Il terrorismo palestinese attacca Israele nel silenzio generale

 
Emanuel Baroz
13 ottobre 2015
4 commenti

Israele sotto attacco nel silenzio assordante

di David Harris, Direttore esecutivo Ajc (American Jewish Committee)

palestina-israele-disinformazione-antisraeliana-focus-on-israelSono ormai diversi giorni che rimango sgomento mentre vedo cittadini israeliani costretti ad affrontare attacchi casuali, alcuni mortali, da parte di assalitori palestinesi per le strade dei loro paesi e delle loro città. Dei bambini sono rimasti orfani, dei genitori hanno perso figli, e i sopravvissuti sono rimasti senza dubbio segnati per tutta la vita.

Ho atteso per vedere se il Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, le cui bugie a proposito della decisione di Israele di modificare lo status quo di un luogo santo musulmano hanno contribuito a scatenare i disordini, avrebbe deciso di calmare la situazione o di gettare benzina sul fuoco. Ho seguito le acrobazie giornalistiche di alcuni media principali, come la BBC ed il New York Times, che evitano in tutti i modi di chiamare le cose con il loro nome nel raccontare i fatti, confondendo la distinzione tra piromani e vigili del fuoco. Ho osservato la comunità internazionale languire in silenzio o, nella migliore delle ipotesi, rilasciare timide dichiarazioni chiedendo “moderazione” a entrambe le parti, evitando accuratamente di prendere posizione. E mi sono chiesto, non per la prima volta, cosa debba accadere perchè il mondo si svegli e riconosca – senza equivoci, ricorsi a equivalenza morale, o incomprensibili linguaggi diplomatici – che Israele, l’unica democrazia liberale in Medio Oriente, si trova ad affrontare una violenza che deve essere condannata in modo inequivocabile, e che, come ogni altra nazione, ha l’obbligo di difendersi.

È impressionante notare come alcune persone nei governi, nei media, o nei centri studi, che sono di norma intelligenti e premurose, sembrano improvvisamente perdere le loro facoltà critiche quando si tratta di questi problemi. Ricorrono invece ad un meccanismo di risposta pavloviano che rifiuta di accettare qualunque legittimità della posizione di Israele e difende ciecamente qualunque narrazione venga proposta da parte palestinese. Con questa mentalità, se gli israeliani vengono uccisi o accoltellati, devono aver fatto qualcosa per “meritarselo”. Se le autorità israeliane mobilitano l’esercito e la polizia per fermare il terrorismo, allora, per definizione, Israele usa “forza eccessiva”. Poco importa quanto siano infiammatori i discorsi del presidente Abbas alle Nazioni Unite, rimane sempre un uomo di “pace”. Poco importa quante volte i leader israeliani chiedano di sedersi al tavolo dei negoziati con i palestinesi, Israele è sempre bollato come “ostacolo” alla pace.

Vogliamo finalmente cominciare a vedere le cose come realmente sono, e smetterla di vivere in un mondo costruito fatto di illusioni e falsità? Alcuni degli individui che esprimono questi punti di vista, e le istituzioni che rappresentano, sono senza dubbio accecati dall’ideologia. Dentro di loro, sanno di non poter sopportare il diritto del popolo ebraico all’autodeterminazione, mentre elevano i palestinesi su un piedistallo politico. Altri invece sperano di vedere un accordo a due stati, che permetta ad israeliani e palestinesi di perseguire le loro aspirazioni nazionali uno accanto all’altro, e non ho motivo di dubitare della loro sincerità. Mi permetto però di metto in dubbio la loro strategia. Mentre non esitano a spingere, stuzzicare, e criticare Israele quando credono, a torto o a ragione, che Israele non agisca nello spirito di una visione a due Stati, rimangono troppo spesso in assordante silenzio riguardo il comportamento di parte palestinese – incluso quello di questi giorni.

