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9 Ottobre 1982: per non dimenticare

9 Ottobre 1982: per non dimenticare

Sabato 9 Ottobre 1982, giorno di Sheminì Azeret,  alle 11:55, gli ebrei che uscivano dalla Sinagoga di Roma vennero colpiti da terroristi palestinesi: morì un bimbo di due anni, Stefano Gaj Tachè, e i feriti furono più di trenta.  Riteniamo che questa data non debba essere dimenticata da nessuno e nel nostro piccolo cercheremo di rinfrescare la memoria ai “distratti” che negli ultimi tempi sembrano aver dimenticato quanto accaduto poco meno di 30 anni fa, e per questo ci sembra giusto riproporre oggi questo articolo:

Davide non si discolpa più

di Ariela Piattelli

L’attentato alla sinagoga di Roma di venticinque anni fa
: una tragedia che ha segnato la storia e il modo di essere dell’ebraismo romano

“Grazie!!! Ringraziamo la stampa: La Repubblica, L’Unità, Paese Sera, Il Messaggero, Il Corriere della Sera, L’Avanti, Il Manifesto, Panorama e l’Espresso. Il Presidente Pertini, Andreotti, il Papa per i loro articoli e i loro incontri con Arafat. Questi hanno causato antisemitismo come durante il fascismo. Non desideriamo articoli di compassione.”

Questo è il testo del volantino redatto di getto dal giovane studente Dario Coen subito dopo l’attentato alla Sinagoga di Roma il 9 ottobre 1982, per mano dei terroristi dell’Olp.

Quel volantino esprimeva la reazione istintiva, un sentimento di rabbia, condivisi da gran parte degli ebrei romani. Una rabbia accumulata nel tempo, perché l’attentato di venticinque anni fa non fu un fulmine a ciel sereno, ma il culmine di un’escalation. Il volantino, che finì sulle pagine di tutti i giornali, fu appeso proprio sul cancello di via Catalana, a spiegare il perché personaggi del mondo politico, i giornalisti e le loro lacrime di coccodrillo non fossero i ben venuti in quel momento. L’attentato in cui morì il piccolo Stefano Gaj Tachè e che fece trenta feriti, fu il tragico epilogo di una storia in cui i politici, la stampa e l’opinione pubblica hanno giocato un ruolo chiave, e seguì gli atti terroristici di matrice araba che avevano colpito le comunità ebraiche europee a Parigi, Anversa, Vienna.

La tragedia fu preannunciata da una vera e propria campagna antisemita in corso nelle piazze e nei palazzi del potere. Oggi, rileggendo i giornali dell’epoca, sembra incredibile (eppure è vero) che soltanto venticinque anni fa in Italia ci fosse un accanimento così feroce nei confronti di Israele, degli ebrei (nelle scuole statali ci furono anche casi di aggressione a ragazzi ebrei, documentate dai giornali dell’epoca). In quel periodo, come negli anni precedenti, Israele e la sua politica erano nell’occhio del ciclone: correva l’anno della strage di Sabra e Shatila, l’opinione pubblica, la stampa e il mondo politico (tranne rare eccezioni) puntarono il dito contro Israele, ignorando i veri responsabili di quella strage. Il 25 giugno dello stesso anno nel corso di una manifestazione, tra slogan antisemiti, i sindacati scaraventavano una bara davanti alla Sinagoga.

La stampa continuava a pubblicare articoli schierati contro Israele (tra cui un fondo di Eugenio Scalfari su Repubblica del 21 settembre ’82 intitolato “Un male oscuro”. Scalfari il giorno seguente all’attentato ebbe anche a dire che l’antisemitismo non era tornato in Italia), azzardando spesso quel terribile paragone tra “ebrei-nazisti” e “palestinesi-vittime dei nuovi nazisti”, e chiedeva agli ebrei italiani di “discolparsi”, di dividersi in filoisraeliani e antisionisti, in “ebrei cattivi e ebrei buoni”, dunque.

