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Cisgiordania: fermato in tempo palestinese armato

Di Emanuel Baroz | 17 luglio 2009
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Cisgiordania: fermato in tempo palestinese armato

Cisgiordania: fermato in tempo palestinese armato Cisgiordania, 15/07/2009 – Fermato in tempo lunedì sera al posto di blocco di Raas Hamis (Cisgiordania) un palestinese armato di un pugnale da 16 cm. L’arrestato ha rivelato che intendeva compiere un attentato nei quartieri nord di Gerusalemme. (Fonte: Israele.net)Continua a leggere

Sabatino Finzi: una testimonianza finora poco conosciuta

Di Emanuel Baroz | 16 luglio 2009
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Sabatino Finzi: una testimonianza finora poco conosciuta

Io, il bambino numero 1000 nell’ inferno di Buchenwald di Marco Ansaldo «Sono quattro notti che sogno mia madre. Da quando ho saputo di questi documenti». La voce si incrina, un velo di lacrime copre gli occhi. Si commuove, quest’ uomo di 82 anni. L’ unico della famiglia a essere tornato dai Lager. Sono passati 64 anni. E per un attimo bisogna cambiare argomento perché non si accasci nel dolore del ricordo. Tra i mille bambini ebrei stipati in un pugno di baracche – fra cui il futuro premio Nobel, Elie Wiesel – e trovati vivi dagli americani quando entrarono a Buchenwald, c’ era anche un ragazzino italiano. Uno solo. Finito però nel blocco riservato agli adulti. Le carte del suo internamento emergono dal nuovo archivio nazista di Bad Arolsen, in Germania. A reperirle è il professor Kenneth Waltzer, direttore del Dipartimento di studi ebraici alla Michigan State University, autore di un prossimo libro sui bambini detenuti a Buchewald. Repubblica ha cercato se quel piccolo prigioniero fosse ancora in vita, e lo ha infine trovato a Roma. Si chiama Sabatino Finzi. E’ uno dei 17 ebrei romani, dei 1022 rastrellati, tornati dalla deportazione al Ghetto dell’ ottobre 1943. Aveva 16 anni. Nessun altro dei 207 minorenni presi quel giorno tornò più. Con l’ aiuto delle carte Waltzer ricostruisce il percorso. Sabatino arrivò a Birkenau-Auschwitz, dove perse subito la madre Zaira e la sorella Amelia, 12 anni, inviate nelle camere a gas. Lui e il padre vennero spediti a Jawisowice, dove lavorarono nelle cave di lavagna.Continua a leggere

La campagna antisraeliana di Hamas non conosce soste……e non ha neanche idea di cosa sia il senso del ridicolo

Di Emanuel Baroz | 15 luglio 2009
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La campagna antisraeliana di Hamas non conosce soste……e non ha neanche idea di cosa sia il senso del ridicolo

M.O/ Hamas: Israele corrompe giovani con super-afrodisiaci Sarebbe “per uccidere volontà di resistenza dei giovani” Gaza, 15 Luglio 2009 (APCOM) – Chewingum, bevande e pasticche: tutti “afrosidiaci e potenti molto di più delle famose pillole di Viagra” introdotti “in grandi quantità e con prezzi irrisori” dai servizi segreti israeliani nella striscia di Gaza “per uccidere la volontà di resistenza dei giovani palestinesi all’occupazione israeliana”. E’ l’ultima accusa del movimento radicale islamico palestinese, Hamas contro l’eterno nemico israeliano come riporta oggi il quotidiano al Quds al Arabi. Il foglio palestinese edito a Londra, riferisce che le “confessioni dei signori del contrabbando” palestinesi arrestati a seguito della denuncia di alcune famiglie preoccupate per gli “improvvisi e insoliti comportamenti delle loro figlie adolescenti”.Continua a leggere

La prima sentenza per il caso Halimi non dissolve la nebbia antisemita dal cielo di Parigi

Di Emanuel Baroz | 14 luglio 2009
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La prima sentenza per il caso Halimi non dissolve la nebbia antisemita dal cielo di Parigi

