La carica degli antisemiti “made in Italy”

 
Emanuel Baroz
12 gennaio 2009
35 commenti

La carica degli antisemiti “made in Italy”

174109-gaza1Il Medio Oriente prende fuoco e da noi la piazza si riempie subito di ultrà pro palestinesi. Da Nord a Sud: in ogni città riecheggiano i monocordi ritornelli contro Tel Aviv. E siccome tutte le armi vanno bene per esprimere l’odio nei confronti di Israele, al sindacato è venuto in mente persino di prendersela con i pompelmi Jaffa e con qualsiasi altro prodotto proveniente dall’unica democrazia del Medio Oriente. Al grido di «boicottiamo Israele», la Federazione lavoratori agro industria ha recentemente chiesto di non comprare alcunché made in Israel: «Controllate il codice a barre – il loro slogan -. Se inizia con 729, rimettete in tasca il portafogli» (anche se in realtà la prima proposta venuta dal sindacato FLAICA, riguardava il boicottaggio dei negozi degli ebrei di Roma, ed è per questo che è coppiato il pandemonio,ndr). Chiaramente s’è scatenato il putiferio e persino il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, infastidito, ha dovuto frenare: «Trovo delirante la proposta di boicottaggio dei negozi ebraici»  . Il sindacato ha fatto dietrofront, precisando che la proposta era solo quella di non acquistare nulla di israeliano.

Tutto rientrato? Macché. Impietoso e tranchant Ferrero: «Quando uno fa una cazzata si deve limitare a fare un comunicato per dire “ho fatto una cazzata” e non precisare alcunché». Soltanto Gianni Vattimo ha fatto peggio augurandosi che i terroristi si dotassero di missili più efficaci e prendendo una posizione ancora più radicale: «Avrebbe più senso bloccare tutte le importazioni da Israele e consegnare ai supermercati un modulo in cui si spiega perché ci si rifiuta di comprare certi prodotti».

Pure il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha detto la sua sul boicotaggio («idea folle e criminale») e s’è subito beccato una sequela di insulti: offese sui muri, striscioni, scritte cariche d’odio. «Alemanno boia» era il più delicato, apparso sotto il cielo di Roma. Altro bersaglio: il presidente della comunità ebraica della capitale, Riccardo Pacifici. «Hamas fino alla vittoria» e ingiurie a raffica pure per lui. Persino molti esponenti del Pd arrossiscono e stigmatizzano la piazza. Uno su tutti, Vincenzo Vita: «Allucinante che vi possa essere una ripresa dell’antisemitismo. O che qualcuno disegni svastiche o minacci di boicottare negozi…».

A Mestre però sono continuati i blitz anti israeliani e non si contano più i palazzi imbrattati in città: bombolette in azione per disegnare un po’ ovunque stelle a cinque punte, falci e martelli e il solito «Israele brucerai». Venerdì scorso la sede della compagnia marittima israeliana Zim Line è stata addirittura presa d’assalto da cinque uomini incappucciati, provenienti dall’area dell’anarco insurrezionalismo per «rappresaglia per la strage di civili a Gaza»: telecamere spaccate, armadi rovesciati, caos generale.

E poi cortei e manifestazioni in tutto il Paese con la sinistra e i sindacati a braccetto degli imam e degli arabi più intransigenti. A Torino, tensione alle stelle quando tra i duemila scesi in piazza è comparsa la solita bandiera bianco azzurra poi cosparsa di benzina e data alle fiamme in uno sventolio di vessilli di Hamas e Hezbollah. Bruciato pure un carro armato di cartone. Fiamme e preghiere davanti al consolato Usa a Firenze, dove a sfilare c’erano anche quelli di Rifondazione e Pdci. E gli accendini erano roventi pure a Milano, dove durante la quarta manifestazione in sette giorni è stato incenerito un lenzuolo bianco con la stella di David. E sempre a Milano sono stati trascinati nel corteo persino dei bambini, costretti a tenere in mano bandiere di Israele imbrattate con la svastica. Desolato il commento di Daniele Nahum, presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia: «Siamo vicini a questi giovani che purtroppo hanno dei genitori irresponsabili».

(Fonte: Il Giornale, 11 Gennaio 2009)

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  • #1Micol

    Risibile e pericoloso definire antisemita chiunque sia preoccupato per la strage in corso a Gaza
    Questo tipo di espedienti aumenta l’antisemitismo, quando rifiutiamo la critica etichettando come razzisti quelli che non ci danno ragione, vuol dire che siamo a corto di argomenti e di ragioni.

    Forse qualcuno è davvero contento che Israele sia diventato l’avamposto di Gasparri in Medioriente, in futuro ricorderemo questa gente come gli assassini dell’idea sionista

    13 Gen 2009, 00:10 Rispondi|Quota
  • #2Enzo

    Io non sono a corto di argomenti e ragioni e te li espongo molto succintamente, Micol:

    Rockets fired at Israel from Gaza since Israel unilaterally withdrew in 2005:
    6,700 +

    Rockets fired at Israel from Gaza in 2008 alone:
    3,400 +

    Rockets fired at Israel from Gaza since the Operation began on 27 Dec 2008:
    600 +

    Number of trucks carrying humanitarian supplies into Gaza during the first week of the Operation:
    Over 585 & 10 ambulances

    Total Humanitarian aid sent to Gaza since 26 Dec 2008:
    Over 14,000 tons

    Concludo chiedendoti: ma se, come scrivi tu, e’ “antisemita chiunque sia preoccupato per la strage in corso a Gaza”, come definiresti tu quelli che per anni hanno fatto finta di niente quando in Israele saltavano per aria autobus pieni di inermi civili?

    Solo un nome mi dovresti far la cortesia di darmi. Uno solo…

    13 Gen 2009, 00:22 Rispondi|Quota
  • #3Piero P.

    … magari se invece di dire che tutti se la prendo “con Tel Aviv”, si poteva anche, correttamente dire “con Gerusalemme”, o no?

    13 Gen 2009, 00:54 Rispondi|Quota
    • #4Emanuel Baroz

      Hai ragione Piero…questo dismotra come anche noi – purtroppo – ci siamo ormai assuefatti ad un modo di affrontare gli argomenti da parte dei mass media italiani che è profondamente sbagliato

      13 Gen 2009, 01:24 Rispondi|Quota
  • #5Luca

    Israele è una vergogna, un errore storico imperdonabile.
    Indifendibili assassini!

    13 Gen 2009, 02:31 Rispondi|Quota
  • #6Edgar

    Caro Luca, la VERGOGNA è che ci siano ancora delle persone che la pensano come te!

    13 Gen 2009, 10:02 Rispondi|Quota
  • #7Alex

    Ragazzi, le risse non fanno onore all’intelligenza delle parti. Con buona pace di tutti, lo Stato d’Israele è uno stato democratico, per quanto si possa condividere o meno le scelte militari del governo.

    Affermare che “israele sia un errore storico” o tutti gli ebrei sono assassini è un’affermazione falsa e che fa progredire il confronto. Sarebbe come se io dicessi che tutti gli arabi o gli islamici siano “tagliatori di teste” o “lapidatori di donne”.

    Puoi credere o meno che Israele sia intervenuta militarmente per difendere il proprio territorio, ma è solo una questione di prospettive. Cercare di comprendere le ragione “dell’altro” è l’atteggiamento che mi piacerebbe riconoscere nelle parti.

    13 Gen 2009, 11:25 Rispondi|Quota
  • #8Luca

    Bene, allora radete al suolo la città dove risiedo, così, tanto per continuare con i vostri metodi.

    Il mio è un parere molto, molto profondo, forse non condivisibile, ma profondo e non violento sul quale sarei disposto a parlarne, educatamente con chiunque.
    Ho troppo rispetto per la religione ebraica, come per tutte le altre, per non rimanere inorridito di fronte ad uno “squasso” simile. Sono certo, caro Edgar, che la visione del sangue che scorre a fiumi tocca anche la sensibilità di uno che, come te, ha dovuto fare direttamente o indirettamente (non conosco la tua età) i conti con un passato di sofferenze atroci.
    A me, il sangue indigna; quello di un bambino mi rende feroce.
    Sono quello che pensa che i tedeschi dovrebbero camminare con il capo chino, tutti indistintamente in silenzio per l’eternità per espiare la colpa dei loro avi;
    capisci bene che ogni tentativo, da parte di chiunque, di farmi passare da razzista scatenerebbe l’ilarità di tutti coloro che mi conoscono.
    Cordialmente Luca

    13 Gen 2009, 13:12 Rispondi|Quota
  • #9Luca

    Caro Alex,
    non affermo che tutti gli ebrei sono assassini, dico solo che, ed è sotto gli occhi di tutti, Israele pone in essere delle misure sanguinarie e non accettabili. Gli ebrei in tutto questo casino non c’entrano affatto(!)

    ERRORE STORICO
    Per quanto riguarda l’errore storico, parere personale che comprendo sia difficilmente condivisibile, affermo di essere per il mantenimento dello Status Quo, sempre ed in ogni caso. Così come rilevo essere stato un’errore storico commesso da stolti con una storietta centenaria come gli americani, la nascita di Israele, lo sarebbe altrettanto ipotizzarne la sua fine, cosi come
    lo è stato la frantumazione dell’URSS o la globalizzazione e tanto altro ancora di tutto ciò che va ad intaccare gli equilibri esistenti.

    TERRORISMO
    Noi occidentali ci giochiamo un pò con questa parola; ci conviene, serve ad ammorbidire ogni vergognoso vomito di tritolo che quà e là scarichiamo di tanto in tanto dove ci fa comodo.
    Lo sapete a quando risalgono i primi attentati terroristici della storia dell’umanità?
    Esattamente nel periodo precedente alla nascita di Israele, a Roma e Londra, e furono ad opera di coloro che volevano dare una “spintina” ai recalcitranti inglesi che, più degli americani avevano (e come ti sbagli…) qualche interesse in quella zona.
    Definire terroristi i georgiani nei confronti dei russi, i musulmani di noi occidentali e i palestinesi nei confronti degli israeliani è un esercizio miope che tende a nascondere il sudicio sotto al tappeto.
    Se terrorista è colui il quale si fa esplodere dopo aver avuto il figlio dilaniato dalle “bombe buone” equivarrebbe a dire che gli ebrei, nel periodo dell’olocausto, non avrebbero dovuto reagire neppure se fossero stati in grado di farlo.