Pochi giorni prima dell’attentato il mondo politico dispensava strette di mano,baci e abbracci al leader dell’Olp Yasser Arafat che tesseva le trame del terrorismo internazionale. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini riceveva Arafat al Quirinale, Giovanni Paolo II al Vaticano.  Gli unici a rifiutarsi di incontrare Arafat furono il Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini, e i radicali di Marco Pannella e Emma Bonino.

Gli ebrei capivano bene ciò che stava accadendo e percepivano l’imminenza di un pericolo. L’antisemitismo tornava di nuovo, mascherato da antisionismo. Per questo il Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma Elio Toaff chiese al Ministero degli Interni maggiore sicurezza davanti alla Sinagoga, specie nei giorni di festa.

Quella richiesta non fu mai accolta, evidentemente il pericolo che avvertivano gli ebrei, a qualcun altro sembrava un’esagerazione. In Italia, tra indifferenza e ostilità verso gli ebrei, dunque, maturò l’atmosfera che rese possibile l’attentato e i terroristi, che scorrazzavano indisturbati in Europa, trovarono terreno fertile, un clima antisionista, antisemita.

Quando ci fu l’attentato gli ebrei rimasero sconvolti e si chiusero nel loro dolore: “Ci sia consentito in questa ora del lutto di Roma ebraica colpita al cuore, il silenzio – scriveva Lia Levi all’indomani dell’attentato sulle pagine di Shalom -. Quello stesso silenzio che ha accompagnato il funerale di Stefano. Noi qui restiamo fermi e attoniti nell’immagine della comunità ferita, colpita nei suoi bambini vestiti a festa, nei suoi giovani, di ebraismo innamorati che sostavano a discutere, nelle sue famiglie che lo scoppio ha sparpagliato nei letti dei vari ospedali”.

Stava al Rabbino Capo Elio Toaff guidare la collettività ebraica disorientata, scossa, che accusava le autorità di non aver saputo impedire la tragedia. Il 12 ottobre al funerale del piccolo Stefano, davanti alla Sinagoga, arrivarono migliaia di persone, tra cui cittadini e autorità politiche. Toaff fece capire chiaramente a Pertini che era meglio non farsi vedere al funerale, ma lui venne e quando scese dalla macchina presidenziale lo assalì un gelido silenzio. Era un silenzio eloquente, un altro modo per dire “Grazie!”.

L’11 ottobre il consigliere comunale Bruno Zevi aveva pronunciato un memorabile discorso in Campidoglio (che venne pubblicato integralmente il giorno seguente sulle pagine de “Il Tempo”, vale la pena leggerlo) a nome della Comunità Ebraica, davanti al Sindaco di allora Ugo Vetere. Il discorso di Zevi era un coraggioso J’accuse rivolto al Ministero degli Interni di un’Italia “che manda i suoi bersaglieri in Libano per proteggere i palestinesi, ma non protegge i cittadini ebrei italiani”, al mondo cattolico (“per il modo pomposo in cui ha ricevuto Arafat in Vaticano”), alla classe politica e sindacale (“con ben poche eccezioni”), alla stampa, televisioni e radio “che salvo rare eccezioni hanno distorto fatti e opinioni”, agli intellettuali e ai giornalisti che “si sono divertiti ad esaminare i risvolti psicologici, le “malattie” di Israele”. Alla fine del suo discorso Zevi pronunciava una frase che non lascia spazio a fraintendimenti e distorsioni: “L’antisemitismo è esistito per duemila anni, non dal 1948, dalla proclamazione dello Stato d’Israele. Non crediamo all’antisionismo filosemita: è una contraddizioni in termini”.

Questo concetto accompagnerà la storia degli ebrei romani fino ai giorni nostri. Dopo il momento di smarrimento e il profondo dolore, Toaff guidò la rinascita di questa comunità. Quel 9 ottobre ha cambiato per sempre molte cose. Prima di tutto la vita di chi ha toccato con mano la tragedia, poi la storia, e forse il destino, dell’ebraismo romano. Gli ebrei hanno infatti compreso che bisogna “farsi sentire”, senza aspettare che altri facciano valere le loro ragioni o conducano battaglie al loro posto.

