• 16
  • ott
  • 2009

16 Ottobre 1943: una data funesta che non va dimenticata

Di Emanuel Baroz, in Antisemitismo, Nazismo, Per non dimenticare, Shoah.

16 Ottobre 1943: una data funesta che non va dimenticata

NON C’È FUTURO SENZA MEMORIA
COLORO CHE NON HANNO MEMORIA DEL PASSATO
SONO DESTINATI A RIPETERLO

Il 16 ottobre 1943

di Gianluigi De Stefano

«La grande razzia nel vecchio Ghetto di Roma cominciò attorno alle 5,30 del 16 ottobre 1943. Oltre cento tedeschi armati di mitra circondarono il quartiere ebraico. Contemporaneamente altri duecento militari si distribuirono nelle 26 zone operative in cui il Comando tedesco aveva diviso la città alla ricerca di altre vittime. Quando il gigantesco rastrellamento si concluse erano stati catturati 1022 ebrei romani.

Due giorni dopo in 18 vagoni piombati furono tutti trasferiti ad Auschwitz. Solo 15 di loro sono tornati alla fine del conflitto: 14 uomini e una donna.

Tutti gli altri 1066 sono morti in gran parte appena arrivati, nelle camere a gas. Nessuno degli oltre duecento bambini è sopravvissuto.»
(F. Cohen, 16 ottobre 1943. La grande razzia degli ebrei di Roma)

16-ottobre-1943È il 16 ottobre del 1943, il “sabato nero” del ghetto di Roma. Alle 5.15 del mattino le SS invadono le strade del Portico d’Ottavia e rastrellano 1024 persone, tra cui oltre 200 bambini. Due giorni dopo, alle 14.05 del 18 ottobre, diciotto vagoni piombati partiranno dalla stazione Tiburtina. Dopo sei giorni arriveranno al campo di concentramento di Auschwitz in territorio polacco.

Solo quindici uomini e una donna (Settimia Spizzichino) ritorneranno a casa dalla Polonia. Nessuno dei duecento bambini è mai tornato.

Oggi, documenti fino ad ora segreti, emersi dagli archivi americani, fanno luce su una verità inquietante: il corso degli eventi poteva essere cambiato. Gli alleati sapevano dell’imminente rastrellamento, ma non fecero nulla per impedirla.

Il 25 settembre del 1943, il tenente colonnello Herbert Kappler, capo delle SS a Roma, riceve l’ordine da Berlino di procedere al rastrellamento del Ghetto della capitale italiana. Il capitano decide però di non eseguire subito l’ordine. Insieme al console tedesco, Eitel Friedrich Moellhausen, assume sin dal principio un comportamento molto strano. I due uomini si rivolgono, all’indomani dell’ordine ricevuto da Berlino, al Feldmaresciallo Albert Kesserling, comandante delle truppe tedesche in Sud Italia, che non concede immediatamente l’appoggio mil itare all’operazione.

L’oro di Roma
La sera stessa Kappler convoca a Villa Volkonsky, sede del comando tedesco a Roma, i massimi rappresentanti della comunità ebraica Ugo Foà, Presidente della Comunità Israelitica di Roma e Dante Almansi, Presidente della Unione delle Comunità Israelitiche Italiane per ricattarli. La richiesta è cinquanta chili d’oro in cambio della salvezza. La consegna dell’oro avvenne non già a Villa Volkonsky ma a Via Tasso, al numero 155 che non era ancora il famigerato carcere delle SS, luogo di torture e terrore che diventerà in seguito, ma almeno formalmente “l’Ufficio di Collocamento dei Lavoratori italiani per la Germania” ( è ora sede del Museo Storico della Liberazione).

Kappler non si presentò. Non aveva voluto abbassarsi alla formalità di ricevere quell’oro che aveva estorto. Si era fatto sostituire da un ufficiale di grado inferiore, il capitano Kurt Schutz. La pesatura fu eseguita con una bilancia della portata di 5 chili. Ogni pesa ta veniva registrata contemporaneamente da Dante Almansi e da un ufficiale tedesco, che si trovavano alle due estremità del tavolo. Alla fine dell’operazione, mentre Almansi aveva segnato dieci pesate, il capitano Schutz dichiarava risentito che le pesate erano nove. Le proteste di tutti gli ebrei presenti irritarono ancor di più il capitano che si opponeva anche a quella che era la via più semplice per sciogliere ogni dubbio: cioè ripetere l’operazione. Finalmente, di fronte alle vive insistenze da parte ebraica, il capitano Schutz diede ordine di ripetere le pesate. Dovette arrendersi alla realtà: i chili erano proprio 50 e gli ebrei non erano imbroglioni.

La retata
La comunità non è, ovviamente, al corrente dell’accordo che i due avevano già fatto con Kesserling. Non può sapere che già era stato deciso di non portare avanti l’ordine di Berlino, almeno fino a quel momento. Kappler mente a tutti, mentirà anche durante il processo a suo carico. La città e il Vaticano si mobilitano (Il Vaticano???? Siamo proprio sicuri?….) per aiutare gli ebrei, l’oro è consegnato nei tempi prestabiliti e la comunità si sente finalmente al sicuro. Ma ai primi di ottobre il governo tedesco invia a Roma il Capitano delle SS Theo Dannecker per procedere alla deportazione e velocizzare i tempi. Dannecker è un “esperto” di fiducia di Eichmann che aveva dato il via ai rastrellamenti di Parigi. Grazie ai documenti ritrovati negli archivi degli Stati Uniti, si scopre ora che Kappler e Moellhausen temevano la reazione dei carabinieri se si fosse proceduto al rastrellamento.

