate a termine nel trascorrere del tempo con successo dagli Stati Uniti d’America, l’ambasciatore scrive: “Hanno strappato il Texas al Messico nel 1845”. Ora, per la Storia con la esse maiuscola e come tutti sanno, lo Stato della stella solitaria nel 1845 non fu affatto “strappato” ai messicani considerato che era indipendente da nove anni e che entrò quindi a far parte della confederazione americana sulla base di un trattato concluso e firmato tra due Stati appunto indipendenti. Fatto è che – è di pubblico dominio – nel precedente 1836 i texani si erano ribellati al Messico e, dopo l’eroica e sfortunata resistenza di Alamo, guidati Sam Houston, avevano  sconfitto a San Jacinto le truppe del generale Lopez de Santa Anna. Da quel momento e fino al primo di marzo del citato 1845, giorno in cui, quarantotto ore prima di lasciare l’incarico, il presidente americano John Tyler firmò una risoluzione votata a maggioranza semplice dai due rami del Congresso americano che recepiva e approvava i termini del predetto trattato, il Texas restò libero e sovrano. Di rilievo – tanto che ancor oggi alcuni texani, in ragione della forzatura, rivendicano una loro indipendenza – il fatto che la procedura in quel caso adottata non rispondesse al dettato costituzionale e si sostanziasse in un escamotage. Sapeva, infatti e il risultato delle votazioni confermò che così stavano le cose, Tyler che al Senato la prescritta (per la ratifica) maggioranza dei due terzi non avrebbe potuto assolutamente essere raggiunta.

 http://www.informazionecorretta.com:80/main.php?mediaId=8&amp;sez=120&amp;id=26599</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>15.11.2008 Storico ed ex ambasciatore, ma con qualche strafalcione<br />
il caso Sergio Romano</p>
<p>Testata: Il Foglio<br />
Data: 15 novembre 2008<br />
Pagina: 2<br />
Autore: Mauro della Porta Raffo<br />
Titolo: «Quel pasticcio sul Texas di Sergio Romano»</p>
<p>Sul FOGLIO di oggi, 15/11/2008, a pag.2, una delle di Mauro della Porta Raffo ha attratto la nostra attenzione.  Oggetto delle cure del è nientepopodimeno che Sergio Romano, il quale, nella sua furia antiamericana, commette un errore, piccolo ma indicativo. Gli Stati Uniti d&#8217;America avrebbero strappato il Texas al Messico ! qui ci fermiamo e lasciamo la parola allo squisito Mauro, la sua è musica per le nostre orecchie:</p>
<p>Lunedì 20 ottobre, pagina delle lettere del Corriere della Sera, risposta di Sergio Romano a un lettore. Elencando le diverse operazioni militari portate a termine nel trascorrere del tempo con successo dagli Stati Uniti d’America, l’ambasciatore scrive: “Hanno strappato il Texas al Messico nel 1845”. Ora, per la Storia con la esse maiuscola e come tutti sanno, lo Stato della stella solitaria nel 1845 non fu affatto “strappato” ai messicani considerato che era indipendente da nove anni e che entrò quindi a far parte della confederazione americana sulla base di un trattato concluso e firmato tra due Stati appunto indipendenti. Fatto è che – è di pubblico dominio – nel precedente 1836 i texani si erano ribellati al Messico e, dopo l’eroica e sfortunata resistenza di Alamo, guidati Sam Houston, avevano  sconfitto a San Jacinto le truppe del generale Lopez de Santa Anna. Da quel momento e fino al primo di marzo del citato 1845, giorno in cui, quarantotto ore prima di lasciare l’incarico, il presidente americano John Tyler firmò una risoluzione votata a maggioranza semplice dai due rami del Congresso americano che recepiva e approvava i termini del predetto trattato, il Texas restò libero e sovrano. Di rilievo – tanto che ancor oggi alcuni texani, in ragione della forzatura, rivendicano una loro indipendenza – il fatto che la procedura in quel caso adottata non rispondesse al dettato costituzionale e si sostanziasse in un escamotage. Sapeva, infatti e il risultato delle votazioni confermò che così stavano le cose, Tyler che al Senato la prescritta (per la ratifica) maggioranza dei due terzi non avrebbe potuto assolutamente essere raggiunta.</p>
<p> <a href="http://www.informazionecorretta.com:80/main.php?mediaId=8&amp;sez=120&amp;id=26599" rel="nofollow">http://www.informazionecorretta.com:80/main.php?mediaId=8&amp;sez=120&amp;id=26599</a></p>
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		<title>Di: Daniele Coppin</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2008/06/29/sergio-romano-quando-disinformare-e-unarte/comment-page-1/#comment-544</link>
		<dc:creator>Daniele Coppin</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 07:59:56 +0000</pubDate>
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		<description>x Firpo
Il punto è che le opinioni che ognuno di noi ha si formano anche sulla base delle notizie. Se le notizie riportate sono solo quelle di una fonte, c&#039;è il rischio di formarsi un&#039;idea della realtà molto distante dalla verità. La strage di Sabra e Chatila fu compiuta dalle milizie cristiano-maronite che approfittarono della debolezza del campo palestinese, conseguente all&#039;invasione israeliana, per vendicarsi di stragi altrettanto efferate compiute dai Palestinesi contro i Libanesi cristiani, in uno stilliicidio di ritorsioni (Ain Remmaneh, Damour, Quarantine, Tal el Zatar, ecc.) ed a cui seguiranno i massacri nello Chouf.
