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La sinistra europea e le sue difficoltà con gli ebrei
Proponiamo oggi il seguente articolo tratto dal NY Times del 28 Ottobre scorso, per la cui traduzione dobbiamo ringraziare più di un amico. Buona lettura La sinistra europea e le sue difficoltà con gli ebrei di Colin Shindler La scorsa settimana Twitter ha chiuso un popolare account, famoso per la pubblicazione di messaggi antisemiti in Francia. Ciò è avvenuto poco dopo il rogo dei banchi di una sinagoga nei pressi di Parigi, la scoperta di una rete di islamisti radicali che avevano gettato una bomba a mano in un ristorante kosher e l’uccisione di un insegnante e di giovani allievi di una scuola ebraica a Tolosa all’inizio di quest’anno. Gli attacchi erano parte di una crescente campagna di violenza contro gli ebrei in Francia. Oggi, una parte considerevole della sinistra europea è riluttante a prendere una posizione chiara, quando l’anti-sionismo deborda nell’antisemitismo. A iniziare dal 1990, molti esponenti della sinistra europea hanno cominciato a considerare le minoranze musulmane in crescita dei loro paesi come un nuovo proletariato e la causa palestinese come un meccanismo di reclutamento. La questione della Palestina s’è rivelata particolarmente seducente per i figli degli immigrati, abbandonati tra differenti identità. Il capitalismo è stato descritto come una minaccia contro una perfetta società islamica, mentre l’imperialismo culturale corromperebbe l’Islam. La tattica ha un illustre pedigree rivoluzionario. In effetti, il grido: “Viva il potere sovietico, viva la Shariah,” fu già udito in Asia centrale nel corso del 1920, dopo che Lenin cercò di coltivare i nazionalismi musulmani nell’Oriente sovietico una volta che il suo tentativo di diffondere la rivoluzione in Europa era fallito. Ma la domanda rimane: perché gli odierni socialisti europei si identificano con degli islamisti la cui visione del mondo è anni luce distante dalla loro? Negli ultimi anni, vi è stato un crescente offuscamento della distinzione tra ebreo, israeliano e sionista. Hassan Nasrallah, il leader del gruppo militante Hezbollah, ha notoriamente commentato: “Se cercassimo in tutto il mondo la persona più vile, spregevole, debole e fragile nella psiche, nella mente, nell’ideologia e nella religione, non troveremmo nessuno come l’ebreo. Si noti che non dico l’israeliano “. Mentre storicamente l’Islam è stato spesso più benevolo nei confronti degli ebrei, confrontato al cristianesimo, molti islamisti contemporanei hanno evocato l’idea dell’ “eterno ebreo”. Ad esempio, la battaglia di Khaybar nel 629, combattuta dal profeta Maometto contro le tribù ebraiche, viene evocata nei canti di vittoria alle manifestazioni di Hezbollah: “Khaybar, Khaybar, oh ebrei, l’esercito di Maometto tornerà” e a volte il nome Khaybar adorna i razzi di Hezbollah tirati su Israele.Continua a leggere
ONU (Organizzazione Non Utile): una vetrina dell’ostilità a Israele
Onu, una vetrina dell’ostilità a Israele di Pier Luigi Battista “Se l’Algeria inserisse nell’ordine del giorno all’ONU una risoluzione secondo cui la terra è piatta, e che è Israele ad averla appiattita, tale risoluzione passerebbe con 164 voti a favore, 13 contro e 26 astensioni” (Abba Eban, 1975) Con un provvedimento mondiale dettato da improrogabili esigenze di spending review, si potrebbe utilmente chiudere l’Onu per manifesta inutilità. Le Nazioni Unite conquistano la vetrina del mondo ogni volta che bisogna umiliare in qualche modo Israele (dimenticando che lo Stato israeliano è nato grazie a una spartizione Onu che prevedeva la nascita di uno Stato palestinese, a suo tempo accettato da Israele e rifiutato dagli arabi). Per il resto, ogni volta che c’è da difendere la pace, o proteggere qualche martoriata popolazione dagli effetti di una pulizia etnica, o tutelare i diritti umani, l’Onu sparisce, o addirittura consegna le chiavi agli aguzzini. Come quando affidò alla Libia di Gheddafi la presidenza della commissione per i diritti umani, o all’Iran delle lapidazioni quella per la difesa dei diritti delle donne. Oggi affida alla Turchia il compito di difendere il vessato popolo palestinese. Ma nessuno le chiede conto del trattamento del popolo curdo. E il fatto che ad Ankara non si può nemmeno nominare il massacro degli armeni. Nel Ruanda l’Onu non c’era, e se c’era manifestava la sua impotenza. A Srebrenica i caschi blu c’erano, ma per non muovere un dito contro le stragi. L’Onu non c’è, neanche un comunicato, una nota di disappunto, una timida perplessità pubblica, quando bande di fanatici tentano di uccidere in Pakistan una ragazzina la cui unica colpa è di voler andare a scuola. L’Onu non c’è quando i cristiani sono sterminati in Nigeria. L’Onu non c’è quando Morsi si proclama dittatore. L’Onu lascia soli i giovani che protestano di nuovo a piazza Tahrir, non alza la voce se alle ragazze della «primavera araba» i Fratelli musulmani hanno imposto i test obbligatori di verginità. L’Onu non c’è a fermare l’eccidio del Darfur.Continua a leggere
