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Londra, attacco antisemita: accoltellate due persone nel quartiere ebraico
Israele si difende: una verità incontrovertibile che i pacifinti fingono di non conoscere
Israele si difende. I torti non sono sullo stesso piano di Bernard-Henri Levy Così dunque domenica scorsa, a Parigi, col pretesto di «difendere la Palestina», migliaia di uomini e donne se la sono presa di nuovo con gli ebrei. A questi imbecilli oltre che mascalzoni, o viceversa, ricordiamo, ad ogni buon conto, che mescolare ebrei e israeliani in una stessa riprovazione è il principio stesso di un antisemitismo che, in Francia, viene punito dalla legge. Ricordiamo che nessuna indignazione, nessuna solidarietà nei confronti di una qualsiasi causa può, non dico autorizzare, ma scusare il gesto virtualmente pogromista che è il saccheggio, a Sarcelles, di una «farmacia ebraica» o di una «drogheria ebraica». A tali mascalzoni oltre che imbecilli, o viceversa, che la settimana precedente se la prendevano con due sinagoghe e, otto giorni dopo, recitano un remake penoso, e grazie al cielo ancora in modo minore, della notte dei cristalli, ripetiamo che questo tipo di azioni non trova spazio né in Francia né in alcun altro Paese dell’Europa contemporanea. Segnaliamo loro, en passant, che riunirsi dietro a razzi Qassam in cartapesta riproducenti le granate lanciate, alla cieca, su donne, bambini, vecchi, insomma sui civili di Israele, non è un atto anodino, ma un gesto di appoggio a un’impresa terroristica. A coloro che, fra questi, avevano realmente a cuore la causa di Gaza e sfilavano con striscioni su cui si evocavano le decine di innocenti uccisi dall’inizio della controffensiva israeliana, non saremo così crudeli da chiedere perché non sono mai lì, mai, sullo stesso selciato parigino, per piangere, non le decine, ma le decine di migliaia di altri innocenti uccisi, da circa quattro anni, nell’altro Paese arabo che è la Siria.Continua a leggere
Parigi (Francia): manifestazione propalestinese degenera nuovamente nella violenza antisemita
Francia. Scontri e assalti alle sinagoghe parigine di Stefano Montefiori Nonostante il divieto delle autorità, le manifestazioni di sostegno a Gaza e gli incidenti non si fermano a Parigi. Dopo gli scontri di sabato nel quartiere di Barbès, ieri centinaia di persone hanno affrontato la polizia a Sarcelles, alla periferia della capitale. Automobili incendiate, lancio di pietre contro gli agenti che hanno risposto sparando proiettili di gomma e lacrimogeni Scontri violenti in particolare nei pressi della sinagoga, colpita da bottiglie […]Continua a leggere
I tunnel di Hamas: decine di km al servizio del terrorismo palestinese
Nei tunnel di Hamas Una rete di decine di chilometri per il contrabbando e la guerra I terroristi li usano come magazzini e rifugi antiaerei. Ma anche per assalire i militari nemici e poi dileguarsi. Perciò Israele li sta distruggendo. di Michael Sfaradi Ashkelon (Israele) – Con l’inizio delle operazioni militari i media hanno portato all’attenzione il problema dei tunnel sotterranei costruiti dai miliziani di Hamas. Quello che non è stato ancora chiarito è la loro natura e come possono essere usati. I primi tunnel si trovavano lungo linea Philadelphia, come era chiamata fino al 2005 dall’esercito israeliano la terra di nessuno al confine fra l’Egitto e la Striscia di Gaza. Questi passaggi erano molto ampi e permettevano il contrabbando di beni voluminosi come automobili e animali di grossa taglia. Proprio attraverso di essi sono arrivati a Gaza i componenti dei missili a lunga gittata di fabbricazione iraniana che in questi giorni vengono lanciati contro le città israeliane. Quando erano operativi Hamas li usava gratuitamente e imponeva pesanti tasse sui beni che transitavano in entrata. Era uno dei modi con cui l’organizzazione terroristica si finanziava. ECONOMIA – I tunnel sotto la linea Philadelphia sono stati operativi sia quando al Cairo governava il presidente Hosni Mubarak sia, e soprattutto, nel periodo in cui i Fratelli Musulmani erano al potere con il presidente Mohammed Morsi. In quegli anni l’aeronautica israeliana li ha spesso bombardati riuscendo solo a rallentarne l’attività, chi li ha definitivamente chiusi, nella