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Roma: volantini neonazisti distribuiti al liceo Tasso
Roma: volantini con simboli neonazi distribuiti al Tasso di Sara Moresco Roma, 5 Aprile 2013 – Questa mattina all’ingresso del liceo Tasso di Roma è stato organizzato un volantinaggio con simboli neonazisti. La notizia è stata confermata dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. “Esponenti di Forza Nuova e Lotta studentesca – afferma la vicepresidente, Elena Improta – hanno distribuito volantini che riproducono il simbolo di Terza Posizione, come la runa di Wolfsangel (fuorilegge dal 1980). Il ritorno di questo simbolo, utilizzato dal […]Continua a leggere
“Ad Auschwitz saresti stata attenta”: l’ignobile frase di una professoressa romana
“Ad Auschwitz saresti stata attenta”: classe in rivolta contro la prof antisemita La frase-shock detta a una studentessa ebrea di un liceo della Capitale. La preside apre un’istruttoria. L’insegnante si giustifica: “Volevo indicare un luogo in cui regnava l’ordine, ma non sono razzista” di Gabriele Isman Roma – Una frase ignobile in un’aula di un liceo della Capitale, una studentessa ebrea attaccata dalla docente, i compagni che compatti prendono le difese dalla ragazza. È successo all’artistico Caravillani in piazza Risorgimento, a pochi passi da San Pietro: era sabato, ora di matematica, poco dopo la ricreazione.La ragazza quel giorno non stava bene per un forte mal di testa: esce dalla classe, va in bagno, rientra al suo banco all’ultima fila, ma il malessere non passa. La docente la nota, e qui parte la rasoiata: “Se fossi stata ad Auschwitz, saresti stata attenta”. La giovane rimane sbigottita e scoppia a piangere, ma i compagni la difendono: “Prof, lei è razzista”. La docente risponde e insiste: “Non sono antisemita, ma nella scuola italiana non c’è più la disciplina di una volta”. Tre studenti, tra cui la ragazza ebrea, minacciano di disertare le lezioni di matematica tenute da quella professoressa. L’episodio accade in un sabato di ottobre: la madre della ragazza va a protestare il lunedì dalla preside, che chiede una protesta scritta alla signora e apre un’istruttoria formale. La docente cerca di spiegarsi, ma aggiunge qualcosa di ancora più grave. “Ho detto quella frase per indicare un posto organizzato”: dopo l’apertura dell’inchiesta interna rischiava 15 giorni di sospensione, ma invece si ammala. La famiglia della giovane intanto si rivolge alla Comunità ebraica romana: a gennaio in un incontro a cui partecipano la ragazza, sua madre, la dirigente scolastica e il presidente della Comunità Riccardo Pacifici, la prof dice di non essere antisemita, ma non cambia la sua posizione: “Ammetto di aver detto quella frase in classe, ma l’ho pronunciata per indicare un posto dove regnava l’ordine”. È una riunione piuttosto tesa, con minacce di portare la questione in tribunale. Alla fine, anche in considerazione di un vecchio incidente di cui la prof porta ancora le conseguenze, si mette in malattia per un mese, in attesa di andare in pensione a settembre per raggiunti limiti d’età. “Sì, la frase c’è stata – conferma Anna Maria Trapani, preside della Caravillani – ma mi pare importante che i ragazzi abbiano solidarizzato con la loro compagna e l’episodio è stato ben assorbito dalla scuola. La professoressa non voleva dire quel che le è uscito fuori dalla bocca e i ragazzi hanno interpretato senza filtri. Non voleva offendere nessuno, e infatti non è stata punita”.Continua a leggere
Egitto: fermata nave iraniana piena di armi
Egitto: fermata nave iraniana piena di armi Il Cairo, 4 Aprile 2013 – La marina egiziana ha sequestrato una nave non meglio identificata, probabilmente mercoledì sera, in acque territoriali egiziane vicino alla costa meridionale della penisola del Sinai. Lo hanno riferito fonti della sicurezza, citate dalla Reuters. Secondo l’agenzia turca Anatolia, si tratterebbe di una nave iraniana chiamata “Sawit-1”. Secondo il giornale egiziano Almasri Alyoum, la nave batteva bandiera del Togo. Stando ai mass-media arabi, la nave trasportava 62.283 armi […]Continua a leggere
