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Ramallah (Cisgiordania): bambina israeliana ferita da terrorista palestinese

Di Emanuel Baroz | 6 ottobre 2013
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Ramallah (Cisgiordania): bambina israeliana ferita da terrorista palestinese

Ramallah (Cisgiordania): bambina israeliana ferita da terrorista palestinese Gerusalemme, 5 Ottobre 2013 – Noam Glick, una bambina israeliana di 9 anni, è stata ferita sabato sera da un terrorista penetrato a Psagot, comunità ebraica in Cisgiordania poco a nord di Gerusalemme, vicina alla città palestinese di Ramallah. La bambina ha sorpreso il terrorista con un’arma in mano nel giardinetto dietro casa e si è messa a gridare, mentre quello la colpiva, contribuendo probabilmente in questo modo a sventare un attentato […]Continua a leggere

Gaza: altra condanna a morte eseguita dal boia di Hamas

Di Emanuel Baroz | 3 ottobre 2013
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Gaza: altra condanna a morte eseguita dal boia di Hamas

Gaza: altra condanna a morte eseguita dal boia di Hamas Gaza, 2 Ottobre 2013 – Giustiziato per impiccagione, mercoledì in un edificio della sicurezza di Hamas, Hani Abu Aliyan, palestinese di 28 anni condannato per aver pugnalato a morte un conoscente durante una lite per denaro. L’esecuzione è avvenuta alla presenza dei parenti della vittima, una procedura che finora non veniva seguita a Gaza. Secondo alcune fonti giornalistiche l’impiccagione di Abu Alyan sarebbe la 30esima esecuzione compiuta dalle autorità palestinesi […]Continua a leggere

Netanyahu all’Onu: “Il presidente iraniano Rohani è un lupo vestito da pecora”

Di Emanuel Baroz | 2 ottobre 2013
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Netanyahu all’Onu: “Il presidente iraniano Rohani è un lupo vestito da pecora”

Riportiamo qui di seguito la traduzione integrale dell’intervento del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, avvenuto lo scorso 1° ottobre 2013, per la cui stesura ringraziamo i numerosi amici che ci hanno aiutato. Buona lettura. Netanyahu all’Onu: “Il presidente iraniano Rohani è un lupo vestito da agnello” Grazie Signor Presidente, Sono profondamente onorato e privilegiato di poter presenziare qui davanti a voi oggi in rappresentanza dei cittadini dello Stato di Israele. Siamo un popolo antico, che risale fino a oltre 4.000 anni fa, a partire da Abramo, Isacco e Giacobbe. Abbiamo viaggiato attraverso il tempo. Abbiamo superato le più grandi avversità . E abbiamo ristabilito la sovranità del nostro stato nella nostra patria ancestrale, la terra di Israele . L’odissea del popolo ebraico attraverso il tempo ci ha insegnato due cose: non perdere mai la speranza , rimanere sempre vigili. La speranza ti spinge a progettare il futuro . La vigilanza lo protegge . Oggi la nostra speranza per il futuro è sfidata da un Iran dotato di armi nucleari che cerca la nostra distruzione . Ma voglio che voi sappiate : non è sempre stato così . Circa 2500 anni fa , il grande re persiano Ciro mise fine all’esilio babilonese del popolo ebraico. Egli pubblicò un famoso editto nel quale venne proclamato il diritto degli ebrei di tornare nella Terra di Israele e di ricostruire il Tempio ebraico di Gerusalemme. Questo è un decreto persiano , e fu l’inizio di una storica amicizia tra ebrei e Persiani , che durò fino ai tempi moderni. Ma nel 1979  un regime radicale di Teheran ha cercato di porre fine a quella amicizia: oltre ad essere intento a schiacciare le speranze del popolo iraniano per la democrazia, ha anche portato grida selvagge di “Morte agli ebrei !”.  Da allora si sono succeduti vari presidenti dell’Iran. Alcuni sono stati considerati  moderati, altri sostenitori della linea dura . Ma hanno tutti servito quello stesso credo che non perdona, lo stesso regime che non dimentica – quel credo propugnato e applicato dal vero potere in Iran , il dittatore conosciuto in Iran come il leader supremo , l’Ayatollah Khomeini prima e ora l’Ayatollah Khamenei. Il Presidente Rouhani , come i presidenti che lo hanno preceduto, è un fedele servitore del regime. E ‘stato uno dei soli sei candidati cui il regime ha consentito di candidarsi alle elezioni. Quasi 700 altri candidati sono stati respinti.Continua a leggere