seconda metà del 2013, è stato l’esercito egiziano subito dopo la presa del potere del presidente Abd al-Fattah Khalil al Sisi. Proprio la mancanza degli introiti derivanti dalle tasse sul contrabbando delle merci che transitavano in quei tunnel è stato uno dei motivi della mancanza di liquidità di Hamas. Le altre tipologie di tunnel oltre a essere di carattere squisitamente militare sono ora l’obiettivo primario delle operazioni che si svolgono in queste ore. Secondo alcuni rapporti dei servizi segreti la rete di tunnel sotterranei è di decine di kilometri e variano di profondità a seconda della natura del terreno nel quale sono stati scavati. Molte di queste gallerie hanno ambedue le entrate all’interno del territorio palestinese, spesso una è dentro case private, moschee o edifici civili, mentre l’altra è in campo aperto.Continua a leggere
La guerra immorale di Hamas
La guerra immorale di Hamas La guerra porta sempre con se’ il suo carico di dolore, devastazioni e lutti; per cui sarebbe ingenuo o ipocrita credere che l’ultimo conflitto scatenato e perpetrato da Hamas , fosse diverso rispetto a quelli deflagrati in passato nell’area. Ciò non toglie che in tutte le guerre sia sempre stato rispettato un codice etico; una moralità che escludeva condotte palesemente ripugnanti, ancor prima che le stesse fossero censurate dal codice di guerra. Più volte Hamas in questi giorni sta violando senza scrupoli un codice non scritto ma rispettato da anni. Così, mentre l’aviazione israeliana si è preoccupata di avvisare i civili sciaguratamente residenti negli obiettivi terroristici di evacuare prima dello strike, al punto da abortire il bombardamento in presenza di uomini, donne e bambini privi di divisa; Hamas non ha esitato a macchiarsi di condotte esecrabili: – ha conservato interi arsenali negli scantinati delle scuole gestite a Gaza dall’UNRWA; l’agenzia ONU che si occupa esclusivamente dei rifugiati palestinesi. Non che questo atteggiamento – se non di manifesta complicità, quantomeno di fiancheggiamento – fosse in precedenza ignoto; ma l’opinione pubblica mondiale nel complesso l’apprende soltanto ora. A riprova della malafede dell’UNRWA, che pochi giorni fa ha “fortemente condannato” la scoperta (come se fosse facile occultare in una scuola 20 missili); apprendiamo oggi che ha riconsegnato i missili ad Hamas.Continua a leggere
La Dolce Vita dei capi di Hamas
La Dolce Vita dei capi di Hamas Dettagli sullo stile di vita non troppo uguale a quello della popolazione che si dice di difendere e informazioni su come questa disparità inizia ad essere criticata dagli stessi palestinesi… di Rossana Miranda Chi vede le foto di Gaza può rendersi conto che la maggior parte della popolazione vive nella povertà assoluta. Il 90% degli abitanti non hanno possibilità economica di pagare alimenti e servizi e il 65% è disoccupato. Secondo la Banca Mondiale la Striscia di Gaza è il terzo “Paese” arabo più povero dopo il Sudan e lo Yemen, anche questi colpiti da conflitti etnici e religiosi. Nel suo blog, l’attivista palestinese Raji Surani spiega che “la vita qui a Gaza è diventata catastrofica dal 2007”, quando cominciò il cerchio israeliano nella zona sotto controllo di Hamas. IL LUSSO DI HAMAS Poche immagini però mostrano il lusso nel quale vivono i leader di Hamas, l’organizzazione terroristica palestinese. Uno dei capi, Khaled Meshaal, politico che appartiene alla fazione siriana dell’organizzazione, ha visto colpita la sua popolarità proprio per questo: i militanti non tollerano più il lusso nel quale vive e si chiedono da dove provengono i soldi con i quali si è arricchito negli ultimi anni. LE OPERAZIONI DI HANIYEH Lo scontento dei palestinesi e del mondo arabo in generale è in aumento. La rivista egiziana Rose al-Yusuf ha denunciato che l’ex primo ministro Ismail Haniyeh, nato nel campo profughi di Shaty, ha pagato quattro milioni di dollari per una casa di 2500 metri quadri a Rimal, un quartiere di lusso sul mare a Gaza City. Per non dare nell’occhio le operazioni sono state fatte da un’altra persona di famiglia. Un altro suo figlio, invece, è stato fermato a Rafah con una valigia contenente un milione di dollari in contanti.Continua a leggere
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