Questo doppio standard rappresenta il massimo dell’accondiscendenza o, addirittura, dell’infantilismo. Indulgendo i palestinesi, razionalizzando ogni loro passo falso, coccolando i loro leader, affiancando i loro passi unilaterali alle Nazioni Unite e altrove, ignorando l’incitamento e la glorificazione dei “martiri”, e trovando per loro delle scuse ogni volta che rifiutano un’offerta a due stati da parte di Israele, queste sedicenti anime belle stanno rendendo il raggiungimento di un accordo a due stati sempre meno probabile. Dopo tutto, se i palestinesi non sono tenuti a un miglior standard di comportamento (o li si crede tranquillamente di non esserne capaci), come potrebbero mai governare responsabilmente un loro proprio stato, e non divenire invece l’ennesima antidemocratica, instabile nazione araba? E se questa è la prospettiva, perché mai dovrebbe Israele, che si trova nel bel mezzo di una regione in subbuglio che pare poter solo peggiorare, credere che l’attuale leadership palestinese possa essere un partner affidabile per la pace?

A questo proposito, ho incontrato di recente il ministro degli Esteri di un paese sudamericano, e abbiamo discusso delle abitudini di voto del suo paese alle Nazioni Unite sulle questioni relative a Israele. Egli ha detto con orgoglio che considera con attenzione ciascuna delle (infinite) risoluzioni prima di dare istruzioni su come votare, prestando particolare attenzione, ha sottolineato, alle implicazioni per la sicurezza di Israele. Questo mi è sembrato positivo e certamente di intenzioni sincere. Ma gli ho chiesto poi quando è stata l’ultima volta che aveva visitato Israele per vedere di persona l’evolversi della situazione sul campo e lungo le frontiere del paese. Mi ha risposto che non c’era mai stato, ma sperava di andarci un giorno.

Perdonatemi, ma come può una persona – che si trova a migliaia di chilometri di distanza, che non ha mai visto la piccola Israele, nemmeno una volta, che non si è mai trovata al confine con il Libano per vedere sul lato opposto le forze di Hezbollah appoggiate dall’Iran, che non ha mai viaggiato alla frontiera di Gaza per capire la vicinanza di Hamas, che non si rende conto che le cellule islamiche operano in Cisgiordania a poche chilometri dai centri abitati israeliani, che non ha mai guardato oltreconfine in Siria, dove l’unica cosa che mette tutti i belligeranti d’accordo, dall’ISIS alle forze di Assad, è il loro odio per Israele – determinare ciò che è o non è nell’interesse della sicurezza di Israele? Però, con tutto il mio dolore per gli attentati in Israele, e tutta la mia disperazione per le reazioni (e la loro mancanza) della comunità internazionale, c’è una cosa che mi dà speranza – Israele stesso.

Non importa quale sia il pericolo, Israele rimane in piedi e indomito. Si difenderà come si deve, e allo stesso tempo mostrerà al mondo – che si trova ad affrontare i suoi terrorismi – come ci si comporta di fronte al terrorismo. Continuerà a desiderare una pace duratura, anche se i suoi avversari reclamano sangue ebraico. E il popolo di Israele non cesserà per un solo momento a vivere ed a partecipare, in uno dei paesi più interessanti, innovativi, e creativi del pianeta. Quattordici anni fa, all’indomani di un attacco ad una discoteca di Tel Aviv da parte di un terrorista palestinese che uccise 21 giovani, qualcuno scrisse sulla parete carbonizzata: “Non ci faranno smettere di ballare“. Ecco, di questo io sono certo.

L’Opinione.it

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  • #1Emanuel Baroz

    Il solito strabismo dell’opinione pubblica internazionale

    http://www.ilborghesino.blogspot.it/2015/10/il-solito-strabismo-dellopinione.html

    13 Ott 2015, 15:29 Rispondi|Quota
  • #2Emanuel Baroz

    13 Ott 2015, 15:29 Rispondi|Quota
  • #3Emanuel Baroz

    Federica Mogherini & Massimo D’Alema: una coppia per niente strana

    di Angelo Pezzana

    L’aveva voluta Matteo Renzi alla Farnesina, un ministro degli esteri donna. Finalmente una donna, pensarono in molti, noi tra questi. Ma la prova che non basta la differenza di genere per garantire un cambiamento della nostra politica estera, in meglio, ovviamente, arrivò subito. Federica Mogherini non era cambiata da quando, nei suoi anni giovanili, si faceva fotografare accanto ad Arafat. Errori di gioventù, pensarono in molti, noi tra questi. Crescendo avrà capito, e poi se l’ha scelta Renzi un motivo ci sarà.

