1967: così parlava Pier Paolo Pasolini
Compagni, perché non capite?
• da Il Riformista del 7 maggio 2008, pag. 1
di Pier Paolo Pasolini
Sul numero di aprile 1967 di Nuovi argomenti Pier Paolo Pasolini pubblica le poesie su Israele che non aveva inserito nella raccolta di tre anni prima e una nota molto polemica nei confronti della sinistra che aveva prese una netta posizione contro Israele. E’ un testo da rileggere.
Giuro sul Corano che io amo gli arabi quasi come mia madre. Sono in trattative per comprare una casa in Marocco e andarmene là. Nessuno dei miei amici comunisti lo farebbe, per un vecchio, ormai tradizionale e mai ammesso odio contro i sottoproletariati e le popolazioni povere. Inoltre forse tutti i letterati italiani possono essere accusati di scarso interesse intellettuale per il Terzo Mondo: non io. Infine, in questi versi, scritti nel ‘63, come è fin troppo facile vedere, sono concentrati tutti i motivi di critica a Israele di cui è ora piena la stampa comunista.
Ho vissuto dunque, nel ‘63, la situazione ebraica e quella giordana di qua e di là del confine. Nel Lago di Tiberiade e sulle rive del Mar Morto ho passato ore simili soltanto a quelle del ‘43, ‘44: ho capito, per mimesi, cos’è il terrore dell’essere massacrati in massa. Così da dover ricacciare le lacrime in fondo al mio cuore troppo tenero alla vista di tanta gioventù, il cui destino appariva essere appunto solo il genocidio. Ma ho capito anche, dopo qualche giorno ch’ero là, che gli israeliani non si erano affatto arresi a tale destino. (E così, oltre ai miei vecchi versi, chiamo ora a testimone anche Carlo Levi, a cui la notte seguente l’inizio delle ostilità, ho detto che non c’era da temere per Israele, e che gli israeliani entro quindici-venti giorni sarebbero stati al Cairo). È dunque da un misto di pietà e di disapprovazione, di identificazione e di dubbio, che sono nati quei versi del mio diario israeliana. Ora, in questi giorni, leggendo l’Unità ho provato lo stesso dolore che si prova leggendo il più bugiardo giornale borghese. Possibile che i comunisti abbiano potuto fare una scelta così netta? Non era questa finalmente, l’occasione giusta per loro di «scegliere con dubbio» che è la sola umana di tutte le scelte? Il lettore dell’Unità non ne sarebbe cresciuto? Non avrebbe finalmente pensato – ed è il minimo che potesse fare che nulla al mondo si può dividere in due? E che egli stesso è chiamato a decidere sulla propria opinione? E perché invece l’Unità ha condotto una vera e propria campagna per «creare» un’opinione? Forse perché Israele è uno Stato nato male? Ma quale Stato, ora libero e sovrano, non è nato male? E chi di noi, inoltre, potrebbe garantire agli Ebrei che in Occidente non ci sarà più alcun Hitler o che in America non ci saranno nuovi campi di concentramento per drogati, omosessuali e ebrei? O che gli ebrei potranno continuare a vivere in pace nei paesi arabi? Forse possono garantire questo il direttore dell’Unità, o Antonello Trombadori o qualsiasi altro intellettuale comunista? E non è logico che, chi non può garantire questo, accetti, almeno in cuor suo, l’esperimento dello Stato d’Israele, riconoscendone a sovranità e la libere!? E che aiuto si dà al mondo arabo fingendo di ignorare la sua volontà di distruggere Israele? Cioè fingendo di ignorare la sua realtà? Non sanno tutti che la realtà del mondo arabo, come la realtà della gran parte dei paesi in via di sviluppo – compresa in patte l’Italia – ha classi dirigenti, polizie, magistrature, indegne? E non sanno tutti che, come bisogna distinguere la nazione israeliana dalla stupidità del sionismo, così bisogna distinguere i popoli arabi dall’irresponsabilità del loro fanatico nazionalismo? L’unico modo per essere veramente amici dei popoli arabi in questo momento, non è forse aiutarli a capire la politica folle di Nasser, che non dico la storia, ma il più elementare senso comune, ha già giudicato e condannato? O quella dei comunisti è una sete insaziabile di autolesionismo? Un bisogno invincibile di perdersi, imboccando sempre la strada più ovvia e più disperata? Così che il vuoto che divide gli intellettuali marxisti dal partito comunista debba farsi sempre più incolmabile?»
da Nuovi Argomenti numero 6, aprile-giugno 1967
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Scritto da admin






Oggi sono stata per la prima volta sul vostro sito, che non conoscevo. Sono da giorni in rete alla disperata ricerca di un po’ di verità in questa ridda di grossolana manipolazione semantica operata da buona parte dei media italiani. I professionisti dell’informazione hanno la maggiore responsabilità poiché nelle democrazie l’opinione pubblica dovrebbe basarsi sulla realtà e non sul pregiudizio. Vorrei ringraziarvi perché non avevo letto il Riformista e quindi ignoravo che 41 anni fa, dico 41, Pier Paolo Pasolini avesse già compreso quello che la sinistra italiana, a parte poche eccezioni, ancora non capisce o finge di non capire. Sono con Israele e sono di sinistra, a me non pare affatto una contraddizione. Grazie, buon lavoro a tutti voi.
“E non sanno tutti che, come bisogna distinguere la nazione israeliana dalla stupidità del sionismo, così bisogna distinguere i popoli arabi dall’irresponsabilità del loro fanatico nazionalismo?”
Ecco, io sono di sinistra e sto con i palestinesi. Dove sta la contraddizione???
Pasolini non ha parlato solo in quel caso di Israele, e altrove non fu altrettanto filoisraeliano (o meglio, antiarabo, visto che parla di stupidità del sionismo):
http://www.pasolini.net/saggistica_PPPIsraelePalestina.htm
Conosciamo il punto di vista di Pier Paolo Pasolini ma abbiamo ritenuto opportuno pubblicare questa sua riflessione che a suo tempo andò contro il pensiero stereotipato di una certa parte della politica italiana…
Ecco, io sono di sinistra e sto con gli israeliani.Dove stà la contraddizione???