Le cinque bugie su Israele
Le cinque bugie su Israele
Come si stravolge la storia per demonizzare l’unica democrazia in Medioriente.
Un articolo di Emanuele Ottolenghi pubblicato dal quotidiano LIBERAL :
Il pregiudizio antisemita si è nutrito per secoli di menzogne che nella letteratura e nella credenza popolare erano considerate verità inappellabili. La propaganda antisraeliana si nutre similmente di bugie che, stravolgendo la storia e insinuando nefandezze, mirano a delegittimare e demonizzare Israele come un tempo si demonizzavano gli ebrei. Delle tante bugie dette e ridette fino a renderle incontestabili assiomi, se ne riportano di seguito cinque, con la necessaria rettifica storica a buon uso del lettore.
1) Il sionismo è un movimento razzista.
Il sionismo è il movimento di liberazione nazionale del popolo ebraico, e come tutti i movimenti di liberazione nazionale, è stato storicamente caratterizzato da una grande diversità di opinioni sulle modalità, i tempi e persino il luogo d’attuazione del suo programma, oltre che sulla natura e il carattere della futura società e Stato che aspirava a creare. Col tempo, la maggioranza dei sionisti sostenne il ritorno del popolo ebraico nell’antica terra d’Israele come la rivendicazione essenziale del movimento, ma fino al 1903 esistevano tra i sionisti anche coloro che sostenevano la necessità di creare uno Stato ebraico ovunque si rendesse disponibile un territorio e tra i luoghi considerati c’erano l’Africa Orientale (la cosiddetta Opzione Uganda), un’area costiera del Sinai nell’odierno Egitto, una provincia argentina e persino un territorio nel Nord-Est dell’Australia. La terra d’Israele prevalse per il profondo legame storico ed emotivo con il popolo ebraico. Ma in nessun caso il sionismo postulò che l’affermazione del proprio progetto nazionale dovesse avvenire a spese dei diritti degli arabi che vivevano in Palestina, proclamando invece la necessità di trovare una soluzione pacifica e forme di convivenza tra ebrei e arabi. Fino all’ultimo, la leadership sionista cercò un compromesso con la controparte araba, ma senza successo, e a ogni occasione furono i sionisti, piuttosto che gli arabi, ad accettare le soluzioni di compromesso territoriale e politico ripetutamente proposte dalla comunità internazionale: la spartizione della Palestina in due stati fu proposta dalla Commissione Peel nel 1937 e I dall’Onu nel 1947, ma fu rifiutata dagli arabi (i sionisti accettarono entrambe le proposte), mentre l’idea di uno Stato binazionale fu proposta da due movimenti sionisti negli Anni Trenta e respinta dalla leadership araba.
2) La Palestina, come suggerisce il nome, è la terra dei palestinesi, che gli ebrei hanno usurpato.
In realtà il termine Palestina si riferiva, nell’antichità, solo a una stretta striscia litoranea di territorio che corrisponde circa con l’attuale Striscia di Gaza e che era così chiamata perchè abitata un tempo dai Filistei. Il nome del territorio su cui oggi sorge lo stato d’Israele e parte dei territori era la Giudea – tant’è vero che nelle monete commemorative della vittoria di Tito e Vespasiano sui rivoltosi ebrei nel 70 dC si legge “Iudaea capta est”. Il termine Palestina segue l’occupazione romana e il tentativo di estirpare ogni focolaio di rivolta ebraico dopo la distruzione del Secondo Tempio, ma non assume mai un carattere politico fino alla creazione del mandato britannico sulla Palestina nel 1922, Mandato che ha come obbiettivo l’attuazione della Dichiarazione Balfour, ovvero la promessa del governo inglese di creare un territorio autonomo per gli ebrei. I confini attuali della terra contesa sono stati tracciati tra il 1918 e il 1922 e non riflettono una precedente realtà politica. In quanto ai palestinesi, non è mai esistito uno Stato, o un regno, o una provincia, o un califfato palestinese. Dalla conquista romana il territorio è passato ai bizantini, agli arabi, ai crociati, ai mammalucchi, ai turchi e agli inglesi. I confini sono cambiati mille volte e non esisteva, all’arrivo dei primi sionisti nella seconda metà dell’Ottocento, un’identità nazionale o una rivendicazione nazionale palestinese.
