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L’idiozia antisemita torna a Roma: divelto e poi bruciato ulivo piantato in una scuola nel Giorno della Memoria

Di Emanuel Baroz | 27 marzo 2012
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L’idiozia antisemita torna a Roma: divelto e poi bruciato ulivo piantato in una scuola nel Giorno della Memoria

Antisemitismo: divelto albero piantato a Roma nel giorno della memoria Roma, 26 Marzo 2012 – Un ulivo piantato lo scorso 27 gennaio in occasione del Giorno della Memoria e’ stato ”in parte divelto e incendiato per mano di ignoti” che poi hanno imbrattato i luoghi ”con scritte offensive e svastiche” (e purtroppo non è la prima volta che accade a Roma). Lo rende noto Raffaele Sassun presidente del KKL (Keren Kayemeth Le Israel) Italia Onlus, tra le piu’ antiche fondazioni ecologiche del mondo: il fatto e’ avvenuto nel plesso “Franco Cesana”del 121/o Circolo Didattico, in Via Napoleone Parboni 9 a Roma. ”Un gravissimo atto vandalico di impronta antisemita” ha spiegato Sassun, annunciando che al posto dell’ulivo divelto ne sara’ piantato un altro “in risposta a coloro che, vigliaccamente, si trincerano dietro l’anonimato per compiere atti di violenza contro il pensiero e contro la religione. Un atto a cui si può rispondere con un opposto atto di pace, fratellanza e educazione verso la natura”.Continua a leggere

“Primavera Araba” in Marocco: assediato Parlamento per visita diplomatico israeliano

Di Emanuel Baroz | 26 marzo 2012
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“Primavera Araba” in Marocco: assediato Parlamento per visita diplomatico israeliano

Diplomatico Israele assediato da folla in Marocco Gerusalemme, 26 Marzo 2012 (ANSA) – Un diplomatico israeliano ha vissuto ieri momenti di tensione a Rabat quando l’edificio del parlamento è stato circondato da una folla di diecimila persone (secondo altri centomila) , indignate per la sua presenza in Marocco, che scandivano slogan ostili ad Israele e di sostegno alla Palestina. Nel riferire dell’episodio, il quotidiano Yediot Ahronot afferma che il diplomatico, David Saranga – che partecipava ad un convegno dedicato a […]Continua a leggere

Catherine Ashton (UE) non si smentisce: vergognoso parallelo tra Tolosa e Gaza

Di Emanuel Baroz | 21 marzo 2012
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Catherine Ashton (UE) non si smentisce: vergognoso parallelo tra Tolosa e Gaza

La Baronessa Ashton piange i morti di Tolosa ma pensa a Gaza di Giancarlo Loquenzi Deve essere un insopprimibile riflesso condizionato, tipo il saluto nazista del dottor Stranamore, quello che colpisce le elites burocratico-politiche europee. Non possono ammettere che si pianga una vittima ebrea senza che il loro pensiero voli a Gaza, dove sembra sia in corso una strage infinita di innocenti (e noi sappiamo che non è così) a fare pari e patta. Persino quando la tragedia è terribile e insensata come la strage nella scuola ebraica di Tolosa, dove tre bambini hanno perso la vita assieme al loro insegnante per mano di un killer nutrito di odio anti-antisemita.  Persino in un caso come questo, così dolorosamente assoluto e folle, così tragicamente connesso al ribollire si sentimenti anti ebrei e anti israeliani tipici dell’Europa di questi anni, persino in un caso come questo, il pensiero della ministra degli Esteri europea, Catherine Ashton, è volato a Gaza, in cerca di una sorte paragonabile tra i bambini palestinesi. Parlando in un convegno sulla gioventù palestinese a Bruxelles, la baronessa Ashton (la stessa che qualche giorno fa aveva definito i marò italiani detenuti in India, “guardie private”) ha fatto cenno alla strage di Tolosa e subito dopo si è sentita in dovere di ricordare i bambini “che perdono la vita a Gaza”, ovviamente per mano degli israeliani (“Quando pensiamo a quello che è accaduto oggi a Tolosa, quando ricordiamo ciò che è accaduto in Norvegia l’anno scorso, quando apprendiamo ciò che sta accadendo in Siria, quando vediamo ciò che accade nella striscia di Gaza e in altre parti del mondo, ricordiamo ragazzi e bambini che hanno perso la vita”).Continua a leggere

L’ONU sempre più ridicolo: invitato membro di Hamas al Consiglio dei Diritti Umani!

Di Emanuel Baroz | 20 marzo 2012
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L’ONU sempre più ridicolo: invitato membro di Hamas al Consiglio dei Diritti Umani!

