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Roma: l’idiozia antisemita non conosce distinzione di colore

Di Emanuel Baroz | 23 luglio 2013
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Roma: l’idiozia antisemita non conosce distinzione di colore

Roma: l’idiozia antisemita non conosce distinzione di colore Scritte antisemite nel quartiere Testaccio contro i tifosi laziali Roma, 23 Luglio 2013 – Ennesimo episodio di antisemitismo che vede coinvolti tifosi o pseudo tali nella capitale: questa volta ad essersi “distinti” per la loro idiozia sono stati i sostenitori della Roma che ieri sera, con la scusa di festeggiare la data di nascita della società giallorossa hanno invaso le vie del quartiere Testaccio imbrattando i muri dei palazzi con scritte antisemite […]Continua a leggere

Hezbollah terrorista? Si, ma solo l’ “ala armata”….

Di Emanuel Baroz | 22 luglio 2013
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Hezbollah terrorista? Si, ma solo l’ “ala armata”….

L’incapacità dell’Unione Europea di attuare una politica estera credibile si evidenzia ancora una volta: il probabile voto che porrà tra la lista dei gruppi terroristi solamente la cosiddetta “ala armata” di Hezbollah mentre salvaguarderà i rapporti con le sezioni “politiche” e “sociali” del gruppo terrorista libanese finanziato ed appoggiato da anni da Siria e Iran, non è altro che l’ennesimo episodio di inutile equilibrismo politico da parte degli esponenti della UE, che si dimostrano incapaci di prendere qualsiasi decisione volta […]Continua a leggere

Hamas: “No ai colloqui di pace. Abu Mazen non rappresenta i palestinesi”

Di Emanuel Baroz | 21 luglio 2013
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Hamas: “No ai colloqui di pace. Abu Mazen non rappresenta i palestinesi”

Hamas: “No ai colloqui di pace. Abu Mazen non rappresenta i palestinesi” “Abu Mazen non è legittimato a negoziare” Gaza, 20 Luglio 2013 – Ennesima puntata dell’Intrafada tra Hamas e ANP, questa volta spostata in ambito più politico che militare: il movimento islamico al potere nella Striscia di Gaza (dopo un sanguinoso golpe di qualche anno fa) infatti ha contestato la ripresa dei negoziati di pace con Israele negando che il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas (Abu Mazen), abbia la legittimità […]Continua a leggere

La UE e il suo odio ingiustificato verso Israele

Di Emanuel Baroz | 20 luglio 2013
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La UE e il suo odio ingiustificato verso Israele

L’odio ingiustificato della UE verso Israele di Melanie Phillips* C’è costernazione in Israele dopo la malevola decisione dell’Unione Europea di boicottare cittadini ed istituzioni situati ad est della “Linea Verde” fra Israele e i territori contesi. Ciò dovrebbe includere presumibilmente il boicottaggio dell’Università Ebraica che si colloca subito oltre quella linea o anche – grottesco – i cittadini ebrei residenti nella Città Vecchia di Gerusalemme, dove antichi insediamenti ebraici precedono l’arrivo di un solo arabo, a partire da quando il Re David iniziò a costruire la capitale del regno del popolo ebraico. Secondo la UE gli insediamenti ebraici oltre la Linea Verde sarebbero illegali secondo il diritto internazionale. Nulla di nuovo: lo sostiene anche l’ONU e gli organismi ad essa associati. Peccato che siano in errore. Il diritto internazionale è notoriamente discusso e tutt’altro che autorevole, dal momento che non fa riferimento ad alcuna giurisdizione e pertanto rappresenta null’altro che politica internazionale sotto diversa veste. Ad ogni modo, la tesi secondo cui gli insediamenti ebraici oltre la Linea Verde siano illegali poggia sull’applicazione del trattato sbagliato alla situazione in questione; in secondo luogo, ignora del tutto i trattati che hanno assegnato al popolo ebraico il diritto di insediarsi su tutti questi territori. Esaminiamo il secondo punto. Il Trattato di Sanremo del 1920, con cui i vincitori della Prima Guerra Mondiale smembrarono ciò che rimase dello sconfitto Impero Ottomano, creò un’area meramente geografica denominata Palestina, che occupò ambe le sponde del fiume Giordano. L’articolo 6 del Mandato di Palestina sottoscritto dalla Lega delle Nazioni nel 1922 previde degli “insediamenti ebraici vicini” sulla sponda occidentale del Giordano. Il fiume serviva da confine perché quell’anno il Regno Unito creò un nuovo stato arabo, noto oggi come Giordania, concedendo unilateralmente le terre ad est del Giordano alla dinastia hashemita, a cui fu destinato quindi quasi i tre quarti della Palestina. Quella prescrizione mandataria di formalizzare la presenza ebraica in Palestina dal fiume al mare non è mai venuta meno e permane tuttoggi. L’atto istitutivo del 1945 delle Nazioni Unite, al Capitolo XII, articolo 80, afferma esplicitamente che “nulla in nessun modo può modificare i diritti di alcun tipo di qualunque stato o qualunque popolo, ovvero i termini di strumenti internazionali preesistenti di cui i membri dell’ONU sono stati parte”.Continua a leggere

La teleferica di Londra e quella clausola anti-Israele

Di Emanuel Baroz | 19 luglio 2013
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La teleferica di Londra e quella clausola anti-Israele

Londra, il sindaco e la clausola anti-Israele di Elisabetta Rosaspina LONDRA — Israele non è menzionata, ma il riferimento è implicito tra le varie clausole, scritte in piccolo, che il sindaco di Londra, Boris Johnson, e l’azienda dei trasporti londinesi, TfL (Transport for London) avevano distrattamente approvato firmando il contratto con gli Emirati Arabi, sponsor della nuova teleferica sul Tamigi, l’Emirates Air Line. In cambio del ghiotto patrocinio da 36 milioni di sterline (quasi 42 milioni di euro), il municipio e l’azienda dei trasporti si impegnavano, oltre a non esprimere mai critiche nei confronti dell’emiro e della famiglia reale, a non cedere, anche solo in parte, la proprietà della cabinovia o la sua gestione a terzi «incompatibili». L’incompatibilità, si precisava, riguarda qualsiasi concorrente diretto o chiunque abbia, per nazionalità, per interessi economici o per domicilio, connessioni con Paesi esclusi dalle relazioni diplomatiche di Dubai. Un rapido accertamento geopolitico avrebbe permesso all’amministrazione comunale di cogliere l’allusione allo Stato ebraico. Ma i vertici dell’azienda dei trasporti londinesi assicurano che è di routine, in questo genere di accordi, impegnarsi a non avversare gli interessi commerciali degli sponsor, almeno per tutta la durata del contratto, e di non essere mai stati sfiorati dall’idea di aver pattuito una clausola discriminatoria. È stata una pioggia di critiche, invece, a evidenziare le conseguenze del patto sull’autonomia del sindaco e di TfL al momento di cercare, per esempio, altri finanziamenti per la «Cable car», il cui costo complessivo rasenta ormai i 63 milioni di sterline (73 milioni di euro), rivolgendosi alle banche o altri finanziatori: ne risulterebbero automaticamente scartati quelli di nazionalità, residenza o proprietà israeliana. Nel pieno rispetto della politica estera degli Emirati, ma non di quella del governo inglese.Continua a leggere