    Se c’era, non ci è stato dato sapere, perché la nuova ministra degli esteri ha subito dato segnali che indicavano senza ombra di dubbio che le precedenti passioni verso il terrorismo palestinese non erano finite, anzi. Se al posto di Matteo Renzi ci fosse stato Massimo D’Alema la scelta sarebbe stata la stessa. Mentre in Israele ogni giorno vengono accoltellati civili, specialmente se giovani, sterminate intere famiglie, omicidi mirati, che significano “qui non vi vogliamo, questa terra è nostra, vi impediremo di crescere, di diventare adulti, sentirvi cittadini di Israele, sgozzeremo le famiglie, genitori e figli, non fatevi illusioni, non ammazziamo solo soldati”, e Israele si difende, come può, perché è difficile riconoscere in un tredicenne un assassino che sta per accoltellare un suo coetaneo, e quando succede l’unica cosa che si può fare è impedire che pianti quel maledetto coltello nel corpo di altri, per cui l’unica soluzione per fermarlo è sparargli. Allora che cosa pensa, che cosa fa Federica Mogherini, che nel frattempo non fa più danni alla Farnesina, essendo stata inviata in altra sede, ben più prestigiosa – forse per buona condotta? – quale è l’Unione Europea, anche lì con lo stesso incarico, ministro degli esteri di tutti gli stati UE?

    Replica azioni e linguaggio nel più puro stile dalemiano. Telefona a Gerusalemme e a Ramallah per dire a Bibi Netanyahu e a Abu Mazen “di andarci piano, restare calmi, di non commettere azioni che potrebbero incrementare la violenza e, soprattutto, che ogni reazione sia proporzionata”. Ha usato proprio questo verbo, manco avesse alle spalle D’Alema a suggerirglielo. Non è Israele a difendersi dai coltelli e dalle molotov, l’aggressione è uguale alla difesa, gli assassini sono sullo stesso piano delle vittime. Che cosa dovrebbe fare Israele per garantire sicurezza ai propri cittadini, quando è stato lo stesso Abu Mazen a rifiutarsi ancora una volta e definitivamente di sedersi al tavolo delle trattative? L’ha dichiarato all’Assemblea Generale dell’Onu, davanti al mondo intero, che – guarda un po’ – non ha fiatato, non l’ha criticato, nessuna risoluzione di condanna, niente. E che cosa dovevano pensare quei giovani fanatizzati dalla propaganda dello stesso Abu Mazen? Allora andiamo noi, hanno giustamente pensato, a liberare Al Quds – cosi chiamano Gerusalemme – perché il ‘moderato’ presidente dell’Anp aveva detto che Israele vuole impadronirsi delle moschee sul Monte del Tempio, costruite sulla Spianata – per poterle poi distruggere. Una menzogna enorme, che in quanto tale ha raggiunto l’obiettivo.

    Che fanno i media internazionali? Con poche eccezioni si bevono anche questa versione, basta loro che la firma sia palestinese. Mogherini invita entrambi a riprendere i colloqui di pace, ma fa una telefonata di troppo, quella a Netanyahu, che si è sempre dichiarato pronto. Ne faccia due, invece, allo stesso prezzo, ad Abu Mazen, è lui il primo responsabile della violenza che si è scatenata su Israele. Naturalmente dopo essersi consultata con Massimo D’Alema, ci mancherebbe.

