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Gaza: folla aggredisce portavoce di Hamas, considerata responsabile delle morti e dei danni alle abitazioni

Di Emanuel Baroz | 5 agosto 2014
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Gaza: folla aggredisce portavoce di Hamas, considerata responsabile delle morti e dei danni alle abitazioni

PORTAVOCE DI HAMAS PICCHIATO A GAZA DAI CIVILI PER I DANNI CHE HAMAS STESSO STA PROVOCANDO Gaza, 5 Agosto 2014 – Fonti arabe palestinesi hanno confermato oggi che una folla composta dai residenti di Gaza ha aggredito il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri (che pochi giorni fa aveva difeso con forza durante una intervista la “politica” dell’utilizzo degli scudi umani da parte di Hamas in quanto efficace), vicino all’ospedale di Shifa, dove era appena arrivato per rilasciare una intervista […]Continua a leggere

Moschea di San Donà di Piave (Venezia): Imam invoca l’uccisione degli ebrei

Di Emanuel Baroz | 5 agosto 2014
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Moschea di San Donà di Piave (Venezia): Imam invoca l’uccisione degli ebrei

«Allah, uccidili tutti!» Il sermone contro gli ebrei dell’imam di San Donà di Piave. Il discorso in un video ripreso nella moschea del paese in provincia di Venezia. Il presidente della Comunità islamica: non c’ero, ma ha detto una cosa normale di Fausto Carioti Gli ebrei devono morire. Tutti, «fino all’ultimo, senza risparmiare uno solo di loro». Questo renderebbe «felici» i musulmani. Parole dell’imam Abd Al-Barr Al-Rawdhi, pronunciate durante la «khutba», il sermone del venerdì, davanti a qualche centinaio di fedeli, tra i quali diversi bambini. Nessuno dei presenti s’indigna. Qualcuno annuisce, tutti sembrano accogliere quelle parole come se fossero le più normali del mondo. Una madrassa dell’Afghanistan? Un tempio islamico del Pakistan? No. Una delle tante moschee dell’Italistan: quella di San Donà di Piave, provincia di Venezia. Il video che lo testimonia è stato pubblicato martedì 29 luglio, per raccontare cosa avviene in certi luoghi di culto dell’islam italiano, sul sito del Middle East media research institute (Memri.org), organizzazione che ha la sede principale a Washington ed è vicina alla causa israeliana. Non è stato filmato dal Memri: i ricercatori dell’istituto lo hanno trovato nei siti della propaganda islamista. L’omelia assassina appare ispirata ai recenti scontri in Israele e nella striscia di Gaza. Il predicatore parla in arabo, ma le sue parole sono sottotitolate in inglese e la traduzione è stata confermata a Libero da un esperto. Il video, che potrebbe essere stato girato venerdì 25 luglio, in queste ore è oggetto di attenta valutazione da parte degli esperti dell’Antiterrorismo del Viminale. In quel filmato lungo un minuto e 20 secondi Abd Al-Barr Al-Rawdhi, rivolto ai fedeli, chiede: «Cosa possiamo attenderci da costoro», ovvero gli ebrei, «i cui cuori sono più duri della pietra? Cosa possiamo attenderci da persone le cui mani sono sporche del sangue dei profeti, per non parlare di quello della gente indifesa ed innocente?». Segue, dopo poco, l’invocazione allo sterminio: «Oh Allah, porta su di loro ciò che ci renderà felici Oh Allah, contali uno ad uno e uccidili fino all’ultimo. Non risparmiare uno solo di loro. Trasforma il loro cibo in veleno, l’aria che respirano in calore ardente, riempi di dolore il loro sonno e rendi neri i loro giorni. Oh Allah, pianta la paura nei loro cuori». Parole che rientrano nelle fattispecie previste dalla legge Mancino, che all’articolo 1 punisce «con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi».Continua a leggere

Giornata di sangue a Gerusalemme: due attentati nel corso di poche ore

Di Emanuel Baroz | 4 agosto 2014
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Giornata di sangue a Gerusalemme: due attentati nel corso di poche ore

Giornata di sangue a Gerusalemme: due attentati nel corso di poche ore Gerusalemme, 4 Agosto 2014 – Mentre nel resto del paese le sirene d’allarme antimissile hanno continuato a suonare per tutto il giorno, torna l’incubo terrorismo nella capitale israeliana: nel corso di poche ore infatti due diversi attentati sono stati effettuati in città. In mattinata un arabo di Gerusalemme Est alla guida di una ruspa si è scagliato contro un autobus e una macchina, uccidendo una persona e ferendone […]Continua a leggere

Quel terribile piano di Hamas per il Capodanno ebraico: sarebbe stato l’11 Settembre israeliano

Di Emanuel Baroz | 3 agosto 2014
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Quel terribile piano di Hamas per il Capodanno ebraico: sarebbe stato l’11 Settembre israeliano

