La legittima difesa internazionale

 
admin
4 marzo 2008
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LA LEGITTIMA DIFESA INTERNAZIONALE

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Da anni, senza indossare una divisa e facendosi scudo della popolazione civile, i terroristi palestinesi sparano razzi sulle città israeliane. Sperano che ammazzino dei civili e ogni tanto, malgrado i brevi preavvisi delle autorità locali e la corsa ai rifugi, ci riescono. Ovviamente le proteste della popolazione israeliana sono state altissime ma il governo di Gerusalemme non ha saputo come fare per arrestare questo stillicidio di attacchi. Dal canto suo la comunità internazionale ha considerato i missili sugli israeliani un inconveniente meteorologico. È andata così finché i palestinesi non hanno migliorato la mira e la gittata dei loro razzi: allora la protesta dei cittadini è salita alle stelle ed ha provocato l’azione militare in atto. Tutto questo sembra normale e non è.

Non è normale che la società internazionale – tanto sensibile da piangere sulla morte di uno o due bambini colpiti per sbaglio – consideri ammissibile che i palestinesi i civili cerchino di colpirli intenzionalmente. Soprattutto non è normale che consideri “risposta non adeguata” un’azione militare mirante alla distruzione dei missili e dei terroristi che li lanciano. E tuttavia non è questo l’argomento di queste righe. Ciò che interessa è commentare il concetto di “risposta adeguata”.

Se il nemico che attacca è disposto a perdere cento uomini, non è risposta adeguata uccidere cento dei suoi uomini. Se si vuole evitare l’attacco, bisogna convincerlo che ne perderebbe non cento ma mille o duemila. La dissuasione funziona quando si minaccia una dolorosa asimmetria. La risposta è “adeguata” quando, di fatto, è in grado di convincere l’avversario. A un nemico ragionevole, basta minacciare un male appena più grande, a dei fanatici a volte non basta neppure dire “ucciderò dieci dei tuoi per ognuno dei miei”. La risposta adeguata non è scritta nelle stelle: è esattamente quella capace di ottenere l’effetto di dissuasione. Quand’anche bisognasse attuare un massacro.

Le critiche rivolte a Tsahal sono assurde. Visto che il governo locale, democraticamente eletto, è d’accordo con i terroristi, quell’esercito avrebbe il diritto di distruggere tutto, nella Striscia di Gaza, fino a coprire il raggio d’azione dei missili. In realtà si limita ad un’azione mirata a colpire i colpevoli, anche se ci sono danni collaterali. I coraggiosi assassini infatti si mescolano alla popolazione civile.

Ma forse è anche assurda l’azione di Tsahal. Perché c’è una risposta più semplice. Il codice penale italiano prevede la legittima difesa all’art.52: “Non e’ punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”. Se dunque Israele rispondesse ai missili palestinesi con un’azione simmetrica e contraria, cioè con missili fatti cadere a pioggia sulle città palestinesi, o sulla stessa Gaza, eserciterebbe il diritto alla legittima difesa. Ovviamente, sulla base della dottrina della dissuasione, dovrebbe inviarne cinque o dieci per ognuno che ha ricevuto, e certo non le si potrebbe rimproverare di avere missili più potenti e più precisi di quelli di cui dispone Hamas. Quando poi i palestinesi cominciassero a vivere nell’angoscia in cui sono vissuti fino ad ora gli abitanti di Sderot, chissà che non comincerebbero a capire che senso ha il divieto di uccidere i vicini di casa . Questa sarebbe la “difesa proporzionata all’offesa”.

Il mondo non si rende conto che il proprio atteggiamento, nei confronti di Israele, è pericoloso. La reazione furente all’ingiustizia può condurre un paese civile come la Gran Bretagna a bruciare vivi, intenzionalmente, cento o duecentomila civili colpevoli solo di essere tedeschi, come è avvenuto a Dresda. Chi, magari sostenuto dall’opinione pubblica internazionale o dall’Onu, crede di potere minacciare impunemente di morte sei milioni di ebrei non si rende conto che, dinanzi alla concreta prospettiva di un nuovo olocausto, Gerusalemme ucciderebbe tutti i palestinesi e tutti gli iraniani. Non sei milioni di nemici, ma dieci volte tanto.
Poi, come si dice, non ci rimarrebbero neanche gli occhi per piangere.

Gianni Pardo – 2 marzo 2008

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