    http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=59893

    13 Ott 2015, 15:30 Rispondi|Quota
  • #4Emanuel Baroz

    Business del terrorismo e amoralità dell’informazione

    di Deborah Fait

    Interessantissimo l’editoriale del Jerusalem Post di oggi (http://www.jpost.com/Opinion/Jerusalem-POst-Editorial-PA-spreadsheets-421529) che parla di uno scoop sul business che gira intorno al mestiere di terrorista palestinista. In realtà già sapevamo per sommi capi degli stipendi pagati dall’ANP ai galeotti arabi nelle prigioni israeliane e dei premi in denaro sonante… a vita… ai terroristi e alle loro famiglie. Adesso le informazioni che avevamo ma soprattutto le relative cifre, sono ufficiali grazie a un giornalista di Radio Israele, Gal Berger, corrispondente per gli affari palestinesi. Gal, lo chiamo per nome secondo l’usanza israeliana, è riuscito a metter mano sui documenti dell’Autorità Nazionale Palestinese, in cui sono ordinatamente e diligentemente elencati tutti i terroristi detenuti nelle carceri israeliane e le regalie, veri e propri stipendi, che questi assassini ricevono mensilmente dall’ANP. Naturalmente più gli attentati sono efferati, più soldi ricevono i loro autori. Più anni uno dovrà passare in galera più alta sarà la diaria. In caso di morte del terrorista i soldi andranno alla famiglia che avrà così risolto, a vita, il problema del lavoro e del sostentamento quotidiano. In caso di attentato non riuscito, cioè senza morti ebrei, il terrorista dovrà rifarne un altro per meritare lo stipendio.

    Ehhh sì, sono precisi e soprattutto coerenti, chi non lavora non mangia. Ammazza l’ebreo (adesso esiste anche un gioco sul web, inventato da un avvocato palestinese) e sarai sistemato per la vita, in caso di tua dipartita verso le 72 vergini con cui sollazzarti nel paradiso di Allah, verrà mantenuta la tua famiglia con annessi e connessi. Più ebrei ammazzano più il mantenimento sarà generoso, naturalmente, e non serve nemmeno puntualizzarlo, tutto questo è parte della logica. Negli anni ’90, gli assegni per i terroristi e loro famiglie arrivavano da Saddam Hussein e dai soldi che l’Europa dava al terrorista Arafat. Oggi gli assassini sono finanziati dall’ANP, con i miliardi che mandano l’Europa, la Banca mondiale, gli Usa e il Qatar, cioè tutti noi cittadini del mondo occidentale che paghiamo le tasse, contribuiamo al mantenimento di feroci assassini.

    Quale è il motivo di questa nuova ondata di terrorismo? Cosa chiedono i palestinisti, cosa vogliono? Cosa vuole Abu Mazen? E’ presto detto, e l’articolo del JP lo conferma: le orde di giovinastri, mezzi nudi, invasati, vogliono saziarsi di sangue ebraico, desiderio con cui sono cresciuti, e ricevere i soldi promessi dai mandanti (30 $ a sasso e 100$ a bomba, una giornata di lavoro e si sono fatti un bel gruzzolo. Come fanno a contare tutti i sassi e le bombe che ognuno lancia? Boh, faranno una media).

    E Abu Mazen? Anche lui vuole soldi, piange il morto, finché non arriva la solita pioggia annuale di milioni di dollari, poi si costruisce ville da nababbo, riempie i suoi conti bancari, paga i suoi scagnozzi e leccapiedi e finanzia il terrorismo! Ma non basta, c’è anche un motivo ideologico, perbacco, non dobbiamo pensare che il pagliaccio terrorista sia proprio soltanto venale e interessato ai soldoni, no, lui vuole portare Israele e i sozzi piedi degli ebrei che contaminano Al Aqsa, nel baratro. Quindi, alla domanda del perché, senza nessun motivo al mondo, dopo che Netanyahu, all’ONU, gli aveva proposto di ricominciare il dialogo (che il pagliaccio terrorista rifiuta da anni), hanno voluto ricominciare questa guerra, la risposta è soldi soldi soldi odio odio odio e ancora soldi e ancora odio. Capperi, odiare gli ebrei, poterli ammazzare ed essere anche profumatamente pagati per farlo, è molto più di quanto un qualsiasi pluriassassino al mondo possa sperare.

