“Accuse influenze Qatar spazzano via illusione neutralita’ Corte Penale Internazionale”

Le accuse di un’influenza del Qatar sul procuratore della Corte penale internazionale “sollevano serie preoccupazioni sull’imparzialità e l’equità del sistema legale globale”. È quanto sostiene un editoriale del The Jerusalem Post, che commenta le rivelazioni del The Wall Street Journal su un presunto tentativo di Doha di “prendersi cura” del procuratore capo Karim Khan.
Secondo il quotidiano israeliano, l’ipotesi di un ‘do ut des’ per favorire mandati di arresto contro il premier Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant rappresenta “un attacco diretto all’integrità del sistema legale globale” e “spazza via ogni residua illusione di neutralità del diritto internazionale”. Il Wsj cita una testimonianza e alcune registrazioni secondo cui il governo del Qatar avrebbe promesso sostegno a Khan nel caso in cui avesse portato avanti l’azione legale contro la leadership israeliana. L’episodio spiegherebbe così le iniziali esitazioni del procuratore (il Wsj lo descrive come “terrorizzato”) sulla richiesta di mandati di arresto, poi effettivamente avanzata. Le accuse sono state respinte sia dal team legale di Khan sia dalle autorità qatariote.
Sullo sfondo pesa anche la posizione personale del procuratore, che a maggio 2025 si è temporaneamente dimesso a seguito di accuse di condotta sessuale non consensuale con una collaboratrice: un’inchiesta delle Nazioni Unite ha rilevato una “base fattuale” per alcune segnalazioni, pur senza raggiungere la soglia penale secondo un panel interno della Corte. Il Jerusalem Post sostiene che “non si tratta di una disputa legale, ma di un’operazione d’intelligence mascherata da ricerca di giustizia”, accusando la comunità internazionale di aver consentito a lungo a Qatar e Corte di operare “sotto uno scudo di presunta oggettività”.
I mandati emessi nel novembre 2024 vengono definiti “un minimo storico senza precedenti nella storia della Corte”, perché avrebbero “criminalizzato l’atto di sopravvivenza nazionale” di Israele. Le accuse, si legge, deriverebbero da “una narrazione costruita da attori ostili e poi avallata da un procuratore che sarebbe stato ‘avvolto dalle braccia’ dello Stato qatariota”. Secondo il quotidiano, la vicenda evidenzia “una crisi di legittimità” della Corte, aggravata anche dai procedimenti disciplinari nei confronti di Khan. Il presunto intervento di Doha viene descritto come “un tentativo predatorio di sfruttare un funzionario vulnerabile per fini politici”, mentre la Corte rischierebbe di trasformarsi “in uno strumento di guerra legale nelle mani di Stati che ospitano terroristi”.
“Il mondo deve scegliere se vuole un sistema di diritto internazionale funzionante o uno che diventi un’arma per chi finanzia il terrorismo – il monito conclusivo dell’editoriale, secondo cui la campagna legale contro Israele – non è una reazione spontanea, ma una strategia premeditata e ben finanziata”.
Commentando ieri la notizia, Netanyahu ha attaccato duramente la Corte definendola “un’istituzione corrotta e moralmente fallita” che “dovrebbe essere chiusa”. Il premier ha accusato su X la Cpi di essere una “piattaforma di guerra legale utilizzata da regimi canaglia”, sostenendo che il procedimento contro Israele per la guerra contro Hamas fosse “privo di qualsiasi fondamento fin dall’inizio”. “Era chiaro fin dal primo giorno che le accuse assurde contro lo Stato di Israele non avevano alcun merito”, ha scritto, aggiungendo che Israele ha combattuto “una guerra giusta con mezzi giusti contro un’organizzazione terroristica”.
(Fonte: Sky tg24, 29 Aprile 2026)