3) Il controllo israeliano di Gerusalemme minaccia la libertà religiosa e l’accesso ai luoghi sacri.
Pur costituendo la maggioranza dei residenti, gli ebrei – e gli israeliani dal 1948 al 1967 – non hanno avuto la sovranità dei luoghi santi fino al 1967, quando Israele conquistò la Città Vecchia di Gerusalemme, oltre che i luoghi santi cristiani e mussulmani in Cisgiordania. Solo a partire dal 1967 l’accesso pieno ai luoghi santi avviene in piena libertà e con la tutela dell’autonomia religiosa delle varie comunità, mentre prima del 1967, durante tutta la dominazione musulmana, importanti restrizioni avvenivano nei confronti dei non musulmani e per quasi vent’anni gli ebrei non ebbero alcun accesso a due delle quattro città sante dell’ebraismo.
4) Se Israele ponesse fine all’occupazione dei territori palestinesi ci sarebbe la pace in Medio Oriente.
Sarebbe bello fosse così semplice! Ma a parte il fatto che i problemi del Medio Oriente sono molteplici e nella maggior parte dei casi non hanno nulla a che fare con il conflitto israelo-palestinese: si pensi al genocidio in Darfur, all’oppressione di donne e omosessuali in Arabia Saudita, alla persecuzione contro i cristiani da parte del fondamentalismo islamico, al conflitto tra sciiti e sunniti, alle tensioni tra Iran e mondo arabo sunnita, alla povertà endemica della regione nonostante le ricchezze energetiche, al diniego di diritti nazionali da parte araba per curdi e berberi, e alla mancanza di libertà religiosa in tutta la regione salvo Israele. Il problema è il rifiuto dell’esistenza d’Israele da parte di una significativa parte del mondo arabo e dei palestinesi. In fondo, i territori oggetto del contendere Israele li ha conquistati nel 1967, ma dal 1948 al 1967 erano sotto dominio arabo eppure i palestinesi non li rivendicavano per loro e i regnanti arabi non si sognavano neanche di farne uno Stato per i palestinesi. Israele ha dimostrato più volte di volere la pace e di essere pronto a rinunce, sacrifici e compromessi. Non altrettanto si può dire da parte palestinese: se Hamas oggi rappresenta veramente la maggioranza dei palestinesi, con la sua retorica antisemita, la sua alleanza con l’Iran e il suo ricorso a terrorismo contro civili dentro Israele, dimostra come non si tratta solo di una disputa territoriale ma di un conflitto esistenziale.
5) L’unica soluzione al conflitto israelo-palestinese è la creazione di uno stato binazionale dove i due popoli condividono la stessa terra.
Ci sono quattro motivi per cui questo modello politico è un’utopia. Primo, perché le due nazioni difficilmente accetterebbero di vivere insieme in armonia condividendo potere e interessi. Costringere i due contendenti a una convivenza così difficile porterebbe a nuovi conflitti – si guardi alla ex-Yugoslavia – specie se si pensa al secondo motivo: le grandi differenze socioeconomiche e culturali. Gli israeliani guardano a occidente, sono integrati nell’economia occidentale e nella globalizzazione; sono una società laica e moderna, dinamica ed economicamente avanzata; dove le donne sono emancipate e la libertà sessuale, la mobilità sociale e la meritocrazia hanno preso piede fermamente; i palestinesi per contro sono ancora una società religiosa e tradizionale che vive principalmente di agricoltura e di manifattura, dove la cultura e i valori sociali sono tradizionali e tradizionalisti, e difficilmente tollererebbero le influenze del settore ebraico; mentre le strutture familiari e tribali sono ancora dominanti rispetto al merito e alla mobilità fondata sulle risorse economiche del singolo. Insomma, difficilmente le due società andrebbero d’accordo, e queste differenze portano al terzo motivo per cui lo stato binazionale è una cattiva idea: l’orientamento politico e culturale palestinese spingerebbe un futuro Stato in comune verso alleanze con il mondo arabo, in pieno contrasto con gli interessi del settore ebraico che sarebbero orientati verso l’America, l’Europa, l’India e l’estremo oriente. Ma la ragione che più di ogni altra rende l’idea improbabile è che uno Stato binazionale sarebbe antidemocratico perché la stragrande maggioranza di israeliani e palestinesi vuole – com’era vero settant’anni fa – uno Stato nazionale. Imporre una soluzione diversa violerebbe il diritto d’autodeterminazione dei popoli.