Da Gaza continuano a lanciare razzi contro Israele, ma per i nostri mass media la notizia c’è solo quando Israele risponde. E la chiamano informazione…
Da Gaza continuano a lanciare razzi contro Israele, ma per i nostri mass media la notizia c’è solo quando Israele risponde. E la chiamano informazione… Gerusalemme, 3 Aprile 2013 – Siamo alle solite: i cittadini israeliani si sono svegliati questa mattina al suono delle sirene dell’allarme anti missile a causa dei razzi lanciati da terroristi palestinesi, all’ora in cui i bambini israeliani di Sderot e Sha’ar HaNegev tornavano a scuole ed asili dopo le vacanze di Pasqua.Già nella giornata di […]Continua a leggere
Hamas nomina il nuovo capo nel mezzo di una “guerra” contro l’Egitto
Hamas nomina il nuovo capo nel mezzo di una “guerra” contro l’Egitto di Daniele Raineri Ieri il gruppo palestinese Hamas ha scelto il suo nuovo “capo politico” con elezioni interne segrete al Cairo. Al momento in cui questo giornale va in stampa non c’è ancora la certezza, ma secondo numerose indiscrezioni l’incarico al vertice dell’organizzazione è di nuovo andato a Khaled Meshaal. Le elezioni per il vertice del gruppo palestinese avrebbero dovuto essere nell’aprile 2012, ma sono rimaste in uno strano stato di sospensione per un anno. Dopo essere scappato da Damasco nel gennaio 2012 – perché in rotta con gli ormai ex protettori dentro il governo siriano – Meshaal era considerato politicamente morto: aveva anche già annunciato che il suo compito era finito e che non si sarebbe più ripresentato per il posto di leader. Il favorito era il suo sfidante, il capo del governo nella Striscia, Ismail Haniyeh, che può ricevere capi di governo in pompa magna a Gaza City. Poi la guerra contro Israele nel novembre 2012 ha sparigliato la situazione, Meshaal da fuori Gaza ha negoziato a nome del gruppo, ha riacquistato importanza e ha fatto base in Qatar, il piccolo regno del Golfo ormai saldamente al centro della diplomazia regionale e anche oltre – due giorni fa pure il presidente afghano Hamid Karzai ha chiesto aiuto a Doha per negoziare la pace con i talebani. La vittoria di Meshaal, se sarà riconfermato, è la vittoria di Qatar, Egitto e Turchia, gli stati sponsor del gruppo palestinese che si contrappongono all’altro grande sponsor, l’Iran, che invece appoggia Haniyeh. I due leader fanno parte di una delegazione del gruppo palestinese che è al Cairo da sabato, non solo per la fase finale delle “elezioni”, ma anche per una serie di incontri cruciali con i servizi segreti egiziani e con l’Ufficio del consiglio dei Fratelli musulmani, che è l’organo politico centrale del movimento islamista che governa l’Egitto – con la mediazione di un partito-facciata. Il gruppo palestinese negli ultimi mesi è stato messo sotto pressione, soprattutto da parte del governo del Cairo. Se credeva di trovare una sponda in Mohammed Morsi, il presidente e Fratello musulmano, si è dovuto ricredere. Hussein Ibish, su Newsweek, parla di “desengaño” di Hamas nei confronti dell’Egitto: è una parola spagnola che indica un misto di delusione, disperazione e disillusione, dovuti al fatto che quasi nulla sembra cambiato rispetto ai tempi di Hosni Mubarak. Il valico di Rafah è ancora chiuso e i palestinesi hanno bisogno di un permesso speciale per varcarlo. L’esercito egiziano ha preso di mira i tunnel del contrabbando – essenziali per l’economia della Striscia – e li sta rendendo inservibili, pompando dentro acqua di fogna: ne ha già chiusi più di settanta con effetti disastrosi sulle tasche dell’establishment di Gaza, in larga parte connesso a Hamas.Continua a leggere
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