Sul peso della disinformazione nel condizionare le opinioni mi permetto di consigliare un&#039;istruttiva lettura al seguente link: http://www.rolliblog.net/archives/2005/01/21/muhammad_bakri_la_strage_di_bugie_di_jenin.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>x Firpo<br />
Il punto è che le opinioni che ognuno di noi ha si formano anche sulla base delle notizie. Se le notizie riportate sono solo quelle di una fonte, c&#8217;è il rischio di formarsi un&#8217;idea della realtà molto distante dalla verità. La strage di Sabra e Chatila fu compiuta dalle milizie cristiano-maronite che approfittarono della debolezza del campo palestinese, conseguente all&#8217;invasione israeliana, per vendicarsi di stragi altrettanto efferate compiute dai Palestinesi contro i Libanesi cristiani, in uno stilliicidio di ritorsioni (Ain Remmaneh, Damour, Quarantine, Tal el Zatar, ecc.) ed a cui seguiranno i massacri nello Chouf.<br />
Sul peso della disinformazione nel condizionare le opinioni mi permetto di consigliare un&#8217;istruttiva lettura al seguente link: <a href="http://www.rolliblog.net/archives/2005/01/21/muhammad_bakri_la_strage_di_bugie_di_jenin.html" rel="nofollow">http://www.rolliblog.net/archives/2005/01/21/muhammad_bakri_la_strage_di_bugie_di_jenin.html</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Focus on Israel</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2008/06/29/sergio-romano-quando-disinformare-e-unarte/comment-page-1/#comment-543</link>
		<dc:creator>Focus on Israel</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 18:02:59 +0000</pubDate>
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		<description>Giusto: per il Libano è veramente una vergogna con la quale convivere...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giusto: per il Libano è veramente una vergogna con la quale convivere&#8230;</p>
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		<title>Di: Firpo</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2008/06/29/sergio-romano-quando-disinformare-e-unarte/comment-page-1/#comment-545</link>
		<dc:creator>Firpo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 11:24:04 +0000</pubDate>
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		<description>Che la strage di Sabra e Chatila sia una vergogna per un paese che ci tiene a definirsi democratico e civile è indubbio, e non dipende dai morti, fossero 100 o 1.000. La strage si Sant&#039;Anna di Stazzena e questa non hanno differenze.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che la strage di Sabra e Chatila sia una vergogna per un paese che ci tiene a definirsi democratico e civile è indubbio, e non dipende dai morti, fossero 100 o 1.000. La strage si Sant&#8217;Anna di Stazzena e questa non hanno differenze.</p>
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		<title>Di: Daniele Coppin</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2008/06/29/sergio-romano-quando-disinformare-e-unarte/comment-page-1/#comment-540</link>
		<dc:creator>Daniele Coppin</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 19:11:53 +0000</pubDate>
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		<description>Sarebbe interessante conoscere le fonti a cui ha attinto baruda. Siamo stufi di leggere numeri in libertà, che come le leggende metropolitane si diffondono fino al punto da diventare realtà per la maggior parte delle persone. Una realtà apparente, falsa, ma, per molti, realtà. Le fonti, vogliamo conoscere le fonti. Quando in un articolo si forniscono dati correttezza vuole che si citi la fonte, per due motivi.
1) Si potrebbe attribuire un dato falso ad una fonte che lo renda credibile. In questo caso, la fonte smentirebbe il falsificatore di verità.
2) La fonte potrebbe essere di parte e, quindi, citarla consentirebbe di valutarne l&#039;attendibilità.
Finiamola col pressappochismo tutto italiano nel riportare i dati che, guarda caso, caratterizza sempre il campo filopalestinese.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe interessante conoscere le fonti a cui ha attinto baruda. Siamo stufi di leggere numeri in libertà, che come le leggende metropolitane si diffondono fino al punto da diventare realtà per la maggior parte delle persone. Una realtà apparente, falsa, ma, per molti, realtà. Le fonti, vogliamo conoscere le fonti. Quando in un articolo si forniscono dati correttezza vuole che si citi la fonte, per due motivi.<br />
1) Si potrebbe attribuire un dato falso ad una fonte che lo renda credibile. In questo caso, la fonte smentirebbe il falsificatore di verità.<br />
2) La fonte potrebbe essere di parte e, quindi, citarla consentirebbe di valutarne l&#8217;attendibilità.<br />
Finiamola col pressappochismo tutto italiano nel riportare i dati che, guarda caso, caratterizza sempre il campo filopalestinese.</p>
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		<title>Di: Daniel</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2008/06/29/sergio-romano-quando-disinformare-e-unarte/comment-page-1/#comment-542</link>
		<dc:creator>Daniel</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 10:42:58 +0000</pubDate>
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		<description>Certo, se consideriamo pure le formiche morte in quel periodo forse arriviamo alle cifre dette da baruda....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo, se consideriamo pure le formiche morte in quel periodo forse arriviamo alle cifre dette da baruda&#8230;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: baruda</title>
		<link>http://www.focusonisrael.org/2008/06/29/sergio-romano-quando-disinformare-e-unarte/comment-page-1/#comment-541</link>
		<dc:creator>baruda</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 09:02:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://focusonisrael.wordpress.com/?p=1504#comment-541</guid>
		<description>Infatti sono 2254 cadaveri nella fossa comune di Shatila, poi ci sono altri 500 corpi nella piazza di Sabra e più di 900 scomparsi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti sono 2254 cadaveri nella fossa comune di Shatila, poi ci sono altri 500 corpi nella piazza di Sabra e più di 900 scomparsi.</p>
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