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Gaza, denuncia della UNRWA: ritrovati missili in una scuola

Di Emanuel Baroz | 17 luglio 2014
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Gaza, denuncia della UNRWA: ritrovati missili in una scuola

L’Onu ritrova razzi in una sua scuola a Gaza, aperta un’inchiesta Gaza – L’Agenzia Onu per i profughi palestinesi (Unrwa) ha annunciato di aver lanciato un’inchiesta sul ritrovamento di 20 razzi nascosti in una delle sue scuole a Gaza. “Ieri, nel corso di una regolare ispezione in uno dei suoi edifici, l’Unrwa ha scoperto circa 20 razzi nascosti in una scuola vuota nella Striscia di Gaza”, ha fatto sapere l’agenzia con un comunicato, nel quale denuncia una “palese violazione” del […]Continua a leggere

Rappresentante palestinese all’ONU: “I nostri razzi sono un crimine contro l’umanità, i raid israeliani no”

Di Emanuel Baroz | 15 luglio 2014
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Rappresentante palestinese all’ONU: “I nostri razzi sono un crimine contro l’umanità, i raid israeliani no”

Ambasciatore palestinese al Consiglio Onu per i diritti umani: “I nostri razzi contro i civili sono un crimine, i raid israeliani no” Dovendo spiegare agli ascoltatori della TV dell’Autorità Nazionale Palestinese i rischi che comporterebbe una denuncia di Israele alla Corte Penale Internazionale, il rappresentante palestinese presso il Consiglio Onu per i diritti umani Ibrahim Kraishi ha affermato con chiarezza che, per il diritto internazionale, i lanci di razzi palestinesi contro civili israeliani sono un “crimine contro l’umanità” mentre non […]Continua a leggere

Dieci domande a Hamas

Di Emanuel Baroz | 15 luglio 2014
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Dieci domande a Hamas

Dieci domande a Hamas Dieci domandine facili facili di cui non riesco a trovare le risposte. 1) Quanto avete investito in educazione, sanita’, occupazione, infrastrutture negli ultimi anni? E quanto nella costruzione di razzi e gallerie soterranee? 2) Di quanto è cresciuto il PIL nella striscia di Gaza rispetto ai vostri fratelli residenti in Cisgiordania? 3) Perchè continuate a ricevere gli aiuti umanitari che transitano attraverso i valichi dei vostri giurati nemici israeliani? 4) Perchè continuate ad utilizzare la corrente […]Continua a leggere

I media italiani al servizio della propaganda di Hamas: quell’atavico vizio duro a morire

Di Emanuel Baroz | 14 luglio 2014
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I media italiani al servizio della propaganda di Hamas: quell’atavico vizio duro a morire

I media italiani tifano Hamas più degli stessi palestinesi Duro a morire il vecchio riflesso automatico caro alla sinistra. Così giornali e tv sono più schierati di quelli del mondo arabo. Si scambia il cinismo di una fazione con una lotta indipendentista. di Gian Micalessin Ci risiamo. Al grido di «Palestina Mon Amour» quotidiani e telegiornali del Belpaese si lasciano alle spalle il cronico disinteresse per il resto del mondo e si lanciano in una gara all’ultimo articolo per raccontarci l’ennesima guerra tra Hamas e Israele. Ma mentre i nostri mezzi d’informazione ci regalano fremiti d’indignazione per la tragedia di Gaza, una stampa internazionale, solitamente assai più attenta agli affari del mondo, ci dispensa cronache assai più misurate. La differenza la fanno la storia e la politica. Da noi la questione palestinese è stata per decenni il cavallo di battaglia di una sinistra pretestuosamente anti-israeliana. E di una stampa devotamente allineata. Vittima di una sorta di complesso pavloviano la nostra stampa persevera nelle vecchie abitudini nonostante il principale partito della sinistra sia ormai nelle mani di un Matteo Renzi che proverebbe, probabilmente, un sincero imbarazzo a stringere la mano ad un capo fondamentalista.Continua a leggere

Israele sotto attacco. Anche mediatico

Di Emanuel Baroz | 13 luglio 2014
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Israele sotto attacco. Anche mediatico

“Orfanatrofio colpito e bimbi morti”. Non è vero di Michael Sfaradi Sderot – Per capire com’è una città che si trova sulla linea del fronte bisogna vedere Sderot. Strade deserte, negozi chiusi, la popolazione rintanata nei rifugi. E il posto dove non ci si può muovere se si è su una sedia a rotelle o si ha un bambino in braccio, in 15 secondi bisogna essere al sicuro. In questo centro del sud d’Israele anche le fermate degli autobus sono di cemento armato. I rifugi sono mostruosi cubi, anche questi di cemento armato, che possono ospitare fino a dieci persone, poggiati sui marciapiede a quindici secondi di distanza uno dall’altro. La gente di Sderot vive così da almeno 14 anni, quella di Gaza è da 9 anni sotto il tallone della dittatura islamica di Hamas. La fine di questo regime porterebbe a tutti benessere e libertà. Ma la guerra continua e siamo costretti ad aggiornare il conto del sangue. Secondo fonti palestinesi i morti sono saliti a 135, tra loro diversi capi di Hamas (fra i quali due nipoti di Ismail Haniyeh, che di Hamas è il leader politico), i feriti nell’ordine di diverse centinaia, i più gravi vengono trasportati in Israele attraverso il valico di Kerem Shalom. Impossibile sapere quale sia, all’interno della tragica statistica, la percentuale dei “veri” civili. Il ministero della Difesa israeliano ha rilasciato diversi filmati e foto scattate dai droni dove si vede che i lanci dei missili palestinesi vengono effettuati dai tetti dei palazzi civili o dalle strade vicine a scuole o moschee. Proprio ieri un razzo lanciato vicino a uno dei magazzini della Unrwa, l’ente dell’Onu che si occupa dei profughi palestinesi, ha colpito lo stesso magazzino, incendiandolo e distruggendolo. Il denso fumo nero era visibile a chilometri di distanza. Il portavoce di Hamas ha dichiarato durante una conferenza stampa che sono 570 i missili lanciati verso Israele negli ultimi tre giorni, e i lanci continueranno con la stessa intensità. «Stasera colpiremo Tel Aviv», ha annunciato. E ieri sera hanno risuonato esplosioni in città, le sirene come impazzite. Cosi anche a Gerusalemme. In Israele oltre gli ingenti danni si contano diversi feriti, alcuni anche gravi. Un uomo ad Ashdod è morto d’infarto durante un allarme, una donna ha perso la vita caduta dalle scale mentre correva nel rifugio. In molti richiedono assistenza psicologica, soprattutto per i bambini che sono terrorizzati proprio dal suono delle sirene e dalle esplosioni che si susseguono a ritmo intenso, per ogni missile lanciato la deflagrazione si somma a quella del razzo intercettore Iron Dome.Continua a leggere