La prima sentenza per il caso Halimi non dissolve la nebbia antisemita dal cielo di Parigi di Giulio Meotti Parigi –  Si è chiuso una sera di shabbat il più terribile episodio di antisemitismo francese dalla Seconda guerra mondiale. La corte di Parigi si è riunita venerdì notte, durante la sacra festività ebraica, per pronunciare il verdetto sul caso Ilan Halimi. E’ stato condannato all’ergastolo Youssef Fofana, il capo dei “barbari”, il gruppo di giovani che nel 2006 torturò e uccise un giovane ebreo dopo tre settimane di agonia. L’episodio mise in luce il feroce antisemitismo islamico, serpeggiante nei sobborghi multietnici francesi, sconvolgendo la Francia tanto che la polizia per giorni chiese alla famiglia Halimi di non fare parola a nessuno della vicenda. Ilan fu torturato per tre settimane da una trentina di persone, in un appartamento che un commentatore americano avrebbe soprannominato “un campo di concentramento fatto in casa”. Tutti i vicini potevano sentire le sue urla, ma nessuno denunciò gli aguzzini di Ilan. Il quale è stato poi ritrovato nudo, con ustioni sulla pelle e ferite mortali di arma da taglio su tutto il corpo. La famiglia della vittima non ci sta e chiede l’appello. Troppa indulgenza per alcuni dei ventisei complici. Samir Ait Abdelmalek e Jean-Christophe Soumbou, i due complici più vicini all’omicida Fofana, si sono visti infliggere le pene più dure, quindici e diciotto anni. Per gli altri, a scalare fino a sei mesi. Quello che – ha detto il team legale degli Halimi – è “difficile da comprendere e accettare per la famiglia Halimi, sono le pene che riguardano i carcerieri e l’esca. Quest’ultima, una ragazza che all’epoca dei fatti aveva 17 anni e si fece seguire da Ilan fino ad attirarlo nella cantina che divenne la sua prigione, è stata condannata a nove anni, una pena troppo lieve”.Continua a leggere

Espulsione di Israele dalla Federazione Internazionale dei giornalisti:Boicottare i boicottatori. Nel nome di Daniel Pearl

Di Emanuel Baroz | 13 luglio 2009
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Espulsione di Israele dalla Federazione Internazionale dei giornalisti:Boicottare i boicottatori. Nel nome di Daniel Pearl

«Boicottare i boicottatori. Nel nome di Daniel Pearl» di Pierluigi Battista La Federazione internazionale dei giornalisti ha cacciato Israele dall’organizzazione: all’unanimità (dunque con l’assenso e la complicità del rappre­sentante italiano). La suddetta, dannosa organiz­zazione non dice nulla sui Paesi che non conosco­no la libertà di stampa e invece discrimina l’unica democra­zia del Medio Oriente. La suddetta, dannosa organizzazione ha preso a pretesto una banale questione di quote (lo rac­conta bene Giulio Meotti sul Foglio) per dare sfogo a una forma di antisemitismo che dovrebbe far inorridire i giorna­listi italiani. Tre estati fa, durante la guerra del Libano, il leader della suddetta e dannosa organizzazione tuonò contro Israele per aver bombardato la tv di Hezbollah al Manar. Ma non ha mai protestato (e non risulta che lo abbia fatto il rappresen­tante italiano) quando sull’emittente di Hezbollah si tra­smettono serial come La diaspora in cui un Rothschild dice ai suoi figli: «Dio ha onorato gli ebrei con una missione: dominare il mondo». Scrive Meotti, inoltre, che nei programmi di quella tv ce n’è uno in cui «due ebrei sgozzano un bambino arabo per raccoglierne il sangue da utilizzare per la preparazione del pane azzimo» e un altro in cui «una prostituta malata in un bordello gestito da una tenuta­ria ebrea confida il suo deside­rio di ‘contagiare i non ebrei’». La Federazione internaziona­le dei giornalisti (con l’assenso e la complicità del rappresen­tante italiano) caccia Israele ma non dice una parola sul fat­to che nei media in cui si dà vo­ce all’islamismo più radicale lo Stato di Israele venga abitual­mente definito «ratto marcio». E dove sono sistematicamen­te santificati i bambini che si fanno esplodere per stermina­re gli infedeli e guadagnarsi il Paradiso dei martiri della jihad.Continua a leggere