Cosa stava preparando Hamas? “L’11 settembre d’Israele” L’operazione a Gaza è servita a sventare un mega attacco. Il ruolo dell’Iran nella rete dei tunnel del terrore. di Giulio MeottiSotto Gaza c’è un’altra città“, ha commentato un ufficiale dell’esercito israeliano. Durante la guerra di Gaza, Hamas ha inferto due colpi a Israele: i missili sull’aeroporto di Tel Aviv e la rete di tunnel. Come è possibile che Hamas, un movimento sorto nel 1987, sia diventato una tale macchina da guerra e un nemico così sofisticato? Il padre dei tunnel di Hamas è Imad Mughniyeh, il capo militare di Hezbollah, ne ha diretto la guerra contro Israele del 2006 e serviva da collegamento con Teheran. Prima che Israele lo eliminasse a Damasco (fatto in realtà mai confermato), Mughniyeh mandò istruttori a Gaza e portò membri di Hamas in Iran. La tecnologia, l’equipaggiamento e i fondi della rete dei tunnel di Hamas è quasi tutta iraniana. Israele scoprì i tunnel di Hezbollah nel 2006, domandandosi perché i raid della sua aviazione non infliggevano abbastanza perdite. E allora Israele scoprì che villaggi interi, le abitazioni, gli ospedali, le scuole venivano usate dai terroristi libanesi come fossero cartoni da sovrapporre ai tunnel. Oggi, allo stesso modo, l’intelligence israeliana teme che Hezbollah pianifichi “l’invasione della Galilea” attraverso una rete di tunnel dal Libano simile a quella di Hamas a Gaza. L’unica differenza con Gaza è che il territorio della Galilea è più difficile da lavorare. Il movimento islamista palestinese ha 15 mila operativi. Molti sono caduti nei bombardamenti israeliani a Beit Hanoun, Shejaiya e Khan Yunis. Israele non ha dovuto affrontare, almeno finora, combattimenti faccia a faccia con i terroristi. Hamas, infatti, ha emulato Hezbollah usando missili anti tank ed esplosivi improvvisati (Ieds). L’altra arma di Hamas sono le bombe dentro le case. Come ha spiegato il generale Micky Edelstein, capo della divisione meridionale di Tsahal, “in una strada di Khan Yunis ho trovato 19 case con trappole esplosive su 28“. Gran parte delle armi di Hamas arrivano dall’Iran e dal Sudan, ed entrano nella Striscia attraverso il Sinai. A marzo, Israele ha intercettato la Klos-C, una nave iraniana piena di missili siriani M-302 con un potenziale raggio di 200 chilometri. I terroristi di Hamas sono addestrati dentro la Striscia, ma i veterani vengono tutti dai campi in Iran. La costruzione dei tunnel è iniziata quattro anni fa e ha richiesto il quaranta per cento delle risorse di Hamas. Generalmente i tunnel sono scavati 25 metri sotto terra, ma l’esercito ha trovato anche tunnel a 35 metri. “E’ come un palazzo a dieci piani nel sottosuolo“, ha detto un ufficiale dell’Idf.Continua a leggere

Quel kibbutz troppo vicino a Gaza dove il pericolo è costante

Di Emanuel Baroz | 2 agosto 2014
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Quel kibbutz troppo vicino a Gaza dove il pericolo è costante

Nel kibbutz dove l’Iron Dome non funziona Shoshanna, 78 anni: “Lascio tutto, Qui non si può stare al sicuro” di Maurizio Molinari SAAD – «Vivo qui dal 1955, vi ho costruito la mia nuova casa dopo le persecuzioni naziste ma ora il pericolo di Hamas incombe e devo andare via». Shoshanna Evron, 78 anni, prepara le valigie in una camera da letto spartana di una piccola casa nel kibbutz di Saad. Vicino a lei il marito Reuven, 80 anni, titolare del pollaio comune, e il figlio Yoel che invece resta. «Il comitato del kibbutz – spiega Yoel – ha suggerito ad anziani e genitori con bambini piccoli di andare via per metterli al sicuro». Il motivo è che Saad si trova nel Negev a 4 km dal confine con la Striscia e 5 minuti di auto da Sajayia, il quartiere di Gaza teatro di aspri combattimenti (e su cui non è stata raccontata la verità, preferendo come al solito addossare le responsabilità ad Israele piuttosto che analizzare l’accaduto). Dalla finestra di casa Evron si vedono le case di Gaza, nel cortile intorno il primo razzo è caduto nel 2008 e «da allora la minaccia è sempre cresciuta» assicura Shoshanna, facendoci vedere la sala da pranzo del kibbutz bendata con un muro di cemento armato alto 3 metri «perché le finestre possono trasformarsi in schegge».Continua a leggere