Incredibile: membro di Hamas al Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu di Sarah F Che il Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu fosse solo una macchietta nelle mani dei Paesi arabi è una cosa nota, basti dare una breve scorsa ai suoi membri (passati e presenti) per rendersi conto che è tutto fuorché un organismo imparziale o atto a difendere i Diritti Umani. Ma la decisione da parte di questo strano (e costoso) organismo di ascoltare un altissimo membro di Hamas le […]Continua a leggere

Antisemitismo e terrorismo antiebraico: è così difficile chiamare le cose con il proprio nome?

Di Emanuel Baroz | 20 marzo 2012
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Antisemitismo e terrorismo antiebraico: è così difficile chiamare le cose con il proprio nome?

L’eterno vizio di «minimizzare» e la solitudine dei bersagli dell’odio di Pierluigi Battista La caccia all’ebreo non conosce requie Non solo in Francia. Anche in Italia hanno ucciso bambini ebrei solo perché erano bambini ebrei. Anche in Italia, su una nave italiana che è territorio italiano, hanno ucciso un vecchio ebreo in carrozzella, solo perché era un ebreo. Non nell’epoca nera dello sterminio. Non nella pagina più vergognosa della storia italiana. Ma negli ultimi trent’anni. Come in Europa, dove la caccia all’ebreo, l’ebreo come bersaglio da annientare, da schiacciare sotto il peso dell’odio, non ha mai conosciuto requie. Fino all’orrenda strage di Tolosa. Si tende sempre a non crederci, a non prendere atto della realtà. A non evocare l’antisemitismo come veleno permanente, reso ancora più aggressivo quando si traveste da verbo antisionista. Contro l’ebreo si incontrano tutti gli estremisti, tutti i fanatici, tutti quelli che considerano la democrazia un vizio da sradicare. Quando nel 1982 vennero presi di mira in tutta Europa i cimiteri ebraici, le sinagoghe, le scuole israelitiche, i luoghi di culto degli ebrei, gli eredi del nazismo trovarono convergenze e appoggi tra chi, durante la guerra del Libano, predicava insieme la distruzione dello Stato di Israele e degli ebrei, fisicamente. Fu in quei giorni che in Italia, il 9 ottobre del 1982, un piccolo bambino ebreo, Stefano Gay Taché, venne assassinato da un commando di terroristi mediorientali mentre usciva insieme alla sua famiglia dalla sinagoga Maggiore di Roma per celebrare l’ultimo giorno della festa di Sukkot. Assassinato perché era un ebreo: vittima di un odio assoluto e inestinguibile. E altri bambini ebrei feriti, altri adulti ebrei tra la vita e la morte. Una ferita nella coscienza nazionale che non si è ancora rimarginata. Pochi anni dopo, sull’ Achille Lauro , nave italiana, un vecchio signore paralitico di nome Leon Klinghoffer venne ucciso da un commando di terroristi palestinesi. Non stava bombardando Gaza, stava in crociera con sua moglie. Ma doveva essere «punito» perché ebreo. Tutta l’«epopea» di Sigonella che ne seguì, quanto tenne in conto che sul territorio italiano alcuni terroristi avevano trucidato un vecchio ebreo, e quanto venne considerato il fatto che lasciar andar via i terroristi significava lasciare impunito il gesto mostruoso di una banda di antisemiti? E invece si tende sempre a minimizzare. Se non a giustificare, per carità, almeno a ridimensionare la portata simbolica di un delitto contro gli ebrei. Chiunque sia l’assassino: un fanatico nazi o un fanatico islamista che nella sua guerra santa contro «l’entità sionista» prevede anche il massacro degli ebrei, ovunque si trovino. Quando nel 2006 venne rapito a Parigi un giovane ebreo, Ilan Halimi, la polizia francese si affannava a non dare troppo credito alla pista antisemita. Poi si seppe che Ilan, durante i 24 giorni di prigionia, venne torturato, orrendamente seviziato mentre le sue urla, forse, potevano essere captate nella banlieue a maggioranza musulmana dove l’ostaggio era stato rinchiuso, prima di essere arso vivo e gettato come immondizia lungo la ferrovia. Poi, quando vennero scoperti gli aguzzini e gli assassini, si tenne un processo. E durante il processo il capo della banda, dopo aver iniziato il discorso con «Allah Akbar», definì gli ebrei «nemici da combattere per il bene dell’umanità». Perché la polizia francese non imboccò allora la pista giusta da subito, perché aveva tanta paura nel riconoscere che l’antisemitismo aveva assunto un nuovo volto nel cuore di Parigi e che un giovane ebreo poteva essere sottoposto a sevizie per giorni e giorni nel cuore popoloso della città?Continua a leggere