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Chi finanzia le ONG israeliane “filopalestinesi”?

Di Emanuel Baroz | 31 agosto 2015
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Chi finanzia le ONG israeliane “filopalestinesi”?

Chi finanzia le ONG israeliane “filopalestinesi”? di Evelyn Gordon È pacifico che tutti si preoccupino giustamente di stigmatizzare in questo momento l’intesa con l’Iran. Ma non si può fare a meno di rilevare come la seguente notizia abbia ricevuto scarsa attenzione: durante il conflitto della scorsa estate a Gaza, due organizzazioni israeliane “per i diritti umani” – B’Tselem and Breaking the Silence hanno chiesto e ottenuto consistenti coperture finanziarie da parte dei palestinesi per finanziare la stesura di rapporti che accusano Israele di crimini di guerra. In circostanze normali, accettare denaro dal nemico in tempi di guerra per realizzare propaganda avversa alla propria parte, sarebbe considerato un tradimento. In questo caso, dal punto di vista strettamente legale, non lo è. Ma moralmente, non è che siamo al limite: quel limite l’abbiamo abbondantemente superato. Questa notizia è stata riportata per primo dal sito informativo in ebraico “NRG”, curato da Gidon Dokow. Ma non è necessario prendere per buone le parole di Dokow: che ha opportunamente reso disponibile il bilancio annuale sulle fonti di finanziamento dell’organizzazione. Questa organizzazione vanta il nome un po’ ingombrante di Human Rights and International Humanitarian Law Secretariat. Secondo il suo bilancio, è «un progetto implementato da NIRAS NATURA AB, Svezia, e dall’Institute of Law, Università di Birzeit, “Palestina”, con il generoso sostegno dei governi di Svezia, Danimarca, Olanda e Svizzera». In altre parole, il denaro proviene dall’Europa. Ma chi decide cosa farne è la Niras Natura, che si definisce una società internazionale di consulenza nel campo dello sviluppo sostenibile, e la facoltà di Birzeit. E dal momento che la gente di Birzeit è quella effettivamente sul campo, si presume che essi abbiano l’ultima parola sulla destinazione del denaro.Continua a leggere

Abu Mazen. Dimissioni? Quali dimissioni?

Di Emanuel Baroz | 27 agosto 2015
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Abu Mazen. Dimissioni? Quali dimissioni?

Abu Mazen. Dimissioni? Quali dimissioni? Nel mondo arabo un rais, qualsiasi rais, non si ritira mai di propria volontà di Smadar Perry E così, tutto ad un tratto, per il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) l’Iran è un paese “vicino” e “fratello”. Non è chiaro che cosa abbia preso Abu Mazen tanto da spingerlo ad approfittare dell’incontro con un gruppo di giornalisti polacchi, due giorni fa a Ramallah, per annunciare che è in procinto di recarsi “presto” in visita ufficiale a Teheran. E’ tutto piuttosto strano, giacché Abu Mazen non ha potuto nemmeno fornire una data per la sua visita, e si scopre che a Teheran sono rimasti assai sorpresi di apprendere che sta per arrivare. Finora non hanno né confermato né smentito la visita. Quello che è certo è che, mentre circolano notizie non confermate di una trattativa in corso per una tregua fra Israele e Hamas, Abu Mazen ha deciso di mostrare i muscoli. Se Hamas sta collaborando con l’Iran, lo stesso vuole fare lui. Se Hamas sta ottenendo aiuti dall’Iran, ne vuole una fetta anche lui. Hamas è in conflitto con Arabia Saudita ed Egitto, e Abu Mazen si ritroverà nella stessa situazione se davvero andrà a Teheran, in particolare con i sauditi. Nessuno sta prendendo sul serio le sue dimissioni: non in Israele, non nel mondo arabo, non a Washington, e soprattutto non a Ramallah. Sembra che sia interessato più che altro ad agitarsi, come per dire: “Trattenetemi, perché sono sul punto di far saltare le regole”. Hanan Ashrawi, uno degli altri nove membri che si sarebbero dimessi dal Comitato Esecutivo dell’Olp, ha detto quello tutti pensano: le istituzioni dell’Olp hanno bisogno di sangue fresco. Ma Abu Mazen, non dimentichiamolo, rimarrà il rais. Non ha alcuna intenzione di mollare la presidenza.Continua a leggere

Il terrorismo palestinese non va mai in vacanza

Di Emanuel Baroz | 20 agosto 2015
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Il terrorismo palestinese non va mai in vacanza