    CONVENZIONI
    Mi giunge notizia che Israele avrebbe riferito che le armi usate nelle operazioni militari sarebbero tutte consentite dalle convenzioni:
    Le bombe a grappolo che tanto intelligenti ed adatte ad operazioni chirurgiche volte a risparmiare obiettivi civili non dovrebbero essere.
    Le “Willy Peter” come vengono chiamate nel gergo militare dalle iniziali di “whitephosphorus” che, «sono bombe fumogene, ma un pò di fosforo nelle munizioni c’è». È questa la prima ammissione, arrivata lunedì da una fonte israeliana citata dalla Radio svizzera italiana, sull’uso di bombe al fosforo bianco. La fonte non ha fornito informazioni sulla quantità di fosforo bianco
    presente nelle munizioni usate da Israele. Solo un pò, aggiungo io…

    Ah, le convenzioni… quando ci muore un figlio tra le braccia, prima di reagire dovremmo imparare a capire se ucciso da armi ammesse dalle convenzioni internazionali oppore no e nel caso, non lamentersi troppo…

    MINACCE AI GIORNALISTI
    Un pò mafiosetto come sistema quello di minacciare di morte i familiari di giornalisti italiani e francesi che raccontano il dramma di Gaza ed altrettanto mafiosetto è il modo in cui questa notizia non viene riportata con l’enfasi che merita da nessun notiziario nostrano.
    Non miglior sorte riservata ai giornalisti israeliani:
    – Tel Aviv (12 gennaio) – «Piccolo Yonatan, siamo stufi di te e puoi anche andare a farti …, da parte mia».
    Firmato: «Oded Tirah (uno dei principali industriali di Israele, ndr) e i bambini del sud di Israele che se la fanno addosso per la paura».
    E’ quanto si legge su mezza pagina del quotidiano Maariv, in uno strabiliante annuncio a pagamento senza precedenti nel suo genere. L’annuncio è diretto contro Yonatan Ghefen, un anziano columnist dello stesso giornale che nelle ultime settimane ha duramente criticato la operazione Piombo fuso.
    «Prima di essere sionista, e lo sono, io sono un umanista» ha spiegato oggi Ghefen che ha trovato molto umiliante che il suo giornale, dove lavora da 40 anni, abbia accettato di pubblicare un annuncio del genere. «È giusto partecipare al dramma della popolazione israeliana colpita dai razzi palestinesi, ma non possiamo certo dimenticare i cadaveri delle vittime civili a Gaza».
    Ghefen ha raccontato di ricevere anche minacce di morte.

    – Oggetto di un’altra petizione, stavolta on line, è la presentatrice del telegiornale del canale commerciale Canale 2, Yonit Levy, “colpevole” di essere apparsa commossa alla vista dei cadaveri di civili palestinesi. La petizione, che ha raccolto in pochi giorni 32 mila firme, è intitolata «Yonit Levy, a casa!». «Non è possibile – si legge nel testo – che nello stato di Israele, durante un conflitto e anche in via generale, una presentatrice esprima un eccesso di pietà verso i palestinesi e manifesti le sue idee
    estremiste di fronte a tutti».

    Questo episodio ha destato viva apprensione nel commentatore politico della televisione Commerciale Canale 10 Raviv Drucker, secondo cui va notata in particolare la acquiescenza dei colleghi della stampa di fronte ad attacchi così pesanti.

    Altro?

    Cordialmente Luca

    13 Gen 2009, 14:19 Rispondi|Quota
  • #10Lorenzo

    Luca
    credo che sia estremamente contraddittorio per uno che si considera possessore di un pensiero profondo scrivere una gigantesca falsità, del tipo che i primi terroristi nella storia dell’umanità sono stati i sionisti che volevano fare pressioni sul mondo occidentale perché gli Inglesi lasciassero la Palestina. Leggiti un po’ di libri, guarda un paio di documentari…ti basterà poco per sapere che è piena la storia dell’umanità di persone che si sono immolate per la libertà dei propri paesi o per un’ideale (come all’epoca era il sionismo). Per citarne solo 2, italiani che magari ti suonano anche familiari: Guglielmo Oberdan o Gaetano Bresci…e loro venivano parecchio prima del 1917 o del 1948…
    Ma precisato questo c’è da dire che il problema grosso è che Israele sta dando un’immagine di sé obbiettivamente indifendibile:
    ha assediato per 2 anni e mezzo una popolazione di 1 milione di persone in una striscia di terra di 40 per 15km, rendendo Gaza il posto sulla terra con la più alta densità abitativa creando a tanti (non tutti) innocenti altissimi disagi (hai voglia a mandare aiuti umanitari!!!) ; ha chiuso da terra e da mare ogni accesso per cercare di piegare una popolazione che aveva votato il partito sbagliato. Già per questo (segregazione di una popolazione) si è macchiata di un crimine contro l’umanità che pochi gli hanno contestato.
    Ha comunque fallito.
    Allora a fronte della reazione violenta, provocatoria e pericolosa ma relativamente innocua di questo popolo ridotto allo stremo ha risposto con una violenza, un’ostinazione e una sproporzione che ha scosso il mondo e indignato tantissimi, risvegliando facili e penosi antisemitismi. Ha costretto i suoi sostenitori a giustificazioni estremiste, tanto poco umane quanto poco sinceramente credibili, o ad arrampicarsi su elaborate e parziali ricostruzioni degli eventi, oppure al silenzio…Contravvenendo alle convenzioni (crimine di guerra), tenendo lontani i giornalisti, bombardando un posto che è una trappola senza via d’uscita, imputando le stragi di innocenti (altro crimine di guerra) come opera dei miliziani che con questi si fanno scudo
    (Come starnutisci a Gaza attacchi il raffreddore a 4 persone, se butti una bomba per ucciderne una quante ne colpisci? I miliziani dovrebbero forse tutti accamparsi nel deserto? Israele è proprio obbligata a bombardare dove sa già che ci saranno molti più morti innocenti che colpevoli?)
    Israele dà un’immagine di sé odiosa e prepotente che la allontana sempre di più dal resto del mondo.
    Questa guerra non porterà a niente: non alla pace in casa perché per ogni miliziano ucciso altri cinque sopravvissuti si arruoleranno nei movimenti estremisti; Hamas non accetterà mai una tregua perché ogni morto è un martire e ogni martire è un punto a favore;
    non alla distensione internazionale perché i governi musulmani, che non aspettano altro, potranno di nuovo e con ancor più furore aizzare le folle e distrarle a guardare il “grande male” e la popolazione internazionale, che già qualche hanno fa in una famosa statistica sosteneva di temere Israele più di ogni altro paese al mondo, è oggi ancora più convintamente anti-israeliana.
    Insomma la situazione è da tanto tempo ormai incancrenita e forse indistricabile, certo è che da un paese e da un popolo come quello ebraico, di un peso, una cultura, una storia, un’esperienza millenaria molti come me si aspettano azioni diverse dal barbaro macello del prossimo.
    Ad oggi, parlando di questa azione intrapresa il 27 dicembre, ma direi dall’assedio del 2006, purtroppo Israele è indifendibile…

    14 Gen 2009, 00:00 Rispondi|Quota
  • #11Stefano

    Reputo questo testo molto interessante e chiarificatorio, su una delle questioni che da sempre infiamma il conflitto israelo-palestinese e della quale si parla ancora troppo poco.

    Forwarded message ———-
    From: antonio lupo
    Date: 2009/1/14
    Subject: [contrattoacqualiguria] guerra per l’acqua in Palestina
    To: contrattoacqualiguria

    Ricevo da frei gilvander (minas gerais-brasile) e invio (tradotto)
    antonio lupo

    L’acqua (che nessuno vede) nella guerra di Ana Echevenguá1 traduzione
    di Antonio Lupo – Comitato Italiano [email protected] Sem terra

    “Oltre le notizie sul conflitto in MedioOriente, c’è una battaglia per
    il controllo delle limitate risorse idriche nella regione. Sebbene la
    disputa tra Israele e i suoi vicini si concentri nel modello terra per
    pace, ”c’è una realtà storica di guerre per l’acqua”: le tensioni
    sulle fonti del Fiume Giordano, localizzate nelle colline del Golan,
    hanno preceduto la Guerra dei Sei giorni”. Raymond Dwek – The
    Guardian, [24/NOV/2002]

    La nostra sopravvivenza sulla Terra è minacciata. Senza mangiare
    l’essere umano resiste fino a 40 giorni; senza acqua muore in 3
    giorni. Siamo acqua! Ma, mentre la popolazione mondiale si moltiplica
    e l’inquinamento aumenta, le fonti di acqua scompaiono.

    Nell’attuale guerra di Israele a Gaza -, perchè i media
    sensazionalisti non parlano dell’acqua, una delle cause più importanti
    dei conflitti in Medio Oriente?

    Medio Oriente… uma regione dove l’acqua vale più del petrolio… E
    sempre ci fanno credere che le guerre si fanno per la conquista delle
    riserve del petrolio.

    E la conquista delle riserve di acqua? Nel 1997, l’allora
    vice-direttore generale dell’UNESCO, Adnan Badran, nel seminario
    “Acque transfrontaliere: fonte di pace e guerra” (dove si dibattè
    sulle acque del Mar Aral, del Fiume Giordano e del Nilo…) disse che
    “l’acqua sostituirà il petrolio come principale fonte dei conflitti
    nel mondo”.

    Israele ha seri problemi com le risorse idriche, ma detiene il
    controllo dell’acqua, sia della sua che di quella della Palestina.
    Oltre a limitare l’uso dell’acqua, lotta per espandere il suo
    territorio per ottenere il controllo dell’accesso a questa risorsa
    naturale . E’ “padrone” delle:

    – acque superficiali: bacino del fiume Giordano (compreso l’alto
    Giordano e i suoi affluenti), il mare di Galilea, il fiume Yarmuk e il
    basso Giordano;

    – acque sotterranee: i 2 grandi sistemi di acquiferi: l’acquifero
    della Montagna (totalmente sotto il suolo della Cisgiordania, com una
    piccola porzione sotto lo Stato di Israele), l’acquífero di Basin e
    l’acquifero Costiero che si estende per quasi tutta la fascia
    litoranea israeliana fino a Gaza.