La Smemoranda e Shimon Peres: una frase infelice che mostra il pregiudizio antisraeliano di chi la pubblica

Di Emanuel Baroz | 1 ottobre 2013
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La Smemoranda e Shimon Peres: una frase infelice che mostra il pregiudizio antisraeliano di chi la pubblica

La Smemoranda e Shimon Peres: una frase infelice che mostra il pregiudizio antisraeliano di chi la pubblica Roma, 30 Settembre 2013 – Dura presa di posizione del Presidente dell’Ucei (Unione delle Comunità Ebraiche italiane) Renzo Gattegna contro la pubblicazione sulla agenda “La Smemoranda”, molto diffusa anche tra i giovani, di una frase decisamente infelice nei confronti di Shimon Peres: “È inquietante e infelice l’uscita che appare nella rubrica Prof&Stud del Diario Smemoranda 16 mesi, là dove si legge: L’alunno M, […]Continua a leggere

Rohani e la Shoah: quelle dichiarazioni mai fatte

Di Emanuel Baroz | 28 settembre 2013
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Rohani e la Shoah: quelle dichiarazioni mai fatte

Decriptare l’iraniano Rohani L’“apertura” sull’Olocausto è la conferma della sua ambiguità I media internazionali – a partire da quelli italiani – si sono innamorati della “moderazione” del presidente iraniano, Hassan Rohani, si sono fatti conquistare dalla “operazione charme” del leader di Teheran, la tentazione di dargli una chance, di credergli, è forte. Così la “grande apertura” di Rohani sull’Olocausto, durante l’intervista alla Cnn, ha occupato i titoli dei giornali, pareva di sentire anche il sospiro di sollievo che accompagnava la notizia. Secondo l’agenzia iraniana Fars, il presidente non ha detto la parola “Olocausto”, cosa probabile dal momento che i dirigenti iraniani non la usano mai in pubblico (la Cnn dice che il traduttore dal farsi era stato scelto dalla delegazione iraniana e conferma la traduzione del giro di parole che suona come “i crimini dei nazisti contro gli ebrei”), ma certo Rohani ha condannato i crimini dei nazisti contro gli ebrei e contro i non ebrei, anche se poi è andato avanti, è andato oltre. Ed è questo il punto: ha detto che “togliere la vita umana è contro la nostra religione”, soprattutto ha detto che “questo non significa che si può dire che i nazisti hanno commesso un crimine contro un gruppo, e allora loro devono usurpare la terra di un altro gruppo e occuparlo. Anche questo è un atto che deve essere condannato”. E’ la solita parificazione dell’incomparabile: il bilancio sessantennale della crisi arabo-israeliana conta 16.000 palestinesi (inclusi i militari) uccisi da israeliani, a fronte di ben 20.000 palestinesi uccisi per mano araba o addirittura palestinese. Più che un riconoscimento dell’Olocausto, si tratta di uno sfregio che conferma le ambiguità del neo presidente iraniano e della leadership di Teheran. Rohani vuole ribaltare l’immagine del paese data dal suo predecessore Ahmadinejad: deve uscire dall’isolamento e deve allentare quelle sanzioni che stanno distruggendo la sua economia, e lo fa con il suo tono felpato, ammiccante, elegante. Là dove Ahmadinejad sfidava, Rohani tratta. Là dove Ahmadinejad gridava, Rohani sussurra.Continua a leggere