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Il 25 Aprile simbolo di una Liberazione usurpata ormai dagli odiatori di Israele

Di Alex Zarfati | 2 aprile 2015
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Il 25 Aprile simbolo di una Liberazione usurpata ormai dagli odiatori di Israele

Il 25 Aprile simbolo di una Liberazione usurpata ormai dagli odiatori di Israele   Dopo aver piano piano epurato dalla memoria della resistenza tutte le altre formazioni, quella sinistra che detiene ormai il monopolio della Resistenza, caccia dal 25 Aprile anche ex-deportati ed ebrei di Alex Zarfati Oggi l’Associazione Nazionale Ex Deportati con un comunicato prende le distanze dal revisionismo degli organizzatori del corteo che già da tempo cercano di rovesciare il significato di questa festa, cercando di mettere le vittime di ieri sul banco degli imputati. Di questo clima intimidatorio ne fanno le spese gli amici della Brigata Ebraica – formazione inquadrata nell’esercito inglese che diede un significativo contributo ebraico alla liberazione dei territori di Romagna e oltre dal giogo nazi-fascista – e delle associazioni che in questi ultimi anni si erano distinte per incarnarne i valori e portarne in alto i simboli come l’Associazione Romana Amici d’Israele. Per questo l’ARADI, l’ANED e altre sigle – come Progetto Dreyfus – che si propongono obiettivi diversi ma si sono sempre compattate sotto le insegne della Brigata, in questa giornata rinunceranno a sfilare. Una rinuncia che non dev’essere interpretata come un cedimento, o come una sconfitta, perché fino allo scorso anno ebrei e non ebrei sostenitori della Brigata si sono battuti con successo per vedere riconosciuto il proprio spazio non disdegnando anche il confronto duro con chi li voleva cacciare dal corteo. Ma la misura è colma, a quale causa giova prendere spintoni, sputi, offese e aggressioni senza che altre sigle presenti – tutte paladine dei diritti delle minoranze e del pacifismo – muovano un dito? Gli ebrei, i partigiani ebrei, i nostri morti e gli scampati ai lager, i nostri prigionieri politici, gli amici della Brigata Ebraica, gli antifascisti di ogni provenienza, si sono fatti spazio nella storia versando sangue, sudore, lacrime. Non hanno avuto paura dei nazisti figuriamoci se possono temere 10 sigle sgangherate, antidemocratiche e revisioniste che vorrebbero farci credere che chi ieri si alleava con Hitler oggi abbia più diritto di noi di scendere in piazza a manifestare per la libertà.Continua a leggere

Israele: arrestato fiancheggiatore palestinese dell’ISIS

Di Emanuel Baroz | 1 aprile 2015
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Israele: arrestato fiancheggiatore palestinese dell’ISIS

Israele arresta fiancheggiatori ISIS Gerusalemme – La radio israeliana ha riferito che il Servizio di Sicurezza Generale (Gss) ha arrestato all’inizio del mese scorso, un palestinese di Gerusalemme Est, con l’accusa di appartenenza allo Stato islamico. La radio ha annunciato: «Il Servizio di Sicurezza Generale all’inizio di questo mese ha arrestato in cooperazione con la polizia, Khalil Khalil, 25 anni, residente nel quartiere di Tur, Gerusalemme, accusandolo di appartenere allo Stato Islamico». Secondo la radio, Khalil, cittadino israeliano ha ammesso […]Continua a leggere

I palestinesi preparano una mozione contro il calcio israeliano

Di Emanuel Baroz | 31 marzo 2015
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I palestinesi preparano una mozione contro il calcio israeliano

In arrivo una mozione contro il calcio israeliano di Davide Foa Michel Platini, presidente UEFA, ha avvertito il delegato israeliano Avi Luzon riguardo a un prossimo possibile ostacolo per il calcio israeliano. Pare infatti, secondo quanto riporta YnetNews, che Jibril Rajoub, rappresentate palestinese presso l’UEFA, voglia presentare una mozione per chiedere che Israele non partecipi più ad alcun evento sportivo targato UEFA o FIFA (sostanzialmente l’esclusione da tutte le competizioni internazionali). “La questione è seria”, ha detto Platini a Luzon, […]Continua a leggere