In questi venticinque anni è cambiato l’atteggiamento rispetto alla politica, la paura non ha soffocato la voglia di andare avanti, di rivendicare il legame con Israele, orgogliosi di essere ebrei perché “Davide non deve più discolparsi”.

(Fonte: Shalom.it)



15 Commenti Scritto da Emanuel Baroz
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Commenti:

Sono stati scritti 15 commenti su "9 Ottobre 1982: per non dimenticare"

  1. Io ricordo questa data 9 Ottobre 1982, anche se vivevo ad Israele e ricordo
    anche tutte quelle altre, che sono innumerevoli purtroppo.
    In quei anni il terrore di Yassar Arafat da noi ed in Europa era al suo apice…
    ed altrettanto il terrore di Hisballah nell’ America Latina.
    Attentati a Sinagoghe, Ambasciate Israeliane, Consolati Israeliani, Aerei El
    Al era il targeting di questi gruppi terroristici ed anche altri…a cui molte nazioni si sono inginocchiate al loro ricatto sia materiale con somme enormi di soldi per incrementare e continuare il terrorismo contro di noi,o con la richiesta esplicita di rompere le relazioni e boicottare Israele.
    Nonostante con il passare degli anni, quasi a due decenni da allora…tutto continua sulla stessa linea. Il terrore e ormai insidiato profondamente in tutta
    l’ Europa attraverso le comunita mussulmane locali di cui non sara unicamente Israele piu la vittima ma tutti coloro che li hanno accolti ed
    abbracciati nelle proprie case e nazioni..

  2. Igino Sanna

    E’ stato un atto gravissimo e tragico da non dimenticare. E’ altresì da non dimenticare il vile comportamento di certi politici e sindacalisti italiani, sedicenti “progressisti”, ma profondamente fascisti nell’animo e nel comportamento

  3. Alessandro Matta

    che la terra sia lieve per la piccola vittima di questo attentato : il piccolo stefano gaj tachè . Assassinato da mani feroci di terroristi , vita spezzata per la comunità ebraica di Roma e per tutto l ebraismo . Che hash-em protegga ora e per sempre la comunità ebraica di Roma cosi come tutti gli ebrei in tutto il mondo dalle vili mani assassine di chi ieri come oggi vuole colpire e distruggere gli ebrei dovunque si trovino . amèn .

    MAI PIU’!!

  4. Fatto anch’io il mio dovere.

  5. Emanuel Baroz

    mai avuto dubbi cara Barbara…..mai avuto dubbi

  6. A proposito di antisemitismo:

    —– Original Message —–
    From: “Info Osservatorio”
    To:
    Sent: Thursday, October 01, 2009 2:59 PM
    Subject: blog antisemita di fulvio grimaldi

    Carissimi,
    L’ex giornalista Rai Fulvio Grimaldi ha un blog http://fulviogrimaldi.blogspot.com/
    semplicemente orribile..Questo è uno stralcio da
    /IL SERIALKILLER SUL LETTINO DELLO PSICHIATRA (la cancrena delle lobby, ebraica, obamaniaca, ginocrate…) /
    ‘…Al passo. Ci resta un sorriso: si è schiantato, dopo aver dato del suo
    meglio nella mattanza al fosforo di Gaza, il topgun israeliano Assaf
    Ramon. Era figlio di Ilan Ramon, astronauta a sua volta esploso in volo
    con la navicella Columbia. Esploso sopra una cittadina nel Texas dal
    nome – guarda un po’ quanto è spiritoso il destino – Palestine…’
    Ciao,
    Stefano

