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Londra, attacco antisemita: accoltellate due persone nel quartiere ebraico
Haniyeh (ex “premier” di Hamas): “Un esercito islamico per liberare Gerusalemme”
Haniyeh: un esercito per Gerusalemme in ogni paese islamico Gaza – “Un esercito per Gerusalemme in tutti i paesi arabi e islamici“, finalizzato a “liberare” la citta’ e “l’intera Palestina”. E’ l’appello rivolto da Ismail Haniyeh, ex premier di Hamas a Gaza, nonche’ numero due dell’ufficio politico della fazione palestinese. “La Brigata al-Qassam (il cosiddetto braccio armato di Hamas, ndr) e’ parte di questo esercito“, ha aggiunto Haniyeh, in un discorso pronunciato a Gaza, nel quale ha rimarcato “l’importanza di […]Continua a leggere
5 Giugno 1967, la Guerra dei Sei Giorni: quando Israele fu costretto a lottare per la propria sopravvivenza
1967: sei giorni per sopravvivere I nuovi documenti confermano che Israele fece di tutto per scongiurare il conflitto da un articolo di Michael B. Oren Le grandi guerre della storia finiscono per diventare grandi guerre sulla storia. Dopo solo pochi anni da quando l’ultimo soldato è tornato dal campo di battaglia, le più evidenti verità circa la natura del conflitto e le ragioni che l’hanno reso inevitabile subiscono l’assalto di revisionisti e contro-revisionisti la cui veemenza fa a gara con quella dei combattimenti reali. Poche di queste battaglie storiografiche sono tanto amare quanto quella che viene oggi combattuta sulle guerre arabo-israeliane, dove un drappello di sedicenti “nuovi storici” cinge d’assedio la narrazione fino a poco tempo fa inattaccabile della creazione e della sopravvivenza dello stato degli ebrei. L’insolita violenza del dibattito sulla storia arabo-israeliana è direttamente legata alla posta in gioco che è singolarmente alta. Gli avversari non competono semplicemente per un po’ di spazio sugli scaffali delle biblioteche universitarie. In realtà si scontrano su questioni che hanno un profondo impatto sulla vita di milioni di persone: la sicurezza di Israele, i diritti dei profughi palestinesi, il futuro di Gerusalemme. E i “nuovi storici” non fanno nemmeno finta di nascondere i loro obiettivi politici. Pubblicate dalle maggiori case editrici accademiche e ampiamente celebrate dai recensori, le interpretazioni dei “nuovi storici” hanno già largamente soppiantato quelle tradizionali. Tale successo non sarebbe stato possibile senza i documenti diplomatici resi disponibili da vari archivi governativi sulla base della norma per la declassificazione dopo trent’anni, che permette l’accesso a materiali precedentemente secretati: una regola in vigore nella maggior parte dei paesi occidentali. Incartamenti resi disponibili, ad esempio, dal Public Record Office britannico e dai National Archives statunitensi gettano nuova luce sulla diplomazia degli anni ’40 e ’50, in particolare per quanto concerne i paesi arabi i cui archivi, invece, restano sigillati a tempo indefinito.Continua a leggere
Il boicottaggio accademico contro Israele sfocia ormai nel ridicolo
All’istituto islamico si discute di diritti ma non è ammesso il professore israeliano di Marco Ventura Asher Maoz è uno dei più autorevoli studiosi di diritto ebraico, le sue pagine su diritti umani e religione sono una pietra miliare. Per la comunità scientifica internazionale, il professore di Tel Aviv è uomo di scienza, di dialogo e di dibattito. Ma per gli ebrei ultraortodossi è un laico che profana le fonti sacre; e per i musulmani radicali è un sionista in […]Continua a leggere
BDS contro tutti