La vita nel lusso della leadership palestinese

Di Emanuel Baroz | 30 marzo 2015
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La vita nel lusso della leadership palestinese

La dura vita dei capi palestinesi A Gaza gli affari vanno benone per ristoranti e alberghi di lusso. La stagione estiva si intravede in lontananza, ma non manca il “turismo congressuale” e d’affari. Un sito palestinese ci informa, senza lesinare nei particolari, che il primo ministro dell’ANP Rami Hamdallah si è intrattenuto nel fine settimana presso il famoso Movenpick Al Mashtal Hotel; rinomato cinque stelle di Gaza. Il “capo del governo” di Ramallah era accompagnato con tutto il suo entourage, […]Continua a leggere

La Corte Costituzionale in difesa del presidente antisemita: “Il suo busto non si tocca”

Di Emanuel Baroz | 29 marzo 2015
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La Corte Costituzionale in difesa del presidente antisemita: “Il suo busto non si tocca”

Corte costituzionale: «Il busto del presidente antisemita resta qui» Respinta la richiesta di rimuovere l’opera che ricorda Gaetano Azzariti. Perché? Non si può sapere. Fu a capo del Tribunale della Razza e lavorò alle leggi fasciste, poi venne riabilitato di Gian Antonio Stella Roma – Il busto non si tocca: si sono proprio arroccati, i giudici della Corte costituzionale, in difesa del «loro» Gaetano Azzariti, il fascistissimo presidente del Tribunale della Razza riciclato da Togliatti e poi premiato nel 1957 (tutti smemorati) con la presidenza della Consulta. No, no e no: nessuna revisione. Nonostante spunti fuori una lettera dell’ex vicepresidente della Corte che due anni fa chiedeva già la rimozione del busto. Un atto d’accusa durissimo. Scriveva Paolo Maria Napolitano il 16 novembre 2012 che l’uscita del libro di Barbara Raggi «Baroni di razza» imponeva che la figura di Azzariti fosse rivista. L’analisi di De Felice Per cominciare ricordava il giudizio di Renzo De Felice, il massimo studioso del fascismo, su quel «tribunale» infame voluto dal Duce per concedere a capriccio la patente di quasi ariano o di ebreo che avrebbe poi separato i salvati e i sommersi ad Auschwitz: «Se tutta la legislazione antisemita era immorale e antigiuridica, questa legge lo fu certamente più di ogni altra; essa infatti non si fondava che sull’arbitrio più assoluto…». Più ancora, in quegli «anni tragici e grotteschi», la «Corte» guidata da Azzariti che da oltre un decennio era l’uomo forte del ministero della Giustizia fascista (e le leggi razziali non poteva scriverle certo un maestro elementare come Mussolini) finì per diventare «fonte di immoralità, di corruzione, di favoritismo e di lucro. E ciò mentre il rigore della legge e delle innumerevoli disposizioni ad essa connesse si abbatteva sempre più pesante su quegli ebrei che non volevano o non potevano piegarsi alla sopraffazione e al ricatto» . Insomma, scriveva ai colleghi il giudice Napolitano nella scia di De Felice, a prescindere dal funzionamento del «tribunale» (i cui atti guarda caso sono tutti spariti) Azzariti «presiedette, fino alla caduta del fascismo, una commissione di natura politica, pienamente integrata della logica della persecuzione degli ebrei». E certo il Duce non gliel’avrebbe affidata se lui non fosse appartenuto alla «ristretta cerchia dei più elevati e fidati gerarchi del regime e se non avesse condiviso, almeno nelle linee generali, l’aberrante logica della “difesa della razza”».Continua a leggere