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Freedom Flotilla: quella farsa dei pacifinti costruita sull’odio antisraeliano

Di Emanuel Baroz | 21 ottobre 2012
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Freedom Flotilla: quella farsa dei pacifinti costruita sull’odio antisraeliano

La farsa «pacifista» Anti-Israele di Gian Micalessin L’allegra vacanza dei 30 marinaretti di Gaza Flotilla è finita. E purtroppo per loro neppure l’intervento della marina israeliana, intervenuta ieri per sbarrargli la rotta verso Gaza, riuscirà ad elevarla al rango di missione. Tanto meno di missione utile. O pericolosa. Certo loro ci provano. Quando la marina israeliana circonda il veliero finlandese Estelle con a bordo i 30 arditi, uno dei quali italiano, il quartier generale di Freedom Flotilla lancia un allarme concitato. «Estelle è sotto attacco», annuncia Flotilla Italia sottolineando di aver «perso i contatti con le persone a bordo» dopo l’incursione di «sei navi della marina di Israele». Anche Hamas dà immediatamente fiato alle trombe della propaganda accusando Israele di pirateria. Ma in breve la tragedia ridiventa commedia. La Estelle, fermata come da diritto marittimo all’interno delle acque territoriali israeliane, accetta – dopo un breve negoziato – di attraccare al porto di Ashdod. Lì il suo carico verrà controllato e fatto eventualmente proseguire via terra verso Gaza. Veliero e marinaretti se ne torneranno ai Paesi d’origine. Al di là della conclusione la parte più significativa di questa crociera mascherata da operazione umanitaria resta la sua assoluta inutilità. Il blocco di Gaza di fatto non esiste più. È stato cancellato dall’elezione del presidente Morsi e dal successivo licenziamento della giunta militare egiziana. Quei due avvenimenti hanno segnato la fine di ogni controllo ufficiale sulle merci al valico di Rafah. Anche se i valorosi militanti di Gaza Flotilla si guardano bene dal ricordarlo, Hamas resta infatti la filiazione palestinese dei Fratelli Musulmani egiziani. Da quando Morsi è al potere Gaza è dunque una dependance dei Fratelli Musulmani egiziani e dei loro grandi protettori internazionali. Tra questi il più importante e danaroso è lo sceicco del Qatar.Continua a leggere

Per Hamas l’insegnamento della Shoah a scuola “è un crimine”

Di Emanuel Baroz | 18 ottobre 2012
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Per Hamas l’insegnamento della Shoah a scuola “è un crimine”

Chissà cosa ne pensano i pacifinti della Freedom Flotilla di tutto questo….ma considerando ciò che ha affermato la donna che è a capo del movimento Free Gaza non mi stupirebbe fossero d’accordo con le tesi negazioniste dei terroristi palestinesi! Hamas a Onu, insegnare Shoah e’ crimine Gaza, 18 Ottobre 2012 – (ANSA) – ”E’ un crimine” l’insegnamento storico dell’Olocausto nelle scuole di Gaza dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi: lo afferma l’Ufficio di Hamas per le questioni […]Continua a leggere

Gaza: «Niente palloni e barche a vela. Portateci batterie»

Di Emanuel Baroz | 17 ottobre 2012
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Gaza: «Niente palloni e barche a vela. Portateci batterie»

Gaza: «Niente palloni e barche a vela. Portateci batterie» L’imbarcazione Estelle, ripartita da Napoli e diretta verso le coste di Gaza (e dopo esser passata da Napoli ed aver ricevuto la “benedizione” del sindaco della città partenopea, Luigi De Magistris), rischia di prendere un granchio. I pacifinti partiti dalla Scandinavia – una quindicina in tutto – hanno raccolto quel che potevano per tentare di violare il blocco marittimo israeliano al largo delle coste di Gaza, istituito per prevenire l’acquisizione di armi e munizioni da parte di Hamas, che controlla la Striscia dal 2006/2007. Struggente l’appello di qualche giorno fa: «servono vele, mascherine con respiratori, canotti e altro materiali velico». Invito prontamente raccolto: Estelle consegnerà palloni e barche a vela ai gazani. Una volta messa da parte la retorica della “emergenza umanitaria”, a cui non crede più nessuno, le organizzazioni cosiddette “pacifiste” si preoccupano di riempire il tempo libero dei palestinesi che popolano la Striscia. Peccato che si disinteressino completamente dei milioni di siriani sotto la quotidiana minaccia del regime di Assad, e che non abbiano parole per le migliaia di palestinesi massacrati dal macellaio di Damasco. Ma questo è un altro discorso. Il discorso di oggi è il grande successo dell’iPhone5. Le vendite a Gaza stanno decollando, malgrado prezzi davvero proibitivi: 4500 shekel israeliani per la versione da 16Gb e 5700 NIS per la versione da 64Gb. In dollari, sono rispettivamente 1170 e 1480 dollari: non poco, per un’area ritenuta povera, ma dove al contrario si stanno moltiplicando i milionari.Continua a leggere

