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Parigi: ergastolo all’omicida di Ilan Halimi

Di Emanuel Baroz | 13 luglio 2009
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Parigi: ergastolo all’omicida di Ilan Halimi

Parigi: concluso il processo contro gli assassini di Ilan Halimi di Anna Foa Nel quasi generale disinteresse della stampa italiana, si è concluso a Parigi il processo contro gli assassini di Ilan Halimi, con l’ergastolo al loro capo e pene decrescenti, fino a sei mesi, per gli altri 26 torturatori. Un verdetto, questo, verso i complici di Fofana, che il mondo ebraico francese contesta indignato come troppo mite. Il Presidente del Consiglio delle istituzioni ebraiche, Richard Prasquier, pone seri dubbi […]Continua a leggere

L’internazionale dei giornalisti caccia Israele

Di Emanuel Baroz | 12 luglio 2009
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L’internazionale dei giornalisti caccia Israele

L’internazionale dei giornalisti caccia Israele Voto unanime, con italiani di Giulio Meotti La Federazione internazionale dei giornalisti, il più grande e antico sindacato della stampa con sede a Bruxelles, ha espulso la branca israeliana affiliata all’organizzazione. Fra i membri del sindacato c’è anche Paolo Serventi Longhi, il segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana. L’espulsione è il culmine di una campagna di discriminazione a cui la Federazione si è votata da anni contro lo Stato d’Israele. Due anni fa il National Union of Journalists, il sindacato della stampa britannica nonché l’ala più consistente della Federazione internazionale di cui esprime anche il presidente, Jim Boumelha, votò per boicottare Israele e tutti i prodotti dello stato ebraico. Sempre tre anni fa, durante la guerra fra Hezbollah e lo Stato ebraico a seguito del rapimento di due soldati israeliani (poi uccisi dai terroristi islamici), il segretario generale della Federazione internazionale, Aiden White, condannò il bombardamento israeliano della tv di Hezbollah al Manar, finanziata da iraniani e siriani, in quanto chiara dimostrazione di come Israele utilizzi la politica della violenza per mettere a tacere i media dissidenti. Manar non è un organo di stampa dissidente, diffonde propaganda antisemita e islamista e nei suoi programmi accusa gli ebrei, tra l’altro, di omicidi rituali con il sangue dei bambini arabi, del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki e di aver tramato con i nazisti organizzando essi stessi la propria persecuzione per accelerare la nascita di Israele. E’ la stessa Manar, durante la guerra a Gaza, a trasmettere il discorso di Himam Sa’id, guida suprema della Fratellanza islamica in Giordania: “Voi, gente di Hebron, voi state combattendo una guerra contro gli ebrei, e lo sapete fare bene. Abbiamo visto come, in un giorno del 1929, avete trucidato gli ebrei di Hebron. Oggi, trucidateli sulla terra di Hebron, uccideteli in Palestina”. Il veterano della stampa israeliana Chaim Shibi, già corrispondente da Washington per il principale quotidiano israeliano, Yedioth Ahronoth, ha così commentato l’espulsione dalla Federazione: “Siamo orgogliosi del giornalismo in Israele, non dipendiamo dal governo. Siamo i più liberi fra i media e gli stessi che la Federazione decide di espellere?”.Continua a leggere

Omicidio Ilan Halimi: si attende la sentenza

Di Emanuel Baroz | 11 luglio 2009
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Omicidio Ilan Halimi: si attende la sentenza

LA SENTENZA IN FRANCIA Il martirio del giovane Ilan. Torturato e ucciso perché ebreo di Henri Bernard Levy Fra qualche giorno, l’ 11 luglio, sarà emanata la sentenza del processo agli assassini di Ilan Halimi. Ricordiamo che Ilan Halimi era un giovane francese rapito il 21 gennaio 2006 nella regione parigina e ritrovato, il 13 febbraio, lungo una ferrovia, torturato, arso vivo, il corpo come una piaga, buttato lì come un cane, agonizzante. Ilan Halimi sarebbe morto poche ore dopo. Ricordiamo che la Francia è il Paese in cui, come Daniel Pearl a Karachi – dico bene come Daniel Pearl, dico bene a Karachi – un uomo può essere rapito sotto gli occhi di un intero quartiere, trasportato da un luogo all’ altro, affamato e nutrito, assassinato lentamente, torturato, passato da un carnefice all’ altro quando uno di questi cede, ancora spostato e questo per 24 giorni. Ricordiamo che i complici di un atto così atroce, il portiere dell’ edificio di Bagneux che prestò il locale della caldaia, la giovane donna pudicamente battezzata l’ esca, l’ addetto alla consegna delle pizze, il carceriere che per le grida di Ilan non riusciva a fumare in pace e quindi lo obbligò a tacere schiacciandogli il mozzicone di sigaretta ancora acceso sulla fronte e gli altri, tutti gli altri, ebbero 24 giorni, dico bene 24 giorni, cioè un’ eternità, per commuoversi di fronte alle sue urla, preoccuparsi del suo corpo in fiamme, tagliuzzato a colpi di cutter, sanguinante; per ravvedersi, infrangere il patto di silenzio che avevano contratto e, con un solo colpo di telefono, porre fine al suo calvario. Ricordiamo che nessuno ebbe questo riflesso elementare di umanità. Ricordiamo che Youssef Fofana, il capo della gang, è un antisemita della più semplice, della più pura, della più stupida e bestiale specie: quella che, non sapendo niente e non volendo sapere niente di niente, non sapendo che il destino ebraico, attraverso il tempo, ha innanzitutto significato e spesso ancora significa, umiliazione, indigenza, miseria, alimenta il luogo comune mostruosamente idiota – ma l’ idiozia, in questo genere di vicende, è una circostanza non attenuante ma aggravante – dell’ ebreo ricco, oggi si dice «che scoppia di soldi» e per questo oggetto di crudeltà fredda, calcolata, che solo la morte poteva fermare.Continua a leggere

