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Ahmadinejad: riconoscere la Palestina come primo passo per cancellare Israele

Di Emanuel Baroz | 2 ottobre 2011
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Ahmadinejad: riconoscere la Palestina come primo passo per cancellare Israele

Ahmadinejad: riconoscere la Palestina come primo passo per cancellare Israele di Sharon Levi Teheran, 1 Ottobre 2011 – «Riconoscere la Palestina non è un punto di arrivo. Riconoscere lo Stato palestinese è solo il primo passo verso la riconquista di tutta la Palestina e il totale annientamento di Israele». Con queste parole il dittatore iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha dato il benvenuto ai politici e alle varie personalità, iraniane e straniere, che partecipano alla “conferenza per l’intifada” che inizia oggi a Teheran. La frase di Ahmadinejad rende benissimo l’idea di come la pensi il dittatore iraniano e buona parte del mondo islamico sulla scaletta da seguire nel tanto declamato “riconoscimento della Palestina”. In sostanza è uno schiaffo in faccia a tutti coloro, Unione Europea in testa, che spingono affinché Israele ceda alle richieste dei palestinesi.Continua a leggere

Varsavia: striscione inneggiante alla Jihad contro l’Hapoel Tel Aviv!

Di Emanuel Baroz | 1 ottobre 2011
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Varsavia: striscione inneggiante alla Jihad contro l’Hapoel Tel Aviv!

Striscione “Jihad” contro l’Hapoel Tel Aviv Gli ultrà polacchi, noti per la loro vicinanza agli ambienti di estrema destra, si sono resi protagonisti di un episodio disdicevole (solo disdicevole?!): durante il match di Europa League contro il club israeliano hanno esposto uno striscione inneggiante alla Jihad Varsavia, 29 Settembre 2011 – Polemiche in Polonia per il lungo striscione con la scritta “Jihad” esposto dagli ultrà del Legia Varsavia durante la partita di Europa League contro l’Hapoel Tel Aviv. Le organizzazioni […]Continua a leggere

Egitto: nuovo attentato al gasdotto che rifornisce Israele. E’ la sesta volta nel 2011

Di Emanuel Baroz | 28 settembre 2011
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Egitto: nuovo attentato al gasdotto che rifornisce Israele. E’ la sesta volta nel 2011

Egitto: nuovo attentato al gasdotto che rifornisce Israele Il Cairo, 27 Settembre 2011 – Continuano gli incidenti sul confine egiziano che mettono a repentaglio la sicurezza del Paese e i suoi rapporti con Israele; proprio nei giorni scorsi, a poche ore dal voto all’Onu sulla richiesta di Abu Mazen, Israele aveva annunciato di voler approntare più alte misure di sicurezza lungo il confine con l’Egitto, preoccupata per eventuali nuove azioni terroristiche (dopo quella del 18 agosto scorso scorso a Eilat, […]Continua a leggere

Mentre Abu Mazen parla all’ONU, il terrorismo palestinese uccide

Di Emanuel Baroz | 26 settembre 2011
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Mentre Abu Mazen parla all’ONU, il terrorismo palestinese uccide

Mentre Abu Mazen parla all’ONU, il terrorismo palestinese uccide  Gerusalemme, 25 Settembre 2011 – La polizia israeliana ha confermato domenica la natura terroristica dell’incidente stradale che ha causato la morte, venerdì, di Asher Palmer e di suo figlio Jonathan di 1 anno d’età (secondo tentativo contro bambini dopo quello della settimana scorsa). L’auto su cui viaggiavano le due vittima è stata infatti investita da lanci di pietre vicino Kiryat Arba, sulla strada per Hebron. “E’ stato chiaramente un attacco terrorista. […]Continua a leggere

ONU: tutte le bugie di Abu Mazen, falsa colomba

Di Emanuel Baroz | 25 settembre 2011
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ONU: tutte le bugie di Abu Mazen, falsa colomba

Tutte le bugie di Abu Mazen, falsa colomba di Fiamma Nirenstein Dopo gli applausi a Abu Mazen che ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu il riconoscimento dello Stato Palestinese, il Quartetto cerca di rimandare la decisione sperando nelle procedure e chiedendo alle parti di tornare al tavolo delle trattative. Ma se guardiamo al discorso del presidente palestinese si legge una «narrativa», una aggressiva fantasia, che disprezza il nemico e quindi nega la pace. Il primo equivoco è il peggiore: promette il rispetto di Israele, assicura la volontà di pace, ma poi Abu Mazen insiste sulla «nakba» del ’48, lo Stato Ebraico è per lui un’illegittima presenza coloniale. Abu Mazen parla di «nakba», di occupazione dal 1948, non dal 1967: i profughi come lui, dice, ancora conservano le chiavi di casa di Safed (dove è nato e da dove fuggì nel ’48 in Siria). Devono tornare a casa, in Israele, non in Palestina. Dimentica che se ne andarono a causa di una guerra di cinque Paesi arabi contro la partizione. Il nuovo Stato Palestinese come lo disegna il sito dei palestinesi all’Onu, o che i bambini studiano a scuola è la mappa di Israele. Abu Mazen ha detto che nella loro generosità i palestinesi hanno accettato di ridursi nel 22 per cento della Palestina originale: ma non dice che questa Palestina (nome che discende dai Filistin, popolazione non aborigena ma mediterranea e che i romani dettero all’area) è uno dei paesi disegnati dalla Società delle Nazioni (come la Siria, o l’Irak) dopo la disfatta dell’Impero turco e che era destinata al popolo ebraico, riconosciuto nei suoi diritti ancestrali. La politica del Mandato inglese la tagliò per darne parte alla Giordania. Abu Mazen parla di una «pulizia etnica» mai avvenuta, semmai è il suo programma che dichiara che il nuovo Stato proibirà la presenza di ebrei. L’invenzione dello Stato razzista e di apartheid è inconcepibile se si guarda all’incredibile miscuglio di colori, culture, etnie, dalla Knesset agli ospedali, alle scuole… La balla poi che sia Israele che impedisce le trattative: Israele dal tempo dei «tre no» arabi di Kartum del ’67 non ha fatto che offrire territori in cambio di pace, cercando, com’è statuito dalla risoluzione 242, anche la sicurezza.Continua a leggere