    Queste acque sono ‘transfrontaliere’, sono risorse naturali condivise.
    Secondo una recente mappatura dell’UNESCO, il 96% delle riserve di
    acqua dolce mondiale sono in acquiferi sotterranei, condivisi da
    almeno due paesi.

    Ci sono regole internazionali per l’uso di queste acque, alcune delle
    quali obbligano Israele a fornire acqua potabile ai palestinesi.

    Ma Israele non condivide l’acqua; queste regole internazionali non
    prevedono coazione o coercizione; sono lettera morta. Il Tribunale
    Internazionale di Giustizia finora ha condannato solo uno di questi
    casi correlato ad acque internazionali.

    La strategia di Israele é un’altra. Nel 1990, il giornale Jerusalém
    Post pubblicò che “é diffícile concepire qualsiasi soluzione política
    coesistente com la sopravvivenza di Israele che non contempli un
    completo e continuo controllo israeliano dell’acqua e del sistema
    fognario, e dell’infra-struttura associata, compreso la distribuzione,
    la rete di strade, essenziale per la sua operatività, manutenzione e
    accessibilità”2. Parole del ministro dell’agricoltura israeliano sulla
    necessità di Israele di controllare l’uso delle risorse idriche della
    Cisgiordania tramite l’occupazione di quel territorio.

    L’Accordo di pace di Oslo del 1993, ad esempio, prevedeva che i
    palestinesi avessero maggior controllo e accesso all’acqua della
    regione.

    In quell’epoca, secondo il professore della Hebrew University, Haim
    Gvirtzman, dei 600 milioni di metri cubi di acqua prelevati
    annualmente dalle fonti della Giudea e Samaria, gli israeliani ne
    usavano quasi 500 milioni, soddisfando circa un terzo delle proprie
    necessità idriche. Secondo il professore, questo ha generato un
    ‘diritto acquisito sull’acqua’. Interrogato sull’accesso dei
    palestinesi all’acqua, il professor rispose che “Israele deve
    preoccuparsi solamente in misura minima della vita palestinese, nulla
    di più, il che significa fornitura di acqua solo per le loro necessità
    urbane, cioè circa cinquanta/cento milioni di metri cubi all’anno.
    Israele é capce di sopportare questa perdita. Pertanto, non dobbiamo
    permettere che i palestinesi sviluppino qualsiasi attività agricola,
    perchè tale sviluppo porterebbe danno a Israele. Certamente, non
    permetteremo mai ai palestinesi di fornirsi delle necessità idriche
    della Fascia di Gaza tramite l’acquifero Montano. Se purificare
    l’acqua del mare è una soluzione realistica, allora lasciamo che lo
    facciano per le necessità dei residenti della Fascia di Gaza”3.

    E nella Guerra per l’Acqua tutto vale: gli israeliani bombardano
    cisterne di acqua, grandi o piccole (molte volte poste sui tetti delle
    case) , confiscano le pompe d’acqua, distruggono pozzi, proibiscono di
    cercare nuovi pozzi e nuove fonti di acqua (la Cisgiordania, nel 2003,
    contava su circa 250 fonti illegali e la Fascia di Gaza, su più di 2
    mila). Israele irriga il 50% delle terre coltivate, ma l’agricoltura
    in Palestina esige una previa autorizzazione.

    Perciò il furto di acqua dalle condutture di Israele é comune in quella regione.

    La regola del gioco è questa: mentre il palestinese non há accesso
    all’acqua per bere, l’israeliano si è abituato a un uso senza
    restrizioni.

    In questa situazione, si può immaginare un’altra forma di uso
    condiviso delle risorse idriche nei prossimi anni? Si può immaginare
    la sopravvivenza di uno stato e, in questo caso, della Palestina,
    senza il controllo effettivo dell’accesso e della distribuzione
    dell’acqua di cui ha necessità?

    Dal 1948, Israel da la priorità a progetti, anche bellici, per
    garantirsi il controllo dell’acqua nella regione. Tra questi:

    – la costruzione dell’Acquedotto Nazionale (National Water Carrier);

    – nel 1967, si è annessa i territori palestinesi di Gaza e
    Cisgiordania e há levato alla Síria le Colline del Golan, ricche in
    fonti di acqua, per controllare gli affluenti del Giordano. Riguardo a
    questa guerra, Ariel Sharon disse che l’idea era nata nel 1964, quando
    Israele decise di controllare la fornitura di acqua;

    – nel 2002, la costruzione del ‘muro di sicurezza’ permise il
    controllo israeliano di quasi la totalità dell’acquifero del Basin,
    uno dei tre maggiori della Cisgiordânia, che fornisce 362 milioni di
    metri cubi di acqua all’anno. Secondo Noam Chomsky, “il Muro há già
    recinto alcune delle terre più fertili del lato orientale. E, fatto
    cruciale, estende il controllo di Israele sulle risorse idriche
    critiche, di cui Israele e i suoi insediamenti possono appropriarsi
    cone vogliono…”4. Già prima del muro, metà dell’acqua forniva gli
    insediamenti israeliani. Con la distruzione di 996 chilometri di
    condutture d’acqua, alla popolazione palestinese che vive vicino al
    muro manca l’acqua da bere;

    prima di restituire (simbolicamente) la fascia di Gaza, Israele há
    distrutto le risorse idriche della regione. E, ad oggi, non c’è
    infrastruttura idrica nelle regioni palestinesi.

    Quanti parlano di queste cose??? Nel 2003, alla 3ª Conferenza Mondiale
    dell’Acqua, a Kyoto, Mikhail Gorbachev sollevò il problema dei
    conflitti mondiali per l’acqua: contabilizzò, allora, 21 conflitti
    armati con l’obbiettivo di appropriarsi di più fonti di acqua; di
    questi, 18 avvenivano in Israele.

    Gestione congiunta, consumo egualitario di acqua, etica e consenso
    nell’acqua – parole belle sulla carta, sui tavoli dei negoziati, sui
    mídia… Nella pratica, un’utopia.

    Cosa stanno aspettando l’ONU e i padroni del pianeta per esigere che
    Israele osservi le regole internazionali sull’acqua, contenute nelle
    convenzioni, accordi, dichiarazioni (e altre schiocchezzuole)… ?

    Chi avrà il coraggio di creare regole chiare e oggettive per punire la
    violazione dei diritti dei popoli e delle nazioni alla loro sovranità
    sulle proprie risorse e ricchezze naturali?

    1 Avvocata ambientalista, coordinatrice del programa Eco&Azione,
    presidente della ong Ambientale Acqua Bios e dell’ Accademia Libera
    delle Acque, e-mail: [email protected] , website:
    http://www.ecoeacao.com.br

    2http://jbonline.terra.com.br/jb/papel/internacional/2002/11/23/jorint20021123004.html

    3 http://www.galizacig.com/actualidade/200403/portoalegre2003_muro_humilhacao_e_roubo.htm

    4 Dal libro di Noam Chomsky: Nuovi e Vecchi Ordini Mondiali, São
    Paulo, Ed. Scritta, 1996.

    14 Gen 2009, 19:53 Rispondi|Quota
  • #12Juan

    Protesta in Campidoglio, Alzetta (Sa) getta ketchup-sangue in aula

    ROMA (12 gennaio) – La bandiera palestinese, una foto di Arafat ketchup-sangue sul pavimento. Così il consigliere comunale di Roma de La Sinistra-L’Arcobaleno, Andrea Alzetta, ha inscenato nell’aula Giulio Cesare la sua protesta contro il conflitto in medio oriente durante la seduta odierna del consiglio comunale che è stata subito sospesa.

    Alzetta, esponente dei centri sociali di Roma, aveva anche chiesto la discussione di una mozione pro-Gaza. Poi si è messo sulla spalle una bandiera palestinese con l’immagine di Arafat e, inginocchiandosi, ha gettato sul pavimento dell’aula consiliare del ketchup per ricordare, ha detto, «il sangue versato a Gaza».

    Alzetta è stato immediatamente espulso ma ha annunciato di non muoversi dall’aula «finché non verrà discussa la mozione pro-Gaza». Successivamente è stato deciso che il documento verrà discusso in Consiglio comunale
    giovedì prossimo e Alzetta ha concluso la sua protesta.

    Appresa la notizia della protesta il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha raggiunto l’Aula Giulio Cesare dove è rimasto pochi minuti poi è andato via. «Si va a confrontare col presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici – ha detto Alzetta – c’è un razzismo al contrario. C’è paura del potere della comunità ebraica».

    «Chiedo un’iniziativa con il governo nazionale e con l’ambasciatore israeliano a Roma per la fine dei bombardamenti, per l’apertura di un corridoio umanitario o si boicottino le merci importate da Israele», si legge nella mozione presentata da Alzetta. «Non c’è la volontà politica di discuterne e si lega il no alla guerra all’antisemitismo, ma è un errore».