Il terrorismo palestinese antisraeliano non va mai in vacanza Gerusalemme, 20 Agosto 2015 – Nel silenzio generale anche l’ultima settimana è stata purtroppo densa di attacchi terrositici palestinesi contro militari e civili israeliani. In Italia ne hanno dato notizia principalmente (per non dire solamente) gli amici di Progetto Dreyfus (soprattutto tramite la loro pagina Facebook, con contenuti sempre interessanti e aggiornamenti continui) e di Israele.net, mentre abbiamo registrato il “solito” silenzio da parte dei mass media principali che accompagna generalmente le azioni del terrorismo antisraeliano, lo stesso silenzio che viene vergognosamente rotto dalle notizie messe in prima pagina quando le azioni di difesa dello Stato di Israele raggiungono il loro obiettivo di eliminare assassini a piede libero. Nel tentativo di informare i nostri lettori diamo qui di seguito un (triste) elenco degli attacchi degli ultimi giorni, dei quali siamo riusciti ad avere notizia: 15 Agosto 2015 – Duplice attentato con coltello: uno la mattina in Giudea-Samaria nei pressi di Beit Horon dove,  intorno alle 11:30, un palestinese avvicinandosi ad un soldato per richiedergli un po’ d’acqua lo ha accoltellato prima di essere neutralizzato dagli altri commilitoni che lo hanno ferito su una spalla. Il soldato ha riportato ferite lievi. L’altro invece è avvenuto nel pomeriggio intorno alle 18:00 nei pressi di Nablus dove un soldato è stato accoltellato alla schiena da un palestinese che poi è stato ucciso.Continua a leggere

Hamas annuncia: “Catturato delfino-spia di Israele”

Di Emanuel Baroz | 20 agosto 2015
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Hamas annuncia: “Catturato delfino-spia di Israele”

Hamas annuncia: “Catturato delfino-spia di Israele” Gerusalemme, 19 Agosto 2015 – il famigerato “zoo del Mossad si arricchisce di una nuova unità: Hamas ha infatti annunciato oggi di aver catturato nei giorni scorsi nel mare di fronte alla Striscia di Gaza un delfino attrezzato di tutto punto con telecamere e altri dispositivi per spiare a favore di Israele le attività dell’organizzazione e perfino per sparare. Secondo fonti locali e i media israeliani che citano il sito palestinese Al Quds, la […]Continua a leggere

Un tranquillo weekend di antisemitismo in Europa

Di Emanuel Baroz | 19 agosto 2015
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Un tranquillo weekend di antisemitismo in Europa

Un tranquillo weekend di antisemitismo in Europa Dalla Spagna alla Norvegia: artisti ebrei e israeliani cacciati dai festival culturali di Giulio Meotti E’ stato un tranquillo weekend di antisemitismo in Europa. Non si esibirà il 22 agosto a Benicassim, vicino a Valencia, il musicista ebreo Matthew Paul Miller, in arte “Matisyahu”, celebre rapper americano di musica reggae e hip hop. Il movimento per il boicottaggio di Israele ha ottenuto una grande vittoria al più grande festival reggae europeo, il Rototom Sunsplash, creato in Italia ma che dal 2009 si svolge nella città spagnola, riuscendo a impedire la performance del musicista ebreo. Come rivela il País, la direzione del festival aveva chiesto a Matisyahu di produrre un video o una dichiarazione scritta nella quale il cantante avrebbe dovuto sostenere uno stato arabo-palestinese, cosa che Matisyahu si è rifiutato di fare. Così la sua esibizione è stata annullata. In una dichiarazione su Facebook, gli organizzatori del festival Rototom hanno detto che la decisione è legata alla “sensibilità del festival sulla Palestina, la sua gente e l’occupazione del suo territorio da parte di Israele“. Attivisti del boicottaggio avevano accusato il rapper ebreo di essere un “sionista”, indegno di mettere piede in Spagna. Matisyahu sarà sostituito dall’artista giamaicana Etana e ha risposto dicendo che “la mia musica parla da sola, e io non inserisco la politica nella mia musica“. Senza considerare il fatto che Matisyahu non è israeliano, ma ebreo. La Federazione delle comunità ebraiche di Spagna ha accusato il festival di “codardia antisemita”, mentre l’Anti-defamation league di “discriminazione antisemita”. Da Gerusalemme, il ministero degli Esteri afferma: “Abbiamo sempre sostenuto che il boicottaggio non è legato allo stato palestinese o agli insediamenti, ma che non è altro che odio antiebraico“. In Spagna era già successo quando il direttore della galleria d’arte ArtMalaga in Andalusia, Juan Carlos Rica, aveva inviato il seguente messaggio in risposta alla domanda dell’artista di Haifa Patricia Sasson: “Noi rifiutiamo di lavorare con qualsiasi persona legata a Israele“.Continua a leggere