Egitto: polizia sequestra tritolo destinato a Gaza

Di Emanuel Baroz | 10 luglio 2009
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Egitto: polizia sequestra tritolo destinato a Gaza

Egitto, polizia sequestra tritolo destinato a Gaza Il Cairo, 10 Luglio 2009 (PEACE REPORTER) – E’ stato individuato ieri dalla polizia egiziana un carico di 700 chili di tritolo pronto ad essere contrabbandato nella Striscia di Gaza. L’esplosivo era stato nascosto in una zona desertica del Sinai a sud della città di Arish. Secondo il quotidiano al-Quds al-Arabì, la polizia egiziana avrebbe ricevuto una soffiata riguardante la presenza del carico di esplosivo, che sarebbe giunto a Gaza attraverso uno dei […]Continua a leggere

Processo per l’omicidio di Ilan Halimi: se questi sono gli avvocati difensori…

Di Emanuel Baroz | 9 luglio 2009
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Processo per l’omicidio di Ilan Halimi: se questi sono gli avvocati difensori…

Il tetro collegio rosso-verde che difende l’assassino di Ilan Halimi di Giulio Meotti Parigi. Si è chiuso il processo a Youssouf Fofana, il capo della “banda dei barbari” (fra esche, complici, carcerieri, torturatori e postini) che nel 2006 ha rapito, violentato e ucciso l’ebreo francese Ilan Halimi, dopo un sequestro di tre settimane a sfondo antisemita. Il suo cadavere venne ritrovato alla periferia di Parigi, straziato e bruciato in tutto il corpo. In attesa del verdetto (il pubblico ministero ha chiesto il massimo della pena per Fofana), si delinea un’alleanza rosso-verde, un “goscismo filoislamico”, a difesa dell’assassino di Halimi. Un avvocato di Fofana è quell’Emmanuel Ludot che aveva coordinato il collegio di difesa del dittatore iracheno Saddam Hussein. Un’altra è Isabelle Coutant-Peyre, moglie e unica persona di assoluta fiducia del terrorista Carlos “lo Sciacallo”, il marxista convertito all’islam che ha guidato il commando palestinese che ammazzò gli atleti israeliani a Monaco, e che prima di Bin Laden è stato il peggiore terrorista al mondo e oggi teorizza l’alleanza fra neocomunisti e fondamentalisti islamici contro gli Stati Uniti, Israele e l’occidente. I due legali di Fofana hanno cercato fin dall’inizio di trasformare il loro assistito in una “vittima del sistema” e della lobby ebraica e “sionista”, in un “capro espiatorio”, nel simbolo di una minoranza oppressa. La signora Peyre si è affrettata a dichiarare alla stampa che il suo assistito è stato vittima di “una campagna di marketing politico e religioso” e che “non è il diavolo, perché se lo fosse, loro (la difesa) sarebbero gli avvocati del diavolo”. Ludot e Peyre, ricusati al termine del processo da Fofana, hanno detto che i genitori di Halimi erano sostenuti da una “certa lobby”. Peyre è stata l’avvocato, ma soprattutto l’amica e la grande sostenitrice, del negazionista Roger Garaudy, il cui processo si tenne in Francia nel 1998. Garaudy era stato accusato di aver violato una legge del 1990 che vietava la negazione di eventi storici designati come crimini contro l’umanità, oltre che di aver incitato all’odio razziale. Accuse che originavano dal suo libro “I miti fondatori della politica israeliana”, in cui Garaudy scrisse: “Non c’è stato alcun pogrom nazista o genocidio durante la Seconda guerra mondiale, gli ebrei hanno inventato l’Olocausto per il loro tornaconto politico ed economico”. Durante il processo Roger Garaudy, che come Carlos era un convertito dalla sinistra all’islam, fu salutato come un eroe in tutto il medio oriente grazie alla “connection” di Peyre, che tentò di fare di Garaudy un martire della libera parola.Continua a leggere