Ma a Dannecker questo aspetto non spaventa e impone la retata. Oggi, però, sempre grazie ai documenti segreti, si scopre che milleduecento persone avrebbero ancora potuto salvarsi, anche dopo l’intervento di Dannecker: gli americani erano entrati in possesso di una trasmittente che decifrava i messaggi nazisti. Per quale motivo allora non alzarono un dito per fermare la strage? E Pio XII perché si limitò solo a protestare? Il Papa, in realtà, era sottoposto ad un tacito ricatto: più di 800mila ebrei si erano rifugiati nelle chiese e nei conventi di tutta Europa, in gran parte occupata dai nazisti (Tacito ricatto???? Mi sembra una ipotesi un pò troppo buona nei confronti di Papa Pio XII…).

Cosa ne fu allora degli ebrei del ghetto di Roma? Abbandonati al loro destino, non ebbero più scampo. Dal Collegio Militare su Via della Lungara a Trastevere alla stazione Tiburtina, da lì ad Auschwitz.

Memoteca



9 Commenti Scritto da Emanuel Baroz
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Commenti:

Sono stati scritti 9 commenti su "16 Ottobre 1943: una data funesta che non va dimenticata"

  1. sandro lontano

    non tutti sanno,me lo diceva mio nonno ,partigiano,confermato da un suo compagno,molti anni dopo, che c’era un accordo con la chiesa per dare asilo a ebrei, in numero contingentato.quando la feld-gendarmerie fece irruzione in un locale di pzz.a risorgimento, arrestando i presenti, il CLN di roma andò a parlamentare con le SS per rivendicare quelle persone,poi poste in libertà.in quel periodo molte dose accaddero

  2. [...] deportazioni degli ebrei dall’Italia ed in particolare il treno di 1021 deportati del 16 ottobre 1943 che partì verso Auschwitz alla stazione Tiburtina di Roma nel silenzio di Pio XII”. Parole [...]

  3. [...] Kappler, ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto di Roma e delle torture contro i partigiani nel carcere di via Tasso, comanda le operazioni, coadiuvato dal [...]

  4. [...] due giorni dopo, lunedì 18 ottobre, parte verso Auschwitz. Dei 1022 ebrei catturati il 16 ottobre ne sono tornati solo 16, di cui una sola donna (Settimia Spizzichino). Nessuno degli oltre 200 bambini è [...]

  5. Silvia

    Perchè non si parla anche di mio zio, Vittorio Perugia, fratello di mio padre, Che fu tra quei pochi che ritornarono da Auschwitz? Ricordo, che da bambina, non capivo cosa fossero quei numeri che aveva “stampati sul braccio” Mio padre, allora ventenne, per sfuggire ad una retata, stette due giorni nascosto sotto una catasta di legna. Raccontò che fu un suo “amico” a fare la spia, indicandolo a due SS, dicendo:”Quello è un ebreo!” Io sono nata dopo la guerra, ma ho un dolore dentro, intenso, come se fossi stata li. Silvia

  6. Janet

    Come potevano aiutare gli ebrei gli alleati, anche se sapevano che ci sarebbe stato un rasrellamento? Il 16 ottobre stavano combattendo in Sud Italia! Gli americani entrarono in Roma solo il 4 giugno 1944.

  7. gianluigi de stefano

    cari amici, intanto grazie per aver citato il mio lavoro che, debbo precisare, è stato fatto per “La Storia Siamo Noi” di Giovanni Minoli.
    Vorrei rispondere a Silvia e Janet.
    A Silvia posso dire che qui non viene menzionato suo zio Vittorio Perugia perché non risulta tra i nomi delle 15 persone tornate che erano state prese il 16 ottobre ’43. Riferisco ciò che rilevo dalle mie fonti, e in particolare il documentatissimo libro “Sabato Nero” di Robert Katz. Se è sbagliato faccio ammenda.
    A Janet, purtroppo, devo dire che dai nuovi documenti trovati da Robert Katz risulta che gli alleati sapevano e avrebbero potuto intervenire, quanto meno per fermare il treno. Bastava bombardare la ferrovia. Katz suppone che non lo fecero per non far scoprire la loro conoscenza dei codici crittografici dei tedeschi. E’ un’ipotesi terribile, ma potrebbe essere vera.

  8. Carlo

    Posso solo chiedervi di chi è la fotografia e dove è stata trovata? Grazie in anticipo

  9. Emanuel Baroz

    @ Carlo: sinceramente ora ci sfugge…


"Per noi, popolo ebraico, questa risoluzione è fondata sull´odio, sulla falsità e sull´arroganza ed è priva di qualunque valore morale o legale. Per noi, popolo ebraico, questo non è altro che un pezzo di carta e noi lo tratteremo così" ["il sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale" - Risoluzione ONU Novembre 1975]


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