  7. Emanuel Baroz
  8. Jacqueline

    Che giornata terribile per l’ebraismo romano e mondiale. Quel giorno me lo ricordo benissimo, d’altronde nel 1982 avevo 16 anni. Noi eravamo nel tempio tripolino ma la voce di quello che era successo al tempio maggiore si sparse molto velocemente. Povero Stefano Tashe’ z”l….. Personalmente posso anche confermare che anche io ebbi un episodio di anti-semitismo antecedente all’attentato al tempio, nei miei confronti. Quando nel 1978 ci fu l’attentato al papa, io frequentavo la terza media alla scuola Rodolfo Lanciani ed una delle mie compagne di classe mi disse”Jacqueline, questo che ha sparato al papa e’ uno dei vostri, vero?” Cio’ mi fece sentire molto male, ma non mi sorprese…..

  9. [...] nei confronti di Israele con menzogne come quelle affermate ieri dal nipote di quel laido mandante di svariati attentati e responsabile della morte di molti innocenti. Eventi come quello di ieri non fanno che confermare [...]

  10. [...] signora Laura Piperno, ha passato fortunatamente indenne anni di violenza che portarono all’attentato alla sinagoga di Roma del 1982. Oggi, la signora Piperno si trova a fronteggiare, fortunatamente non da sola, una violenza nuova: [...]

  11. [...] dovere di sottolineare con gratitudine che Lei è il primo Vescovo di Roma che rende omaggio alla lapide del piccolo Stefano Gay Tachè z.l., prendendo atto di come questa Sinagoga di Roma sia stata teatro di un brutale atto terroristico [...]

  12. [...] segno di apprezzamento per l´appoggio della comunità ebraica romana a Israele. E alcuni dopo, il 9 ottobre dello stesso anno, dei terroristi palestinesi, naturalmente provocati dall´”arroganza istituzionale”, [...]

  13. [...] davanti ai banchi d’imbarco della compagnia israeliana El Al, all’aeroporto di Fiumicino. Alla Sinagoga di Roma ha ucciso un bimbo di due anni, Stefano Taché, e lanciato bombe a mano tra i tavolini del Cafè de [...]

  14. Stefano

    Il 9 ottobre 1982 credo di aver sentito l’esplosione che si ripercuoteva sotto i tetti di Trastevere. Di quei tempi, era normale un’esplosione. Le persone continuavano a guardarsi, sospese come in una cartolina con la scritta: “Roma, attentato”. Abituarsi faceva sopravvivere in un universo completamente illegale. Uno camminava a via della Scala, sentiva gridare ed era uno scippo; faceva una passeggiata in centro, un boato, ed era saltata in aria una sede del Movimento Sociale. Nella tarda mattinata, qualcuno sotto le finestre disse concitato che c’era stata “una bomba”, e dopo nell’aria è passata la parola “sinagoga” – non la sentivo da anni. A sentirla, e poi a sentire anche “bomba”, i miei piedi si mettono a correre. Per le scale, per piazza de’ Renzi. Ricostruisco il percorso, a piazza Trilussa c’è uno che dice “era un bambino di due anni”. Passo il ponte Garibaldi, oggi non c’è quello che chiede mille lire alle auto. A via Arenula ammutolita, la gente si affaccia sul Ghetto senza entrare. Davanti alla sinagoga c’è folla. Sopra le teste, una bandiera d’Israele. Poi c’è l’inferriata, e sullo strazio i mazzi dei fiori. La gente è in silenzio, una voce grida: “Assassini”. C’è un donna in vestaglia che piange. Arriva una macchina, scende Pannella.

    Il pomeriggio Roma è vuota come se si vergognasse a farsi vedere. Mi avvicino alla mia edicola. Il giornalaio mi dirà qualche parola bella, è un vecchio compagno. Gli chiedo se ha saputo di stamani, del bambino. Con la testa indico i palazzi, oltre i quali c’è il Ghetto. Lui fa spalluccia sotto la giacca di pelle nera e senza scomporsi rilascia la sua opinione.
    - So’ tappetari.

    Il Tizio della Sera

    (Fonte: Rassegna Ucei, 27 Maggio 2010)


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