    (Il Messaggero)

    14 Gen 2009, 23:57 Rispondi|Quota
  • #13Pino Modola

    E’ abbastanza avvilente leggere certe equilibristiche giustificazioni in queste pagine. Soprattutto quando si cerca di giustificare un fatto semplicissimo, nella sua tragicità: 100 palestinesi per un israeliano. Le rappresaglie naziste si accontentavano di meno, normalmente. Sì, lo so, dà maledettamente fastidio sentire parlare di nazisti quando si tratta di Israele e, indirettamente, di ebrei. Dà fastidio anche a me, che ho sempre sostenuto il diritto di Israele all’esistenza.
    Però non nascondiamoci dietro un dito. Diritto di Israele all’esistenza non vuole dire diritto divino di Israele su tutta la Palestina (invece è questo l’obiettivo strategico, confessato o meno, di Israele da quando è nato). L’integralismo religioso fa sorgere gli integralismi religiosi opposti, di solito. L’ONU ha stabilito nel 1948 l’esistenza e la legittimità dello stato di Israele E contestualmente di uno stato palestinese, che Israele non ha MAI voluto riconoscere, accettare e permettere. Le allora organizzazioni ebraiche (Israele non esisteva ancora) si erano date da fare con ammirevole zelo per assicurarsi la “terra promessa” da Dio al popolo ebreo alcuni millenni prima e, su queste basi giuridiche, avevano scatenato una campagna terroristica che non si fermò di fronte a niente e a nessuno, realizzando vere e proprie stragi, sia contro gli Inglesi in Palestina e all’estero (anche a Roma, sissignori), sia contro i palestinesi, per “dissuaderli” dal restare in quelle terre appartenenti al “popolo eletto” per diritto divino. Vogliamo parlare di Deir Yassin e di altre sciocchezzuole del genere? Com’è che su questi siti, di solito, questi eventi non sono così popolari? Tra Irgun e banda Stern, le popolazioni arabe della Palestina e dintorni si fecero un’idea vera o sbagliata, ma non certo positiva di ciò che le aspettava, non credete?
    E il primo dirottamento aereo in Medio Oriente fu forse opera di Al Fatah? Nossignori: l’aereo che non giunse mai a Damasco era stato dirottato da un commando sionista ben prima che Al Fatah nascesse.
    Certo, i paesi arabi rifiutarono l’esistenza di Israele perché avevano capito come sarebbe andata a finire e, forse, perché preferivano la vecchia e nota Inghilterra agli Stati Uniti, veri sponsor di tutta l’operazione e relativamente nuovi in quello scenario. Di fatto aggredirono il nuovo stato inerme. E le presero di santa ragione.
    Una delle singolarità dei conflitti arabo-israeliani è che l’inerme Israele è sempre stato proditoriamente aggredito dalle soverchianti forze nemiche e le ha sempre massacrate, impadronendosi di nuovi territori, ampliando a dismisura la sua superficie “legale” e popolando immediatamente le terre così conquistate con nuove colonie paramilitari, tanto per potersi avvalere della politica dei fatti compiuti. Negli ultimi 60 anni ha restituito solo un po’ di deserto nel Negev e si è “unilateralmente” ritirato dall’inferno della striscia di Gaza, chiudendone le frontiere, sottoponendola a embargo e impedendo perfino le attività di pesca costiera, perché i cittadini palestinesi avevano votato (sì, gli ordinamenti democratici del Medio Oriente sono due, non uno…) un partito che a Israele non piace, al punto da avere arrestato dopo le elezioni numerosissimi parlamentari e otto ministri del governo palestinese democraticamente eletto: questo alla faccia della democrazia.
    E poi, vogliamo parlare di Hamas, coccolato letteralmente da Ariel Sharon durante la seconda Intifada, quando le forze armate israeliane si dedicarono con puntiglio allo scientifico smantellamento delle infrastrutture politiche, sociali, civili dell’Autorità Nazionale Palestinese, relegando la direzione di quest’ultima nella prigione assediata di Ramallah, mentre non torcevano un capello ai fondamentalisti islamici di Hamas? La Palestina era una delle poche realtà del mondo arabo dove il fondamentalismo islamico non avesse attecchito, perché la dirigenza era nettamente laica. Non solo: le embrionali istituzioni palestinesi si erano date un assetto democratico. E questo – perbacco – era intollerabile: come si possono giustificare al meglio le imprese militari o repressive contro gli “yalla yalla” (pardon: in Israele la popolazione araba locale si becca il gentile epiteto razzista di “arabushim”) se quei selvaggi si ostinano a essere laici e democratici? Mostriamo agli arabushim che i laici e i democratici non li portano da nessuna parte e – anzi – si lasciano distruggere senza opporre grande resistenza. Così ci si rivolgerà agli integralisti di Hamas, ben organizzati, e Israele potrà denunciare al mondo le malefatte di quei fanatici e l’impossibilità di qualsiasi accomodamento politico. Detto fatto: ora l’interlocutore è Hamas ed è un interlocutore impossibile in quanto terrorista (non viene da ridere, pensando alla banda Stern?). Quindi nessuna trattativa. Quindi Israele farà come sempre quello che vuole, in barba alle risoluzioni dell’ONU e al buon senso politico, incancrenendo una situazione senza via d’uscita perché Israele non vuole una via d’uscita: vuole la vittoria totale, definitiva, e tutte le terre assegnate da Dio.
    Che da 60 anni 700.000 palestinesi vivano in condizioni subumane in campi profughi fuori dalla loro terra, mal tollerati dai paesi ospitanti, non interessa minimamente: Israele ha sempre detto che quei profughi non faranno MAI ritorno alle loro case. Che a Gaza l’emergenza umanitaria fosse al disastro ben prima delle recenti operazioni belliche, è un fatto che a Israele non interessa: basta che i due milioni di abitanti di Gaza non alzino la testa, non utilizzino acqua, gasolio, agricoltura o pesca in mare. Sono liberi di fare qualunque cosa non sia proibita da Israele: in pratica, sono liberi di crepare come topi in una immensa baraccopoli semidistrutta e sovraffollata, dove i bambini non vanno più a scuola e quei pochi che ci vanno presentano, per la prima volta da mezzo secolo a questa parte, un pauroso decadimento nel rendimento scolastico per denutrizione, deconcentrazione, paura, insostenibilità della situazione familiare. Queste cose non le dice Hamas: le documenta quell’altra organizzazione terroristica con sede a New York chiamata ONU.
    Forse un milione (esagerando: ammettiamolo!) di cittadini israeliani sono potenzialmente a rischio di essere colpiti dai razzi fatti in casa dai miliziani di Hamas nella striscia di Gaza. Questa è sicuramente una brutta cosa: infatti ben cinque cittadini israeliani sono stati uccisi dai razzi lanciati dalla striscia mentre le forze armate israeliane uccidevano 500 pericolosi terroristi arabi, compresi 277 bambini, 92 donne e 95 vecchi, in pratica sparando nel mucchio. E che dire delle giustificazione per i 110 civili spostati da un edificio a un altro sotto la minaccia delle armi, e poi bombardati (30 morti accertati nell’immediato)? Ci hanno detto che si trattò di un errore nei tiri di mortaio contro i “terroristi”. Bene, allora quei 30 cadaveri (essi soli sei volte più numerosi di tutti i morti causati dai razzi Kassam durante l’operazione “Piombo Fuso”) non sono più morti, evidentemente. Però io sono un vecchio mortaista e a me certe fesserie non le fate ingoiare. Sparare con i mortai negli agglomerati urbani è sparare nel mucchio: i tiri di aggiustamento dove credete che finiscano? E da quando si usano armi essenzialmente a copertura d’area come i mortai contro obiettivi puntiformi in agglomerati urbani? Chi volete prendere in giro?

    Io difenderò sempre gli ebrei contro i razzisti di qualsiasi tipo, contro gli ignoranti, i criminali, gli antisemiti. Pur essendo strenuo assertore del diritto internazionale, ho esultato al rapimento di Eichmann in Argentina. Pur essendo contrario alla pena di morte (come lo stato di Israele, del resto) ho provato la sensazione di giustizia finalmente fatta, quando Eichmann fu impiccato con l’unica condanna a morte nella storia giudiziaria di Israele. A scuola ho sempre aspramente rimproverato i miei allievi che davano dell'”ebreo” a chi era tirchio. Ho visitato con orrore, non con nostalgia, un lager nazista. Mi commuovo ogni volta che rileggo “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Ho amici ebrei. Ammiro il fortissimo senso di unità nazionale degli israeliani. Suppongo pertanto di non essere annoverabile tra gli antisemiti.
    Ma rivendico il diritto di critica nei confronti della folle politica israeliana, che non è meno folle perché Israele è pieno di ebrei. Mi fanno orrore e paura gli ordinamenti statali costruiti su un credo religioso, perché la divinità è l’assoluto e, in politica, l’assoluto porta alle guerre e agli stermini.
    E se la situazione mondiale cambiasse e a Israele venisse imposto un regime di vita analogo a quello subito dai palestinesi negli ultimi 60 anni? A qualcuno sembrerebbe una cosa giusta? No? Allora non è giusta neppure l’attuale situazione dei palestinesi. Lo so che agli integralisti il dialogo fa orrore. Ma senza dialogo ci sono state le crociate l’altro ieri, la Shoah ieri e Gaza oggi. Si vuole questo? C’è il rischio che sia troppo tardi, lo so. Ma almeno provarci davvero, maledizione! Perché in Israele non si dà ascolto all’ebreo Noam Chomsky?

    15 Gen 2009, 16:09 Rispondi|Quota
    • #14Emanuel Baroz

      Una serie di luoghi comuni intrisi di pregiudizio che fanno paura…..POVERA ITALIA!

      15 Gen 2009, 18:52 Rispondi|Quota
  • #15Lorenzo

    Poveri voi, che siete ormai senza parole per giustificare il vostro razzismo, che rispondete laconicamente ad ogni critica presente o storica, per quanto ragionevole ed equilibrata possa essere, con interventi elementari e superficiali …siete solo tanti nazionalisti sanguinari senza un briciolo di coscienza. Fa paura che la vita di tante persone sia in mano a gente ignorante e cieca come voi.

    15 Gen 2009, 20:02 Rispondi|Quota
  • #16Pino Modola

    Per Emanuele Baroz:

    Pensavo di gettare una provocazione su queste pagine. E solo questo mi sai rispondere? Non trovi che sia un po’ poco per chi riceve tali e tante accuse?
    Luoghi comuni i fatti? E chiamiamoli luoghi comuni, se ti fa piacere…
    Pregiudizio? Quale? Perché? Spiega, illustra, accusa, documenta, dammi dell’imbecille se preferisci, ma tira fuori le tue ragioni, perché ce n’è un urgente bisogno ORA, prima che i veri luoghi comuni, i veri pregiudizi (o peggio) tornino fuori ai danni di un popolo, e non di una classe dirigente ottusa! Lo vuoi capire che queste mie accuse vanno anche a difendere il futuro del popolo ebraico? O a te basta volere la Palestina per Israele e bombe su chi si oppone, per sentirti in pace con la tua coscienza e tranquillo per il futuro tuo e del popolo di Israele?

    15 Gen 2009, 20:54 Rispondi|Quota
  • #17Pino Modola

    Per Emanuele Baroz:

    Pensavo di gettare una provocazione su queste pagine. E solo questo sai rispondere? Non trovi che sia un po’ poco per chi riceve tali e tante accuse?
    Luoghi comuni i fatti? E chiamiamoli luoghi comuni, se ti fa piacere…
    Pregiudizio? Quale? Perché? Spiega, illustra, accusa, documenta, dammi dell’imbecille se preferisci, ma tira fuori le tue ragioni, perché ce n’è un urgente bisogno ORA, prima che i veri luoghi comuni, i veri pregiudizi (o peggio) tornino fuori ai danni di un popolo, e non di una classe dirigente ottusa! Lo vuoi capire che queste mie accuse vanno anche a difendere il futuro del popolo ebraico? O a te basta volere la Palestina per Israele e bombe su chi si oppone, per sentirti in pace con la tua coscienza e tranquillo per il futuro tuo e del popolo di Israele?