Libano: cassiere Hezbollah sparito nel nulla

Di Emanuel Baroz | 17 ottobre 2012
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Libano: cassiere Hezbollah sparito nel nulla

Libano: cassiere Hezbollah sparito nel nulla Il partito armato libanese accusa Israele di avergli concesso asilo di Francesco Battistini GERUSALEMME —Dal partito di Dio al partito del dio dollaro. Che fine ha fatto l’ingegnere elettronico Hussein Fahs? E dove sono finiti i 5 milioni e i documenti segreti degli Hezbollah che s’è fregato? Il giallo è il colore degli sciiti libanesi e d’una storia che da qualche settimana li scuote come una bandiera: la misteriosa scomparsa di Fahs, 29 anni, una rapida carriera nel movimento islamico fino alla gestione delle telecomunicazioni e dei finanziamenti dall’Iran, un’altrettanta veloce ricchezza che prima gli è costata qualche anonima denuncia, poi uno strano arresto in settembre assieme a quattro complici, infine l’etichetta di «spione fuggito in Israele». La versione ufficiosa degli Hezbollah, anche se sui loro siti non compare una riga sulla vicenda, è la seguente: pochi giorni fa, appena s’è diffusa la notizia che da Teheran era atterrata una commissione per indagare sui dollari rubati agli ayatollah, Fahs è riuscito ad attraversare il confine con Israele, portandosi il bottino e le mappe di postazioni missilistiche da barattare in cambio d’asilo. La notizia dei venti investigatori iraniani, in verità, risale ad almeno un mese fa l’ingegnere, allora definito una specie di direttore generale delle Finanze Hezbollah, era stato bloccato all’aeroporto di Beirut mentre tentava di filarsela per una destinazione sconosciuta. «La versione non convince — dice Eli Karmon, esperto israeliano d’antiterrorismo — come ha potuto Fahs, un mese dopo, dribblare gli iraniani? È possibile invece che sia stato eliminato, nonostante il suo alto “profilo rivoluzionario” e i legami con la dirigenza Hezbollah, per evitare scomodi processi pubblici. Se è scappato, escluderei Israele: oggi gli è più facile andare in Arabia o in Qatar, nemici dell’Iran, e con meno rischi».Continua a leggere

Roma, 16 Ottobre 1943: la codardia di tanti dietro a quell’orrore

Di Emanuel Baroz | 16 ottobre 2012
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Roma, 16 Ottobre 1943: la codardia di tanti dietro a quell’orrore

Il rastrellamento del 16 ottobre, la codardia dietro a tanto orrore Come ricordare, a 69 anni di distanza, la deportazione di oltre mille romani. La Provincia consegnerà i documenti ritrovati sugli oltre 350 bambini ebrei romani deportati di Paolo Fallai Roma – Non ci sarà quest’anno Shlomo Venezia e sono ormai dodici anni da quando ha chiuso gli occhi Settimia Spizzichino, l’unica donna sopravvissuta al rastrellamento dei nazisti al Ghetto di Roma: il 16 ottobre 1943, una delle pagine più vergognose nella storia della nostra città, perde i testimoni, ma non smette di sanguinare. È una ferita che va oltre l’orrore per gli oltre mille deportati nei campi di concentramento: solo 16 tornarono a casa. E tra loro neanche uno dei duecento bambini strappati al loro futuro. Quel sabato «nero» ha superato il senso umano del limite fin nelle premesse: il ricatto di Kappler che costrinse le famiglie ebree a raccogliere 50 chili d’oro con la promessa di una salvezza che non fu mai nemmeno una ipotesi. La collaborazione infame dei fascisti romani alla deportazione. Le ignobili delazioni, per cinquemila lire, che portarono i carnefici ad allungare la lista dei condannati. Il silenzio e la viltà di tutti quelli che rimasero a guardare, sapendo fin troppo bene cosa stava succedendo. Come ha scritto su queste colonne Mario Marazziti «l’ampiezza e la scientificità della deportazione degli ebrei romani, come nel resto d’ Italia, non sarebbe stata possibile senza il censimento nazionale degli ebrei disposto dal fascismo nel 1938 e senza le leggi razziali».Continua a leggere