(Fonte: Liberal, 22 Maggio 2008 )
8 Commenti
Scritto da admin





Buongiorno,
sono un po’ confuso: di seguito elenco alcune frasi celebri di David Ben Gurion. Le ho trovate in giro, e ammesso che siano vere, e’ possibile sapere in quale contesto sono state pronunciate?
“Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti.”
“Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba”.
“Ci sono stati l’anti-semitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz, ma loro in questo cosa c’entravano? Essi vedono una sola cosa: siamo venuti e abbiamo rubato il loro paese. Perché dovrebbero accettarlo?”
“I villaggi ebraici sono stati costruiti al posto dei villaggi arabi. Voi non li conoscete neanche i nomi di questi villaggi arabi, e io non vi biasimo perché i libri di geografia non esistono più. Non soltanto non esistono i libri, ma neanche i villaggi arabi non ci sono più. Nahlal è sorto al posto di Mahlul, il kibbutz di Gvat al posto di Jibta; il kibbutz Sarid al posto di Huneifis; e Kefar Yehushua al posto di Tal al-Shuman. Non c’è un solo posto costruito in questo paese che non avesse prima una popolazione araba.”
“Tra di noi non possiamo ignorare la verità … politicamente noi siamo gli aggressori e loro si difendono … Il paese è loro, perché essi lo abitavano, dato che noi siamo voluti venire e stabilirci qui, e dal loro punto di vista li vogliamo cacciare dal loro paese.”
“Se avessi saputo che era possibile salvare tutti i bambini della Germania trasportandoli in Inghilterra, e soltanto la metà trasferendoli nella terra d’Israele, avrei scelto la seconda soluzione, a noi non interessa soltanto il numero di questi bambini ma il calcolo storico del popolo d’Israele”.
Grazie
Caro Andrea,
estrapolando le frasi dal contesto si può dire tutto e il contrario di tutto…la realtà è che in molti dei luoghi dove oggi sorgono le città israeliane non c’era NIENTE, se non sabbia del deserto….
Un’altra bugia su Israele?
Ecco quanto ho letto ed aspetto smentite:
Ufficialmente non esiste. Non è indicato dalle cartine, non compare nelle foto aeree e le strade per raggiungerla sono state deviate. _L’unica notizia è che il carcere di massima sicurezza 1391 si trova al centro di Israele. _Esiste da vent’anni, ma è stato scoperto solo sei anni fa, quando un giornalista del più autorevole giornale israeliano Haaretz ne ha dato notizia. Persino l’ex Ministro di Giustizia, David Libai, ha dichiarato di esserne all’oscuro e come lui anche molti uomini politici sono rimasti sorpresi. _Eppure esiste. Lo sanno bene i pochi prigionieri che ne sono usciti vivi. _Chiunque entri nel 1391 rischia di scomparire per sempre. Torture, pestaggi, minacce di violenze sessuali e interrogatori disumani sono all’ordine del giorno. _I detenuti vivono in celle senza finestre, con il soffitto dipinto di nero e con la luce artificiale di una lampadina. L’impianto di aria condizionata mantiene la temperatura molto bassa e rumori continui non permettono di dormire. Spesso, inoltre, i carcerieri entrano di notte nelle celle e gettano prigionieri secchi di acqua gelida. __Le stanze sono grandi 2,5×2,5 metri, mentre quelle di isolamento sono 1,5×1,5 metri; solo ai personaggi più “illustri” è concessa una cella di 2,5 per 4 metri. _I servizi igienici rasentano lo zero, con un buco nel pavimento come gabinetto e con l’acqua che sgorga da una fessura della parete. _I prigionieri non possono ricevere visite, hanno diritto ad un’ora al giorno all’aria aperta e trascorrono il resto della giornata in isolamento. Al momento della consegna dei pasti, i reclusi devono mettersi un sacco in testa e alzare le mani