    15 Gen 2009, 20:58 Rispondi|Quota
    • #18Emanuel Baroz

      Gentile Sig. Modola,

      il suo intervento è particolarmente lungo e meriterebbe sicuramente maggior attenzione rispetto a quanto io ne possa dedicare su questo sito, inoltre mentre lei postava il suo commento ero occupato, per così dire, a rispondere ad alcune affermazioni assurde che non potevano passare sotto silenzio.

      Detto questo mi permetto di dirle quanto segue:

      In questo sito non facciamo alcun equilibrismo ideologico, ma cerchiamo di dare voce a quelle fonti che inspiegabilmente (o forse non tanto inspiegabilmente…) non vengono menzionate in Italia. Il paragone tra le stragi naziste e l’attacco israeliano contro i terroristi di Hamas non sono minimamente paragonabili, anzi: non hanno proprio nulla in comune tanta è chiara la differenza di intenti che anima le due operazioni

      Nel 1948 sono stati i paesi arabi a non accettare lo Stato di Israele mentre lei afferma il contrario: questo è un luogo comune per esempio….così come lo è affermare che Israele vuole annettersi TUTTA la regione…è un falso, suvvia! Basta rileggere un pò di libri di storia per rendersene conto!

      per il resto delle sue affermazioni le posto un link che lei sicuramente conoscerà e che ritengo utile a chiarire la mia posizione:

      http://www.focusonisrael.org/2008/05/18/israele-21-domande-21-risposte/

      16 Gen 2009, 00:01 Rispondi|Quota
  • #19Pino Modola

    Per Enzo e i suoi argomenti:
    “Io non sono a corto di argomenti e ragioni e te li espongo molto succintamente, Micol:
    Rockets fired at Israel from Gaza since Israel unilaterally withdrew in 2005:
    6,700 +
    Rockets fired at Israel from Gaza in 2008 alone:
    3,400 +
    Rockets fired at Israel from Gaza since the Operation began on 27 Dec 2008:
    600 +
    Number of trucks carrying humanitarian supplies into Gaza during the first week of the Operation:
    Over 585 & 10 ambulances
    Total Humanitarian aid sent to Gaza since 26 Dec 2008:
    Over 14,000 tons”

    Dalla lingua inglese del comunicato e da quanto ho letto altrove, diciamo che si tratta di dati di fonte Israeliana, quindi di una parte in causa; anche se non necessariamente bugiarda. Quindi prendiamo questi dati per buoni. La fonte però non dice quanti sono stati gli israeliani uccisi dai razzi e quanti i palestinesi uccisi nel frattempo con altri mezzi, meno artigianali e molto più civili (ed efficienti, a giudicare dai numeri).
    Che siano giunti 585 autocarri di aiuti umanitari e 10 ambulanze a Gaza durante la prima settimana di “Piombo Fuso” è certo molto interessante, visto che a Gaza ci sono 2 milioni di abitanti privi anche dell’essenziale e in quella settimana ci sono stati 500 morti e più di mille feriti. Io non andrei in giro a dichiaralo con tanto orgoglio, visto che Israele, e non un destino cinico e baro, impedisce di fatto ai cittadini di Gaza sotto embargo qualsiasi attività economica seria (come possono coltivare quel poco di terra se non hanno l’acqua e come possono pescare se non possono andare per mare?). Aggiungi poi:
    “Concludo chiedendoti: ma se, come scrivi tu, e’ “antisemita chiunque sia preoccupato per la strage in corso a Gaza”, come definiresti tu quelli che per anni hanno fatto finta di niente quando in Israele saltavano per aria autobus pieni di inermi civili?
    Solo un nome mi dovresti far la cortesia di darmi. Uno solo…”

    Bene, io non sono mai stato zitto quando ci sono state azioni terroristiche contro civili inermi e non le ho mai difese a spada tratta. Ma mi vuoi spiegare allora il silenzio di decenni a proposito degli eccidi terroristici commessi da organizzazioni allora solo ebraiche (non ancora israeliane) ai danni di inglesi innanzitutto, poi di cittadini e passanti di città palestinesi ed europee (anche a Roma, sì), quindi dei civili palestinesi? Perché l’Irgun e la banda Stern sono sempre state giudicate organizzazioni patriottiche in Israele, forse da tenere un po’ più sotto controllo, ma certo patriottiche? Perché due dei maggiori responsabili di uno dei peggiori massacri terroristici di inermi civili palestinesi, responsabili maledetti con nobili parole perfino dal rabbino capo di Gerusalemme, sono stati in seguito premiati con alte cariche politiche? Sto parlando di Menachem Begin e di Ariel Sharon, non di due miserabili sadici qualsiasi… almeno lo spero, visto che uno si è addirittura beccato il premio Nobel per la pace (chissà se i parenti delle palestinesi incinte sventrate a colpi di baionetta per strappare loro i feti dal grembo e spiccicarli a terra, o dei ragazzi palestinesi evirati prima di essere sgozzati, in quella notte di aprile del 1948, si saranno fatti un’alta opinione del premio Nobel per la pace…).
    Ma sì, certo, il conteggio dei morti non è mai un’operazione elegante; soprattutto quando i risultati sono così imbarazzanti, vero Enzo? Sarà per questo che i civili israeliani uccisi dai suicidi palestinesi sono noti a tutto il mondo, mentre i “normali” palestinesi uccisi ogni giorno da innumerevoli anni nei territori occupati sono entità anagraficamente e numericamente ignote? Sarà per questo che tutto il mondo ha pianto il povero disabile ebreo statunitense Leon Klinghoffer barbaramente ucciso dai dirottatori palestinesi dell’Achille Lauro, con lo sdegno sincero di tutte le persone civili (anche mio), ma nessuno si ricorda più il disabile palestinese su sedia a rotelle con tanto di bandiera bianca, prima ucciso a colpi di mitragliatrice dall’equipaggio di un carro armato israeliano, e poi schiacciato sotto i cingoli dello stesso quasi negli stessi giorni? Ebbene sì, io stesso non ne ricordo il nome, tanto i media sono al servizio dell’antisemitismo internazionale…
    Perciò, per favore, cerchiamo di chiamare i fatti con il loro nome anche quando la cosa ci può creare imbarazzo. Israele sta compiendo una delle innumerevoli rappresaglie contro una rappresaglia di una rappresaglia e così risalendo, fino al 1948 o anche prima, per i fondamentalisti religiosi. La conduce contro una popolazione alla quale sta negando i diritti fondamentali internazionalmente riconosciuti (per esempio, il diritto di ribellarsi contro gli occupanti stranieri, o il diritto a una terra, a una casa, a uno stato la cui esistenza è stata stabilita dall’ONU insieme a quella di Israele, ma che Israele ha sempre negato e impedito con la forza). La sta conducendo con una sproporzione clamorosa (il bilancio è di 100 palestinesi uccisi per ogni israeliano ucciso) sparando praticamente nel mucchio in un’area sovra-popolata. La chiama autodifesa: questione di gusti e di stomaco, per gli israeliani. Per gli italiani non dovrebbe essere un po’ diverso? O chi critica Israele ha sicuramente lavorato nei forni di Birkenau?

    15 Gen 2009, 22:44 Rispondi|Quota
  • #20Luca

    Caro Pino,
    è comodo piagnucolare ogni volta che qualcuno prova solo ad inorridire per le stragi israeliane ricordando al mondo le pene dell’olocausto, è tanto comodo che penso che Israele non avrebbe potuto fare a meno della mattanza nazista… E’ comodo!
    Tutto quanto hai specificato in maniera cosi precisa serva a tutti coloro che abbassano la testa di fronte agli orrori che da anni subiscono i palestinesi senza il coraggio di dire nulla per paura di passare per razzisti…
    COMPLIMENTI PINO

    15 Gen 2009, 23:38 Rispondi|Quota
  • #21Pino Modola

    Per Emanuel Baroz:

