
Segni di pennarello scuro, numerosi e decisi, hanno sfregiato sei pietre d’inciampo nel quartiere Vanchiglia di Torino. Sembrano pasticci mirati a cancellare la memoria delle vittime ebree, dei deportati nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale, che sono state poste non più tardi di tre mesi fa, lo scorso 3 febbraio, per non cancellare il ricordo di una delle più gravi tragedie europee. Le sei pietre d’inciampo che sono state vandalizzate sono state poste a ricordo di Aida Sara Montagnana, Rosa Vita Finzi, Teresita Teglio, Ercolina Levi, Sara Colombo, Eugenia Treves in Segre, Lidia Passigli ed Ettore Abenaim.
Sono, ovviamente, in corso le indagini per risalire agli autori dello sfregio, che si inserisce in un più ampio contesto di antisemitismo, che dal riacutizzarsi del conflitto in Medioriente il 7 ottobre 2023 ha preso piede con sempre più vigore. Lo chiamano “antisionismo” ma sempre più spesso è antisemitismo mascherato, che cerca giustificazioni inesistenti per l’odio incontrollabile contro gli ebrei.
“Questo atto, compiuto per cancellare la memoria, non farà altro che rafforzare i nostri ideali di libertà e di pace. È un gesto vile che speriamo possa essere stato ripreso dalle molte telecamere presenti in zona”, ha dichiarato il presidente della circoscrizione 7 Luca Deri, il primo a darne notizia. “Vedere le pietre di inciampo “cancellate” è un pugno allo stomaco. Questo odioso atto avvenuto si aggiunge alla lapide vandalizzata qualche giorno: continueremo a tenere vivo il nostro impegno a difesa della memoria, non facendoci spaventare da questi atti”, ha aggiunto il segretario provinciale del Partito Democratico, Marcello Mazzù. Il riferimento è alla vandalizzazione della targa dedicata ai caduti della Resistenza, presa di mira la notte tra il 25 e il 26 aprile.
“È un gesto vile, figlio dell’ignoranza e di un’inaccettabile mancanza di rispetto. Un ulteriore indizio che l’antisemitismo più becero è tornato”, ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale, Davide Nicco, di Fratelli d’Italia.
La condanna è stata bipartisan perché simili gesti non possono trovare casa in nessuno schieramento politico delle istituzioni democratiche del Paese ma è evidente che un problema esista e che non sia marginale, come dimostrano anche le aggressioni e le microaggressioni, che sono aumentate negli ultimi anni scatenando un allarme sociale che non può lasciare indifferenti.