e solo dopo che il militare è uscito dalla cella possono consumare il loro cibo. _Non sapevano dove si trovassero e quando cercavano di saperlo i secondini rispondevano “sulla luna” o “a Honolulu”. _Nessuno, tranne un nucleo ristretto di alti funzionari del governo e della sicurezza, sa quante persone siano incarcerate nell’Edificio 1391. _Si sa solo che è destinato ai detenuti politici libanesi e palestinesi. Se la custodia dei primi è gestita dal servizio segreto interno, comunque controllato, i palestinesi sono affidati al corpo speciale Unità 504, molto più autonomo e specializzato in interrogatori. __Ed è proprio a causa dei prigionieri politici palestinesi che è venuta a galla la notizia dell’esistenza del carcere. _I parenti e i famigliari dei palestinesi “scomparsi” si sono rivolti ai centri per la tutela dei diritti umani che hanno avviato le ricerche e durante un’udienza della Corte Suprema, l’avvocato dello Stato, messo sotto pressione dai giudici, ha rivelato l’esistenza di una prigione segreta in cui vengono rinchiusi i palestinesi ritenuti a conoscenza di informazioni di primaria importanza per la sicurezza di Israele. __Tuttavia, scoperto lo scandalo, non è successo nulla; la censura militare ha posto dei limiti severissimi e i mezzi d’informazione israeliani hanno fatto orecchie da mercante. L’unica ammissione ufficiale è che la 1391 “è un’installazione classificata all’interno di una base segreta dell’Esercito dove si svolgono attività segrete”. __Nessun giornalista può indagare sulla prigione, pena l’espulsione dal Paese; inoltre i cancelli della 1391 sono chiusi anche agli operatori della Croce Rossa, in violazione degli accordi internazionali.__Resta sorprendente il fatto che un carcere di massima sicurezza rimanga oscuro per oltre vent’anni in un Paese che si definisce “l’unica democrazia in Medioriente”.
ma non si stanca mai di scrivere amenità lei?!
I palestinesi si devono rassegnare, come si sono rassegnati gli indiani d’America.
Che se ne vadano nelle riserve e, se proprio non ce la fanno, si ammazzino con l’alcol
da amico fraterno di israele mi risulta molto ostico accettare queste ultime parole orrende!!!
concordo con te……ma abbiamo lasciato questo commento proprio per far vedere l’esasperazione a cosa può portare!
Esasperazione un corno!
La guerra strisciante che c’é in Medio Oriente é una guerra di nervi che dura dal 1948, dall’anno in cui é stato proclamato lo stato di Israele.
I momenti caldissimi sono sfociati in scontri diretti, che hanno visto soccombente la controparte araba, ma le vittorie militari senza una reale pacificazione portano a scelte politiche perdenti, i cui effetti si ripercuotono sulla sicurezza e sulla sopravvivenza stessa dello stato ebraico.
La recente proposta di pace del primo ministro israeliano Netanyahu mi é sembrata molto ragionevole: creare uno stato palestinese demilitarizzato.
Esistono tanti piccoli stati così nel mondo: ad esempio, il Costarica.
Quale é stata la risposta dei paesi arabi? Un secco NO.
A me sinceramente di mettermi tutto il mondo contro non me ne fotto…..
Gli arabi, gli islamici si meritano di essere ridotti in “terra per ceci”…
E permettetemi questa digressione: sono pericolosi per Israele, ma anche per tutto il mondo occidentale, perché la loro religione é la negazione di Dio in terra, una forma di imbecillimento generale delle masse, un sistema di instupidimento, una merda che se mette piede in Europa ed in America trasformerà la civiltà occidentale in un caravanserraglio…
Dove sono nonna Golda e il valoroso generale Dayan?
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