    La ringrazio per la gentilezza dei toni. Il cielo sa se ce ne sia bisogno oggi. Le avevo dato del tu perché così si usa di solito nei blog, non per una mancanza di rispetto.
    Ciò detto:
    1) Non ho paragonato la natura delle stragi naziste alla natura del sedicente “attacco israeliano contro i terroristi di Hamas” (che oggi ha comportato il bombardamento dell’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, di un ospedale il cui secondo piano sta ancora bruciando e l’assassinio del ministro dell’Interno democraticamente eletto, anche se aderente all’odiatissimo Hamas, e di alcuni suoi familiari): come lei ha potuto leggere, ho fatto un paragone tra le proporzioni delle rappresaglie. Le ricordo che il massacro nazista delle Fosse Ardeatine per rappresaglia dopo l’attentato di via Rasella comportò l’uccisione di 10 italiani (moltissimi tra i quali ebrei) per ogni militare tedesco ucciso; più cinque assassinati per “buon peso”. La rappresaglia per “autodifesa” israeliana di questi giorni ha già comportato un migliaio di palestinesi uccisi (non mi dirà che le centinaia di bambini, donne e vecchietti ammazzati erano terroristi di Hamas, vero?) e quasi 5.000 feriti. La chiamo “rappresaglia” perché gli attacchi con bombardamenti aerei, di artiglieria (mortai compresi) e carri armati in un’area densissimamente popolata non sono, non possono essere e certamente non volevano essere un attacco mirato contro i terroristi: lo dicono i fatti, i risultati e il buon senso (e la mia esperienza di cose militari). Questi 1000 morti per rappresaglia stanno a fronte di…? Lo dice lei o lo dico io quanti sono i cittadini israeliani uccisi dai razzi di Hamas negli ultimi anni (non nelle ultime tre settimane)?
    Certo che i morti innocenti sono morti innocenti, indipendentemente dal numero; ma la differenza su una scala di oltre 100 a uno non la impressiona neanche un po’?
    2) Cito la sua osservazione: “Nel 1948 sono stati i paesi arabi a non accettare lo Stato di Israele mentre lei afferma il contrario”. Qui mi viene da essere meno gentile. Il contrario vuol dire che nel 1948 i paesi arabi hanno accettato Israele, mentre io non solo non ho affermato un’idiozia del genere, ma ho aggiunto che detti paesi arabi hanno attaccato Israele (il mio testo è poco più in alto: lo rilegga). Sarà un luogo comune, ma non mi appartiene, perché basato su una falsa attribuzione di testo. O voleva dire che il mio scritto sosteneva che Israele non ha riconosciuto lo stato palestinese previsto dall’ONU nella stessa risoluzione che sanciva l’esistenza e la legittimità di Israele? Perché, in questo secondo caso, non solo lo ribadisco per quanto riguarda il 1948, ma per i 60 anni successivi. Mi dica Lei quale dirigente israeliano, quante volte e in quali occasioni ha pubblicamente dichiarato che Israele accettava l’esistenza di uno stato palestinese e ne riconosceva la legittimità entro i confini stabiliti dall’ONU nel 1948 (l’aiuto: una sola volta, nel 1953, alla vigilia della discussione ONU sull’ammissione di Israele, se non erro; poi ritornò il silenzio). Per converso, mi dica quale dirigente israeliano, quante volte e in quali occasioni ha pubblicamente dichiarato quali sono i confini geografici definitivi dello stato di Israele (e lasciamo stare i confini stabiliti dall’ONU nel 1948, per carità: quelli Israele li ha sempre giudicati troppo stretti per le proprie rivendicazioni!). Perché questo silenzio? Quale altro governante al mondo si rifiuta di dichiarare ufficialmente quali sono i confini geografici del proprio paese?
    3) Ci risiamo con le false attribuzioni: quando e dove avrei scritto che Israele vuole annettersi TUTTA la regione? Ma scherziamo? Io ho affermato che obiettivo strategico di Israele è annettersi tutta la Palestina (ammetterà che c’è una certa differenza geografica e politica tra le due affermazioni!). Israele non è uno stato espansionista tout-court. Vuole solo annettersi territori non suoi che rivendica per diritto divino, prima ancora che storico (in effetti il diritto storico appare un po’ traballante…). Quindi, in via teorica, Israele non rappresenta assolutamente una minaccia per quei paesi che non incorporano parti di Palestina. Ma rappresenta ben più di una minaccia (si vedano la Cisgiordania, il Golan, Gaza) per i paesi che disgraziatamente nel corso dei millenni si sono trovati a incorporare parti della Palestina; e – ovviamente – per i palestinesi.
    Vedo che, per quanto riguarda il resto delle mie affermazioni, la Sua mancanza di tempo le ha consigliato di liquidarle con quel suo esauriente “Una serie di luoghi comuni intrisi di pregiudizio che fanno paura…..POVERA ITALIA!”. Luoghi comuni e pregiudizio che, per i punti che Lei ha gentilmente voluto contestarmi, riguardavano, a quanto si può constatare, alcune più o meno gravi distorsioni del mio pensiero e del mio scritto. Non c’è male quanto a metodo, non trova?
    E poi non c’è mancanza di tempo che tenga: io Le sto scrivendo con terribili bruciori allo stomaco per una violenta influenza che mi affligge da quasi una settimana, invece di starmene a letto. Secondo Lei, chi me lo fa fare di discutere con uno sconosciuto alle tre di notte? Ciò che mi spinge è la terribile urgenza della situazione PER TUTTI, palestinesi e israeliani e relativi supporter nel mondo. E anche per gli ebrei di varie parti del mondo. Lo capisce che per gretti interessi di parte (magari anche per l’imminente campagna elettorale israeliana) si sta correndo verso l’orlo del baratro? Lo sa che l’ignoranza, il settarismo e il razzismo sono sempre in agguato e che si nutrono di questi eventi? Non arriva ad accettare l’idea che i dirigenti israeliani, in realtà, stanno giocando con il fuoco di reazioni che potrebbero essere irrazionali e terribili, e non solo contro lo stato di Israele? Già hanno in pratica voluto Hamas di fronte, invece di un interlocutore più credibile e sensato (nulla da dire a questo proposito?). Ora procedono ottusamente con la forza, perché sono i più forti. Ma dovrebbero essere i primi a sapere quanto è lunga la memoria dei popoli…

    16 Gen 2009, 03:08 Rispondi|Quota
    • #22Emanuel Baroz

      Caro Pino,

      non ho molta dimestichezza con i commenti dei blog quindi per questo ti ho dato del lei, non certo per mantenere una distanza che credo sia inutile mantenere visto che si sta discutendo civilmente

      Cerco di esprimere meglio il mio pensiero: la guerra fa schifo a tutti, e la morte è orribile per chiunque, bambini,donne anziani, che siano palestinesi o israeliani. Su questo che possiamo dirci tutti d’accordo.

      Quello che contesto è l’apparente distacco che si evince dal leggere alcuni commenti per quanto riguarda le ragioni israeliane, come se queste non esistessero: Hamas ha deliberatamente cercato lo scontro e nonostante i tentativi dei vari governi israeliani di evitare l’intervento militare i lanci di razzi, i continui tentativi di infiltrazione di terroristi nel territorio israeliani, i tentativi di rapimento di soldati e/o civili israeliani e l’incitamento all’odio da parte di chi governa la Striscia di Gaza sono continuati. Perchè non prendere atto anche di questo? Perchè continuare a far finta che gli isrealiani si siano svegliati un bel giorno ed abbiano deciso di attaccare la Striscia di Gaza? Non credi che qualsiasi stato abbia il dovere di difendere i propri cittadini quando questi sono sotto attacco? Io credo di si, credo sia una azione dovuta, e nonostante l’IDF cerchi in tutte le maniere di evitare il più possibile vittime tra i civili, purtroppo l’utilizzo indiscriminato dei proprio fratelli come scudi umani da parte di Hamas porta come conseguenza quelle immagini che tutti noi stiamo guardando in questi giorni. Ma bisognerebbe aver visto anche quelle delle vittime israeliane trucidate dalle esplosioni di autobus negli ultimi anni, o bisognerebbe aver visto anche i danni morali e materiali causati da Hamas negli ultimi anni alla popolazione di Sderot, Ashkelon e Ashdod.

      16 Gen 2009, 13:13 Rispondi|Quota
  • #23Pino Modola

    Per Luca:

    Mi dispiace Luca, ma non posso accettare i tuoi complimenti. Quando dici:

    “Caro Pino,
    è comodo piagnucolare ogni volta che qualcuno prova solo ad inorridire per le stragi israeliane ricordando al mondo le pene dell’olocausto, è tanto comodo che penso che Israele non avrebbe potuto fare a meno della mattanza nazista… E’ comodo!”

    non dici solo cose storicamente, politicamente, umanamente ingiuste. Commetti un’infamia.
    Il tuo scritto è breve e non so quali ragioni ti abbiano indotto a esprimere certi concetti. Perciò non mi permetto di darti dell’infame. Dico però che è infame quanto scrivi.
    Hai visto che non sono certo tenero con i dirigenti israeliani; che li accuso di parecchie nefandezze passate e presenti, comprese stragi terroristiche. Ma definire “comodo” lo sterminio quasi riuscito di un popolo, e per di più per ciò che era, non per qualcosa che avesse eventualmente fatto, lo trovo francamente intollerabile. E’ tragico che figli di quello stesso popolo si comportino come si comportano i dirigenti israeliani degli ultimi decenni. Ma questo non può in alcun modo giustificare la bestiale ferocia dei nazisti (e dei loro alleati: in Italia la cosiddetta Repubblica Sociale di Salò offriva 5000 lire a chiunque avesse denunciato un CITTADINO ITALIANO ebreo facendolo consegnare a un paese straniero – la Germania – che lo avrebbe ucciso) di allora.
    Per conto mio ti sei messo in una brutta prospettiva che, tra l’altro, ti toglie il diritto di denunciare i crimini israeliani. La difesa degli oppressi non può passare per la celebrazione di altri oppressori. Il ribrezzo che provo per certi atti o dichiarazioni dei governanti di Tel Aviv non mi farà mai dire che la Shoah è stata comoda per gli israeliani. La Shoah non è stata comoda per nessuno: perfino i nazisti se ne vergognavano e hanno tentato di nasconderne le tracce. E’ stata la cosa più simile all’inferno che gli uomini abbiano mai realizzato sulla terra. Ti assicuro che qualsiasi attuale israeliano, qualsiasi ebreo, zingaro, comunista, omosessuale passato per l’esperienza dei lager nazisti avrebbe fatto volentieri a meno di subirla, altro che ritenerla politicamente comoda!
    Comodo è riversare ogni male sull’avversario – il nemico – per sentirsi confortati nella propria posizione.
    Scomodo è cercare l’oggettività anche quando ti verrebbe voglia di semplificare ferocemente per facilitarti la vita e le scelte nell’immediato.
    Il secondo metodo, però, può portare con il tempo alla pace e alla comprensione.
    Il primo porta alla lotta senza quartiere e allo sterminio.
    Vedi un po’ tu quale obiettivo preferisci. Se però continui a ritrovarti in quello che mi hai scritto, non considerarmi un tuo compagno di viaggio: non lo sono e non voglio andare dove vai tu.
    Scusa la franchezza.

    16 Gen 2009, 04:42 Rispondi|Quota
  • #24Emanuel Baroz

    sul punto numero tre ti invito a rileggere quanto hai scritto:

    “….Diritto di Israele all’esistenza non vuole dire diritto divino di Israele su tutta la Palestina (invece è questo l’obiettivo strategico, confessato o meno, di Israele da quando è nato)….”

    16 Gen 2009, 14:43 Rispondi|Quota
  • #25Emanuel Baroz

    Sul punto numero due:

    “…..L’ONU ha stabilito nel 1948 l’esistenza e la legittimità dello stato di Israele E contestualmente di uno stato palestinese, che Israele non ha MAI voluto riconoscere, accettare e permettere….”

    L’hai scritto te,eh?