BDS contro tutti Come il celebre “Pierino”, il BDS ne combina un’altra delle sue. Già, il movimento che dovrebbe aggiungere una “I” al suo acronimo, – vista l’ossessione esclusiva nel B-oicottare, D-isinvestire e S-anzionare solo I-sraele – nella sua “furia boicottatrice” finisce per attaccar briga con i palestinesi stessi. Da oggi in poi infatti è rottura con l’ANP, che ufficialmente considera il movimento come una minaccia per la Palestina. Ma come è potuta succedere una tale enormità? Ma non ci avevano sempre raccontato che il boicottaggio d’Israele fosse sostenuto proprio dall’Autorità palestinese? E i suoi seguaci non ci raccontano da sempre che i palestinesi sono tutti compatti a favore del boicottaggio e della delegittimazione di Israele? Sbagliato. Del resto qualcuno se n’era già accorto quando durante il funerale di Nelson Mandela, Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità palestinese -probabilmente frastornato per la morte del grande leader sudafricano – si lasciò sfuggire: “No, noi non sosteniamo il boicottaggio di Israele”. Insomma, le avvisaglie c’erano, così mentre nei campus universitari di Stati Uniti, Canada e mezza Europa gli attivisti del BDS erano salutati come “eroi che lottano per i diritti dei palestinesi”, a Ramallah – ironia della sorte – gli attivisti appartenenti al boicottaggio antiIsraeliano erano visti di cattivo occhio. E addirittura – pare – visti dai funzionari dell’Autorità palestinese come sobillatori. E’ vero che in passato alcuni attivisti BDS a Ramallah erano riusciti a prevenire anche una serie di incontri programmati tra israeliani e palestinesi a Ramallah e Gerusalemme est. Ed era altrettanto vero che l’Autorità palestinese cominciasse a preoccuparsi di come il BDS stava danneggiando le relazioni dei palestinesi con altri paesi.Continua a leggere
L’intesa tra Fatah e Hamas molto pericolosa per Israele
Quella pericolosa intesa Fatah-Hamas Abu Mazen sostiene che il nuovo governo Fatah-Hamas riconoscerà Israele e utilizzerà mezzi pacifici, ma i massimi esponenti di Hamas affermano esattamente il contrario Fatah e Hamas hanno annunciato lunedì il loro governo di unità palestinese. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva anticipatamente esortato il mondo a non riconoscere il nuovo governo Fatah-Hamas fondato su un’intesa che, ha spiegato Netanyahu, non solo accresce gli ostacoli sulla strada per la pace, ma “rafforza il terrorismo”.“Invito tutti i soggetti responsabili della comunità internazionale a non precipitarsi a riconoscere il governo palestinese di cui fa parte Hamas e che si regge su Hamas – ha detto Netanyahu – Hamas è un’organizzazione terroristica che propugna la distruzione di Israele, e la comunità internazionale non deve abbracciarla perché ciò non rafforzerà la pace: rafforzerà il terrorismo”. Condividiamo. Tuttavia sono state avanzate alcune argomentazioni a favore del governo di unità nazionale palestinese, ed è vero che i palestinesi sono in schiacciante maggioranza favorevoli all’intesa. Alcuni dicono che la riconciliazione tra Fatah e Hamas è un bene per la pace perché finalmente, dopo sette anni, i palestinesi avranno una sola dirigenza politica che rappresenti l’intero popolo palestinese. Israele non potrà più affermare che il governo di Abu Mazen rappresenta nella migliore delle ipotesi solo i palestinesi che vivono in Cisgiordania. Ma questi sostenitori della riconciliazione trascurano il fatto che Hamas continua a invocare la distruzione violenta dello Stato d’Israele. Proprio la scorsa settimana nella città di Gaza il “primo ministro” di Hamas Ismail Haniyeh ha detto ai giornalisti che la “resistenza che ha liberato la striscia di Gaza può liberare anche la Cisgiordania, Gerusalemme e il resto della nostra terra” (cioè cancellare Israele). Come ha riportato Khaled Abu Toameh sul Jerusalem Post, due dei massimi esponenti di Hamas, Khaled Mashaal e Mahmoud Zahar, hanno dichiarato che continueranno a usare la violenza contro Israele anche dopo la formazione del governo di unità nazionale, sottolineando che Hamas non ha alcuna intenzione di smantellare la sua ala militare, le Brigate Izzadin Kassam, nel quadro dell’accordo con Fatah. Zahar, in particolare, ha detto che Hamas intende sfruttare l’intesa di unità nazionale per spostare in Cisgiordania i suoi attacchi terroristici contro Israele. Ha anche detto che, una volta messo piede in Cisgiordania, gli uomini di Hamas prenderanno di mira i palestinesi che “collaborano” con Israele. “Chi ha detto che resteranno per sempre coloro che oggi gestiscono il coordinamento con Israele sulla sicurezza?” ha minacciosamente domandato Zahar, facendo riferimento alle forze di sicurezza di Fatah operative in Cisgiordania.Continua a leggere
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