Le motivazioni politiche dell’Unesco cancellano la storia

 
Emanuel Baroz
18 ottobre 2016
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Uno scandalo pericoloso: l’Unesco cancella la storia per ragioni politiche

di Yair Lapid (traduzione di Rita Baldassarre)

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Bob Dylan, di recente insignito del premio Nobel per la letteratura, è autore di una splendida canzone intitolata Forever Young che inizia con queste parole: «Che Dio ti benedica e ti conservi per sempre, possano tutti i tuoi desideri diventare realtà». Dylan dice di aver preso questi versi da un’antica preghiera ebraica, tratta dal Libro dei Numeri, capitolo 6, versetto 24. Questa preghiera compare nei testi più antichi delle sacre scritture. È stata incisa su tavolette d’argento risalenti all’epoca del Primo Tempio, rinvenute in una grotta a Gerusalemme e scritte in antico ebraico. I ricercatori hanno datato questi reperti intorno al 600 avanti Cristo.

Già allora Gerusalemme era una città animata, dove il commercio, la vita, le preghiere e persino le dispute si tenevano in ebraico. L’ebraico è inoltre la lingua utilizzata da Gesù 600 anni più tardi, quando entrò a Gerusalemme a dorso d’asino. Forse per questo motivo la recente decisione dell’Unesco appare così offensiva e inquietante, perché essa nega il legame tra Gerusalemme e gli ebrei (e il giudaismo). Non si sono scomodati a spiegare i motivi, ma sembrano aver decretato arbitrariamente che il Monte del Tempio e la spianata del Muro del Pianto, che sorge lì accanto, appartengono ai palestinesi e che d’ora in poi dovranno utilizzarsi esclusivamente i toponimi arabi di questi due luoghi (nonostante la Moschea di Al Aqsa sia stata costruita sulle rovine del Tempio ebraico circa 1.300 anni dopo).

L’Unesco ha deciso di cancellare la storia, così com’è realmente accaduta, per ragioni politiche. Ma comportandosi in questo modo, l’Unesco ha cancellato anche la propria integrità, le sue finalità e le ultime vestigia di fiducia e rispetto che si potevano ancora nutrire nei suoi confronti. Ancor più imbarazzante è il fatto che diversi Paesi democratici con una corretta comprensione della storia — parlo di Italia, Francia e Spagna — si siano astenuti dal voto. Forse il Paese dove risiede il Papa ha acconsentito tacitamente a spazzar via 3.000 anni di storia ebraica e oltre 2.000 anni di storia cristiana? Lo so, potrebbe sembrare che io voglia intenzionalmente spingere il ragionamento all’assurdo, ma perché mai sarebbe assurdo quando si parla di Europa e non lo è quando si tenta di negare non solo il presente di Israele, ma anche il suo passato?

Questa risoluzione dell’Unesco appare talmente estrema, e le sue motivazioni talmente scandalose, da generare disagio anche all’interno dell’organizzazione. L’ossessione di alcune organizzazioni delle Nazioni Unite nei confronti di Israele non è un segreto per nessuno. Nell’ultimo decennio il Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha varato 61 risoluzioni di condanna per violazioni dei diritti umani nel mondo, dalle 400.000 vittime di guerra in Siria, Afghanistan, Iraq e altre zone di conflitto. In quello stesso decennio, l’organizzazione ha emesso 67 risoluzioni di condanna verso Israele. No, non si tratta di un refuso. Il Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha condannato Israele, un Paese democratico che rispetta le leggi internazionali e protegge i diritti delle minoranze, più spesso di tutti gli altri Paesi sommati.

Potrei produrre mille altri esempi, ma credo di essere stato chiaro. I fatti concreti non sembrano interessare molto le varie organizzazioni dell’Onu, ma quando si controbatte che l’unica spiegazione logica è l’antisemitismo, ecco che tutti si scandalizzano e accusano Israele di ricorrere sempre allo stesso argomento. Ma è davvero così? Esiste forse altra spiegazione per questo accanimento ossessivo contro un’unica nazione, un unico popolo, un unico conflitto? Come si spiega che l’unico Paese del Medio Oriente che garantisce la libertà di religione a tutti (ne esistono forse altri in quest’area?) è proprio quello che viene attaccato quasi giornalmente? Come si spiega che l’Unesco ignori il fatto che Israele vieti agli ebrei di pregare sul Monte del Tempio per non urtare la sensibilità dei musulmani? Come si spiega che la risoluzione condanni gli ebrei che visitano il Monte del Tempio in quanto «estremisti di destra», un’affermazione che costituisce una palese interferenza nella politica interna israeliana? A prescindere dal fatto che si tratti effettivamente di una risoluzione scandalosa, essa potrebbe rivelarsi addirittura pericolosa.

Il Monte del Tempio rappresenta il luogo più vulnerabile del Medio Oriente, forse del pianeta. L’anno scorso, l’ondata di terrorismo contro Israele è stata scatenata da varie teorie del complotto diffuse dai fondamentalisti islamici, in particolare che Israele fosse intenzionato a cambiare le regole che governano l’accesso al Monte del Tempio. Israele ha dichiarato di non aver nessuna intenzione di alterare alcunché, né di limitare i diritti dei musulmani. In Israele io sono schierato con l’opposizione e su questo punto posso testimoniare che il nostro governo dice la verità e rispetta gli impegni, malgrado tutte le difficoltà.

Quando i giovani palestinesi, già aizzati all’odio contro Israele, leggeranno la risoluzione dell’Unesco, si convinceranno che le teorie del complotto siano vere. Subito dopo, afferreranno un coltello, o una pistola, o una bottiglia Molotov e si lanceranno in un attacco terroristico. Ci saranno vittime. Passanti innocenti cadranno sotto i loro colpi. Questo è ciò che accade quando organizzazioni irresponsabili si immischiano in situazioni complesse di cui non hanno una conoscenza approfondita. Quando il consiglio esecutivo dell’Unesco voterà per ratificare questa risoluzione, i Paesi che si sono finora astenuti saranno chiamati a esprimere chiaramente la loro posizione. A quel punto, potranno scegliere se schierarsi dalla parte della storia, dei fatti e della verità, oppure riconoscere i loro pregiudizi nei confronti degli ebrei. E questo spiega perché il nostro popolo ha bisogno di uno Stato forte e libero.

(Fonte: Corriere della Sera, 18 Ottobre 2016, pag. 27)

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