    16 Gen 2009, 14:45 Rispondi|Quota
  • #26Pino Modola

    Senti Emanuel,
    Apprezzo lo scambio di opinioni, ma vedo che al momento non porta molto lontano.
    Mi parli delle ragioni di Israele. E ci mancherebbe altro che Israele non avesse alcuna ragione! Ma lì ti fermi.
    Per te le attuali operazioni a Gaza continuano a essere autodifesa. E io continuo a chiederti: è autodifesa – immediata e soprattutto in prospettiva -uccidere 100 palestinesi per ogni israeliano? Vuoi rispondermi, sì o no?
    Mi dici che l’IDF cerca in tutte le maniere di evitare vittime civili e io ti dico che il tipo di operazione e l’ambiente in cui è condotta ti smentiscono a priori, senza tirare in ballo la penosa bugia degli scudi umani di Hamas (che bisogno ne ha? Gaza è un immenso, brulicante scudo umano di per sé). E poi ti ricordo che ho qualche esperienza militare, quindi non mi bevo la prima panzana che mi si propina. E ti ricordo anche i bombardamenti di ieri condotti contro la sede ONU per i rifugiati palestinesi e l’ospedale a Gaza City: mi rifiuto di credere che i militari dell’IDF siano talmente incapaci da sbagliare così grossolanamente bersaglio. Molte cose si potranno dire delle IDF, ma non che siano professionalmente incapaci!
    Mi parli dei tentati “rapimenti” di militari e civili israeliani; ma non spendi una parola sugli effettuati omicidi mirati, “arresti” (chissà perché i palestinesi rapiscono e gli israeliani arrestano… misteri della lingua) di civili e militanti palestinesi, a centinaia detenuti SENZA PROCESSO nei campi di prigionia israeliani (Guantanamo non nasce dal nulla…). Militari no, perché i palestinesi non possono avere forze armate che li difendano. Sempre ieri, gli israeliani hanno ucciso il ministro degli Interni palestinese, parlamentare democraticamente eletto, solo perché membro di Hamas. Per non sbagliare, hanno fatto fuori anche alcuni suoi stretti parenti, evidentemente colpevoli di tale ignobile parentela.
    No, non credo che gli israeliani si siano svegliati un giorno e abbiano deciso di schiacciare Gaza. Hanno pianificato da tempo l’operazione (lo si fa sempre), anche perché le elezioni incombono…
    L’incitamento all’odio: parafrasandoti, un mattino i palestinesi si sono svegliati e hanno deciso di odiare Israele? Pensi che sia andata così? O forse c’entrano i territori palestinesi occupati da 42 anni, i 700.000 profughi impossibilitati a ritornare da 60 anni, le stragi di inermi civili palestinesi perpetrate prima, durante e dopo il fatidico 1948, l’espropriazione forzosa delle terre, lo sradicamento degli alberi, la distruzione delle case palestinesi da parte di un occupante straniero che, mi dispiace per te, è Israele, non Hamas?
    Lo sai che tutte le convenzioni internazionali ribadiscono il diritto delle popolazioni sottoposte a occupazione militare straniera di ribellarsi con le armi? Il mondo è un coacervo di sadici pazzi, o ci sarà un motivo etico dietro tutto ciò? O i palestinesi sono l’unico popolo del pianeta che deve accettare di buon grado l’occupazione militare straniera delle sue terre, delle sue case, dei suoi campi senza muovere un sopracciglio, se no il sensibile occupante potrebbe dolersene e autodifendersi?
    I razzi di Hamas sono lanciati praticamente a casaccio (non sono missili dotati di sistema di guida). Perciò producono relativamente pochissime vittime ma, allo stesso tempo, quando riescono a colpire colpiscono indiscriminatamete civili, militari, donne, bambini. Sono armi odiose per questo.
    Gli omicidi mirati israeliani sono molto più precisi, quindi molto più efficaci in termini di vittime prodotte; ma, com’è, come non è, quasi sempre producono anche vittime “collaterali” che sono già esse sole notevolmente superiori di numero a TUTTI i cittadini israeliani uccisi dai razzi di Hamas lanciati da sempre. Questo lo vuoi ammettere o non se ne deve parlare?
    Stai tranquillo, i “media antisemiti” di tutto il mondo hanno fatto sì che le immagini delle vittime innocenti israeliane e della disperazione dei loro parenti si siano impresse nella nostra memoria. Delle vittime palestinesi si parla solo in occasione delle mattanze maggiori, come quella di questi giorni. Ma la mattanza continua, lo stillicidio quotidiano delle MIGLIAIA di uccisi da 40 anni a questa parte nei territori occupati, quella no: quella raramente giunge agli onori delle cronache. Qualche flash d’agenzia, praticamente mai le immagini, i nomi, le storie. Sono morti inesistenti per la maggior parte della popolazione del mondo ricco, Non si parla neppure molto dei pacifisti europei o statunitensi attaccati dalle truppe israeliane. Quanti sanno che una giovane cittadina statunitense è stata deliberatamente schiacciata da un carro armato israeliano perché voleva difendere dei ragazzi palestinesi? Chi ha parlato dei danni materiali e morali subiti dalla sua famiglia?
    Comunque non si può spremere un intero popolo per così tanto tempo e pretendere di non riceverne reazioni violente, anche crudeli, anche inumane. Ingiustificabili sempre, inattese mai.
    E poi continui a non rispondermi sugli strani rapporti tra Israele e Hamas durante la seconda Intifada, quando già si sapeva cos’era Hamas e – soprattutto – dove sarebbe potuto arrivare. Non mi spieghi perché i governanti israeliani abbiano preferito distruggere l’Autorità Nazionale Palestinese invece di scongiurare il pericolo di un fondamentalismo islamico allora relativamente nuovo in Palestina e forse ancora controllabile e sventabile. Io un sospetto ce l’ho e l’ho scritto. Tu che cosa ne pensi di quella comunque sciagurata decisione?

    Come vedi, continuiamo a sbatterci in faccia le malefatte degli “altri”: uno sport sempre meno interessante, al punto in cui siamo.

    Per conto mio, Israele dovrebbe semplicemente ritirarsi da TUTTI i territori occupati senza se e senza ma. E riconoscere senza se e senza ma il diritto all’esistenza e la legittimità dello stato palestinese promosso dall’ONU nel 1948 insieme a Israele.
    I palestinesi TUTTI, e gli stati della regione, dovrebbero impegnarsi senza se e senza ma a riconoscere il diritto all’esistenza e alla sicurezza e la legittimità dello stato di Israele. E impegnarsi formalmente a non attaccarlo mai più.
    Firma di un solenne patto di non-aggressione reciproca e patrocinio delle maggiori potenze mondiali, magari agitando il bastone di una poderosa reazione militare multinazionale alle eventuali violazioni.
    Imposizione di contatti culturali ed economici tra le due entità, per seminare un’ipotesi di convivenza pacifica spontanea. Magari, sebbene sia un pia illusione, abrogazione dalle rispettive costituzioni e dagli statuti dei partiti politici di qualsiasi riferimento programmatico o fondante a credi religiosi.

    Tutto questo sembra naturalmente fantascienza. Eppure, secondo me, è la condizione MINIMA per poter sperare in una possibile soluzione del problema arabo-israeliano che abbia ragionevoli probabilità di durata nel tempo. Figurarsi le condizioni ottimali!
    Questo se sta a cuore una soluzione possibilmente equa per i popoli della regione.
    I militarmente patetici e umanamente crudeli razzi di Hamas e le spietate e micidiali rappresaglie israeliane vanno in direzione opposta, non credi? Su questo possiamo essere d’accordo? O dobbiamo sprofondare rigorosamente schierati e compatti sui due fronti, fino all’immersione finale?

    16 Gen 2009, 15:25 Rispondi|Quota
  • #27Luca

    Caro Pino, chiarisco la mia posizione perchè tengo al giudizio di una persona attenta, puntuale ed obiettiva come dimostri di essere rispetto a quello che ci tocca vedere in questi giorni.
    Evidentemente è difficile in un blog farsi capire, specie quando l’enfasi viaggia a mille. Io sono assolutamente “anti razzista radicale” e chi mi conosce ha la possibilità di rilevare la profondità dei miei sentimenti.
    Quello che ho detto, sicuramente male considerando l’effetto, è legato a quella sorta di prigione nella quale io (noi, probabilmente) ci troviamo nel momento in cui proviamo sdegno per la crudeltà di Israele nei confronti dei palestinesi; ci si sente quasi a disagio, ci si sente un pò razzisti senza esserlo affatto.
    Se fossero gli spagnoli o i francesi a perpetrare questa barbarie direi (diremmo, probabilmente)
    -“sono dei bastardi assassini, punto e basta”;
    trattandosi però di israeliani, si tende ad evitare anche solo di pensarlo e su questo penso che Israele giochi un pò…

    Probabilmente non saremo mai compagni di viaggio ma vorrei tanto che tu leggessi tra le righe e capissi esattamente ciò che intendo.
    Cordialmente Luca

    16 Gen 2009, 16:19 Rispondi|Quota
  • #28Pino Modola

    Per Emanuel Baroz:

    Risposte ai tuoi telegrafici commenti:

    1) (Punto 3) Per te Palestina e regione sono sinonimi? Nel qual caso parliamo lingue diverse. Di solito si dice “regione mediorientale”, della quale la Palestina è solo una parte. Perciò ciò che ho scritto significa che Israele ha l’intenzione di insediarsi nell’intera Palestina (altrimenti avrebbe restituito Golan e Cisgiordania da decenni, e dichiarerebbe ufficialmente quali sono i suoi confini…), certo non che ha mire espansionistiche nell’intera regione.

    2) (Punto 2) Certo che l’ho scritto io! Forse che nel 1948 l’ONU non ha proclamato l’esistenza e la legittimità dello stato di Israele, e la contestuale esistenza e legittimità di un futuro stato palestinese (era fornita anche una cartina delle due entità statali) che Israele non ha mai voluto accettare, riconoscere, permettere? Sto propalando menzogne? Chiariscimi…
    E se avessi occhi liberi da pregiudizi, avresti anche letto le mie righe poco più avanti nello stesso testo, che recitano esattamente così:
    “Certo, i paesi arabi rifiutarono l’esistenza di Israele perché avevano capito come sarebbe andata a finire e, forse, perché preferivano la vecchia e nota Inghilterra agli Stati Uniti, veri sponsor di tutta l’operazione e relativamente nuovi in quello scenario. Di fatto aggredirono il nuovo stato inerme. E le presero di santa ragione”. Ho scritto o non ho scritto che i paesi arabi rifiutarono l’esistenza di Israele? Ho scritto o non ho scritto che quegli stessi paesi arabi aggredirono il nuovo stato inerme? E allora?!?