Cisgiordania: aggressione armata a soldati israeliani dopo un incidente stradale. I militari reagiscono uccidendo il terrorista
Cisgiordania: aggressione armata a soldati israeliani dopo un incidente stradale. I militari reagiscono uccidendo il terrorista Gerusalemme, 3 Dicembre 2012 – Un terrorista palestinese si è volutamente avventato con il suo veicolo contro una jeep delle Forze di Difesa israeliane, lunedì, nella zona di Deir Sharaf (tra Shavei Shomron e Einav, in Cisgiordania), e ha poi aggredito i militari brandendo un’ascia e gridando ”Allahu akbar” (Allah è grande). I soldati, benché feriti, hanno sparato e ucciso l’aggressore. Un portavoce della […]Continua a leggere
Quante “Pallywood” su Israele
Quante “Pallywood” su Israele È la fusione dei termini “Palestina” e “Hollywood” e vuol dire che la propaganda palestinese usa ogni mezzo per manipolare i media a proprio favore di Aldo Grasso Nella viva speranza che israeliani e palestinesi trovino presto una forma di convivenza, che le parti arrivino a una «soluzione permanente» della questione Gaza con mezzi diplomatici, è doveroso constatare come la strategia di Hamas trovi terreno fertile nella disinformazione. La forma più elementare consiste, per esempio, nel saltare sempre le premesse. È solo Israele che reprime i palestinesi nella Striscia o questa situazione è frutto della determinazione di molti Stati arabi nel tenere Israele sotto scacco? Si può parlare di volontà di pace quando Hamas non vuole solo uno Stato palestinese, come sarebbe giusto, ma vuole la cancellazione dello Stato di Israele? La compassione per le vittime deve fare velo sulla sopravvivenza dell’unico Stato democratico in quella terra? Facile per molta parte dell’informazione saltare queste premesse, dimenticare la situazione dei Fratelli Musulmani in Egitto, della minaccia atomica iraniana, della convulsa situazione in Libano, della rivolta guidata da Al Qaeda in Siria, trascurare la dinamica di quest’ultimo conflitto (i razzi sono partiti da Gaza e sono tanti, ogni giorno). Non fa scandalo e non si approfondisce il fatto che l’Iran rifornisca Hamas di missili a lunga gittata, come se non fosse colpa di nessuno. Ma c’è una nuova forma manipolatoria che è già stata battezzata in America con il termine “Pallywood”, un neologismo composto dalla fusione di due parole, Palestina e Hollywood, a significare “la manipolazione dei media, la loro distorsione e la completa truffa da parte dei palestinesi col fine di vincere la guerra mediatica e della propaganda contro Israele”.Continua a leggere
Il si dell’ONU (Organizzazione Non Utile) ad Abu Mazen verrà sfruttato da Hamas
I fondamentalisti puniranno l’ingenuità dell’Onu di Michael Sfaradi La votazione di ieri all’assemblea delle Nazioni Unite che con 138 voti a favore, 9 contrari e 41 astenuti, ha trasformato lo status dei palestinesi da semplici osservatori a Stato osservatore non membro, viene oggi celebrata, tranne poche voci fuori dal coro, come la più grande vittoria politica a cui i palestinesi potessero aspirare. La quasi totalità della stampa mondiale ha preferito guardare la faccia lucente della medaglia e nascondere il resto, cosa tipica quando si tratta di Palestina e palestinesi. Detto questo mi prendo la responsabilità di spiegare anche quello che non viene detto in modo che i lettori possano avere un quadro più chiaro della situazione di ciò che è successo veramente e di quali potrebbero secondo me essere le conseguenze sia a livello regionale che internazionale. Il ruolo di osservatore alla Nazioni Unite era già da diversi anni in mano all’Organizzazione per la liberazione della Palestina, la famosa Olp del defunto Yasser Arafat. Oggi, dopo il tanto decantato voto, il nuovo status non comprende solo il partito Fatah di Abu Mazen, come in molti vogliono far credere, ma la Palestina tutta, compresa la striscia di Gaza dove Hamas, organizzazione considerata terroristica da gran parte dell’occidente, regna incontrastata e con il tallone d’acciaio della Sharia islamica dopo un colpo di stato “manu militari”. Abu Mazen è si il presidente eletto ma la sua parola a Gaza, non è un mistero, conta meno di niente, e ora, anche vista la nuova situazione, saranno necessarie nuove elezioni presidenziali per capire chi sarà il nuovo inquilino della Muqata (Palazzo presidenziale palestinese di Ramallah) ed elezioni politiche per il nuovo parlamento. Come saranno le elezioni in quel lembo di dittatura che è diventata la striscia di Gaza? C’è qualcuno che in tutta coscienza si sente di assicurare che saranno libere e democratiche? Ci saranno osservatori internazionali o, come sempre accade, il mondo girerà la testa dall’altra parte facendo finta di niente? Nelle elezioni comunali svoltesi recentemente in Cisgiordania, nella quasi totalità dei comuni in cui si è votato hanno vinto i rappresentanti di Hamas.Continua a leggere
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