    Senti, se lo stile della discussione deve essere questo, con ricorso più o meno consapevole ai fraintendimenti, pur di tirare acqua al proprio mulino, non ci sto più. Nei limiti del possibile, ho sempre cercato di essere intellettualmente onesto (leggiti la risposta che ho dato a Luca, in teoria uno della mia parte, su questo stesso blog).
    Ero contento di avere trovato un interlocutore serio, disposto al confronto anche serrato; ma serio, appunto. Per questo, nel mio ultimo post qui sopra, ti avevo proposto di smetterla con le reciproche accuse (fino a un certo punto utili e doverose, alla lunga stucchevoli e inutili) e di dedicarci al più nobile sport dell’ipotizzare possibili soluzioni. Naturalmente velleitarie, visti i poteri che ho io e che probabilmente hai tu; però sicuramente dotate di un valore non trascurabile, dato che dovrebbero sgorgare da persone poste politicamente su sponde opposte.
    Però io posso rispondere solo di ciò che dico e scrivo, non di ciò che mi fanno dire e scrivere, mio malgrado, gli interlocutori. Non è corretto, non è producente.
    Tu dicevi “POVERA ITALIA”? A me verrebbe ora da dire “POVERO ISRAELE”: per quanto possa accusare la dirigenza israeliana delle sue malefatte, credo che quel paese si meriti difese migliori da parte dei suoi sostenitori, se non altro per la storia terribile che si porta comunque sulle spalle.
    Oppure ha ragione Micol, all’inizio di questo blog, quando afferma che:
    “Forse qualcuno è davvero contento che Israele sia diventato l’avamposto di Gasparri in Medioriente”. Quale terribile epitaffio, per un paese comunque grande!

    16 Gen 2009, 16:48 Rispondi|Quota
  • #29Alex

    Che strazio sto’ Pino Modola…

    Lei non è un filopalestinese. E’ un troll. Di professione.

    18 Gen 2009, 20:45 Rispondi|Quota
  • #30Pino Modola

    Per Alex:

    Ho avuto modo in altra pagina di esprimere il mio pensiero sui suoi scritti.
    Stia tranquillo, ho già preso commiato da questa raffinata compagnia e non la strazierò più, povero angiolo. Mi terrò cara la mia professione e lei si terrà cara la sua, che non le invidio.

    18 Gen 2009, 21:44 Rispondi|Quota
  • #31Alex

    Fai male Pino. La mia professione mi fa campare più dignitosamente di te, a quanto pare.

    Ricambio i saluti. Non sentirò la tua mancanza.

    18 Gen 2009, 22:10 Rispondi|Quota
  • #32Pino Modola

    Come prevedevo, l’hai capita alla prima… Non mi riferivo alla professione “che fa campare”: non ho la più pallida idea di quale sia la tua e non mi interessa. E quanto alla dignità… beh, pare che ciascuno la intenda a modo suo.

    18 Gen 2009, 23:15 Rispondi|Quota
  • #33Romolo Ganzerli

    Che modo di rispondere..
    Mi aspettavo un po’ di serietà in più.

    Definire “Troll” e rispondere con un “Fai male Pino. La mia professione mi fa campare più dignitosamente di te, a quanto pare” ad una persona che sta tentando di instaurare una conversazione civile ed ordinata su temi caldi e con persone che la pensano in maniera diametralmente opposta dalla sua mi sembra francamente una mancanza assoluta di rispetto.

    Per il resto, concordo con quanto espresso da Pino, e mi piacerebbe, per non sentire sempre il suono della stessa “campana”, sentire il parere (ben argomentato, s’intende) di qualcuno che supporti le tesi israeliane.

    18 Gen 2009, 23:18 Rispondi|Quota
  • #34Alex

    Anche la mia era una risposta ironica, come quella di Pino, con il quale non abbiamo il piacere di conoscerci, e che sembra perfettamente in grado di difendersi da solo 😉

    Pino vuole “instaurare una conversazione civile e ordinata”, partendo presupposti che sono falsi e preconfezionati. questo è un sito speso nella divulgazione della verità, senza la presunzione, ovvio, di essere sempre nel giusto. E quindi si possono condividere le nostre tesi o meno.

    Ma Pino è estenuante (se non lo vuoi chiamare troll, chiamalo come ti pare), e ci costringe spesso a ripetere decine di volte le stesse argomentazioni. Proprio perché civili, noi non moderiamo nessuno, però anche questo è un modo di mettere i bastoni fra le ruote alle persone.

    Questa non è l'”associazione amicizia Italia-Israele”, ma è un blog che divulga informazioni sullo stato ebraico, dalla prospettiva di chi lo sostiene. Intervenire su questo o quell’argomento è educato, intervenire a tappeto su 20 articoli gridando che “non c’è nessuno che smonta le mie tesi antisioniste” è da rompicoglioni.

    Non è una questione di serietà Romolo, qui si è seri. Ma non si ha a disposizione tutta la giornata per fare di questo un blog “ad personam”. Come Pino, anche tu sei il benvenuto, come tutti quelli che sostengono o che hanno delle riserve sulla condotta di Israele.

    19 Gen 2009, 09:01 Rispondi|Quota
  • #35Pino Modola

    Per Romolo Ganzerli,
    Non ho il tuo indirizzo e-mail privato e sono costretto a scriverti tramite questo sito.
    Ringrazio per il commento. Ma, per essere onesti, Alex ha una corposa attenuante: in altra parte del sito mi ero accomiatato da lui con lo stesso saluto da lui rivolto a D’Alema (che peraltro definisce anche “rimbambito”) e con un’altrettanto raffinata formula utilizzata da Emanuel Baroz su questo stesso sito. E non è di quei saluti che facciano molto piacere.
    Se tu non lo avessi ancora capito, questo è un sito di persone civili, che possono salutarti con “Stronzo” e “Ma vaffanculo” (salvo offendersi se li ripaghi della stessa moneta); dove chi non è d’accordo prima o poi finisce per essere tacciato di antisemitismo, dove la Morgantini è un’ “isterica attempata” ovviamente antisemita e dove nessuno mi definisce la natura e il pensiero di Noam Chomsky (negli USA si è già preso dell’antisemita, qui chissà…).
    Le tue ragioni o argomentazioni (anche i semplici numeri) sono per lo più frutto di informazioni sbagliate o preconfezionate dalla propaganda avversaria, luoghi comuni intrisi di pregiudizio. Il che potrebbe anche essere accettabile, se tali definizioni fossero dimostrate smentendo le mie argomentazioni (se in fondo siamo su questo sito è per un confronto…), Senonché questi ineffabili signori sono quasi sempre molto occupati, ti giurano generalmente che le tue tesi sono già state abbondantemente smentite… qua e là (testuale da Alex). Un po’ svogliati, questi diffusori di verità, non credi? Da quando la verità va diffusa tra i primi interlocutori e che i successivi si arrangino? Mi sa che la loro committenza non ne sia particolarmente entusiasta.
    E veniamo appunto alla committenza.
    Come dice Alex, questa non è l'”associazione amicizia Italia-Israele” (per conto mio è un peccato, ma il sito è loro). Questo è un sito che si pone – dichiaratamente e onestamente – l’obiettivo di appoggiare in qualsiasi modo sui media l’operato di Israele. Si tratta di un obiettivo legittimo; e, in questo, i signori che vi operano sono alquanto efficienti e – soprattutto – zelanti. Le sue fonti sono prevalentemente i comunicati del governo, delle forze armate, delle agenzie di stampa e dei media israeliani. Più alcuni organi di stampa “schierati”, associazioni più o meno note, e le normali fonti di informazione italiane.
    Il suo scopo non è stabilire contatti con gli “altri”, abbozzare soluzioni condivise, o utopie del genere: è invece fare in modo di imporre il punto di vista israeliano, essere una voce delle ragioni di Israele in Italia. Scopo legittimo e onestamente dichiarato.
    L’errore è nostro, perché abbiamo cercato in questo sito qualcosa che non poteva darci. Indipendentemente dalla sua volontà: io, per esempio, ho incontrato in Emanuel Baroz un interlocutore ben più disposto di altri a confrontarsi; al punto che mi ero fatto qualche illusione sulle possibilità di dialogo. Ma il dialogo non può esistere o essere portato fino in fondo tra persone sicure di essere nel giusto (forse per diritto acquisito?) e che da tale giusto non si possa deflettere di un millimetro. Forse io stesso ho manifestato una tale rigidità, non so. Ma il tentativo è naufragato.
    Pensa che per questo tentativo, doveroso per chi vuole essere onesto (troppo comodo confrontarsi solo con chi la pensa come te) ho mandato giù parecchio in queste pagine. Sentir definire “espressione del libero pensiero” l’incitamento a Israele di sterminare, uno per uno, tutti i militanti di Hamas; o “Stronzo e rimbambito” D’Alema quando afferma che un rapporto di 900:10 tra le vittime dei contendenti configura qualcosa di diverso da una guerra tra forze armate e terroristi; o “isterica attempata antisemita, falsa e ben nota amica di terroristi” la Morgantini che racconta ciò che ha visto nei territori occupati; o vedere irrisi i profughi palestinesi, definiti come mafiosi privilegiati all’estero, senza voglia di integrarsi nei paesi di residenza (questi sono solo alcuni esempi presi a caso) non è stato facile. Perciò a un certo punto, vista la situazione di stallo, ho detto basta. Ho salutato civilmente Emanuel Baroz, incivilmente Alex (che pare si senta sollevato dal mio commiato, felice di crogiolarsi senza disturbi negli agi assicuratigli dalla sua ricca professione, al contrario dall’indigenza in cui io verso per colpa della mia) e ciascuno per la sua strada. Ti invito a fare altrettanto: abbiamo sbagliato indirizzo, davvero.
    Prova con qualche giornale israeliano (i principali sono signori giornali, solitamente corretti; e comunque peggio di come siamo capitati qui è difficile finire…). Prova con qualche associazione di amicizia Italia-Israele. Con qualche associazione culturale israeliana che non sia la copertura di qualche teppistello culturale italiano. Sono convinto che le vie del dialogo siano ancora numerose; a patto di non sbagliare clamorosamente indirizzo come abbiamo fatto noi.

    19 Gen 2009, 13:53 Rispondi|Quota