    Fatah, Hamas e tutte le altre organizzazioni del terrore sanno di avere sempre carne da macello a disposizione, l’incitamento all’odio è incessante, dal momento in cui uno nasce fino a quando decide di immolarsi per Allah. Macellare gli ebrei significa essere glorificati, rispettati, adorati dalla società e sistemati per sempre dal regime di Abu Mazen. Il terrorista che sopravvive all’attentato diventerà ricco oziando in panciolle nelle carceri israeliane (con Tv e Pc a disposizione e possibilità, se lo desidera, di studiare), se muore si arricchirà la sua famiglia. Israele gli distruggerà la casa? E chi se ne frega, l’Anp gliene darà un’altra. Tanto Pantalone paga e Pantalone siamo noi europei che permettiamo, senza proferir parola, alla UE di sanzionare Israele, di marchiare, come i nazisti, i prodotti israeliani provenienti dai territori contesi e di non chiedere mai all’ANP conto dei miliardi regalati ai professionisti del terrorimo.

    L’articolo di Gal Berger fa alcuni esempi: Abdullah Barghouti, noto costruttore di bombe di Hamas – condannato a 67 ergastoli per aver ucciso 66 persone e ferito circa 500 altre – ha già accumulato assegni a 6 cifre. Un altro che ha accumulato ricchezze è Ibrahim Hamad, dell’ala militare palestinista di Giudea e Samaria. E’ stato condannato a 54 ergastoli per aver ucciso 46 persone e ferito più di 400. Questi due ricchi angioletti sono stati coinvolti anche negli attacchi terroristici alla Pizzeria Sbarro di Gerusalemme nel 2001, alla discoteca di Rishon Lezion nel 2002, alla caffetteria dell’Università ebraica di Gerusalemme nel 2002. Decine e decine di morti, famiglie intere, ragazzi, bambini, studenti. Ma non sono gli unici ad arricchirsi in galera: Muhammad Arman, 36 ergastoli, ha “guadagnato” centinaia di migliaia di shekel. La lista dei terroristi mantenuti e ricchi è infinita ed è destinata ad allungarsi con relativa mungitura di soldi all’occidente, a noi!

    L’amoralità impera tra i palestinisti, tra mostri bombaroli e accoltellatori, bambini resi macchine di odio “voglio crescere presto per ammazzare ebrei”. E, a proposito di amoralità, vorrei concludere con due paroline sulla trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro” che proprio oggi ha avuto inizio. http://www.kilimangiaro.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-dfac93fe-59a2-4a8a-be2f-0a8a5415d013.html
    Quattro ore di viaggi intorno al mondo in cui non potevano mancare le schifezze di cui la Rai e i suoi sottoposti, mi rifiuto di chiamarli giornalisti, sono maestri. A metà trasmissione ecco Luca Salerno, ospite di Camila Raznovich, che informa gli spettatori sui paesi più o meno pericolosi da non visitare o visitare con… attenzione. La rubrica si chiama semaforo rosso (verde e giallo)! Israele è sistemato nel giallo a causa della nuova ondata di terrorismo, dice Salerno, nonostante l’ANP sia “dialogante”, Israele, a volte, risponde con troppa… foga. Purtroppo non posso ancora rivedere la puntata che sarà sul web forse domani e sarà mia cura ricontrollare ma dopo aver ascoltato anche il seguito mi sono incazzata così tanto da non poter aspettare.

    Eccolo qua il seguito, talmente indegno da essere troppo persino per la RAI. A fine puntata arriva Davide Demichelis, che, ahinoi, gestirà alcune rubriche del programma, il quale si mette a fare accorati auguri di pace nel mondo, in particolare alla “Palestina” (Israele non è nominato tanto non esiste) mentre sullo schermo appare la foto di una bambina col suo cappottino (quindi foto vecchia visto che da queste parti siamo ancora sui 30/32 gradi), lo zainetto sulle spalle, un paesaggio grigio e derelitto di sassi e selciato nero, e i soldati israeliani alle sue spalle in assetto di guerra, armati fino ai denti. Il messaggio è chiaro, schifoso, indecente. Avevano la possibilità di scegliere: tra Israele, aggredito dal terrorismo palestinista, tra i morti israeliani, tra i bambini ebrei, tra la foto di un bambino ebreo di 9 anni che ha seppellito i suoi genitori, di un altro bambino ebreo di due anni e mezzo ferito mentre veniva ammazzato suo padre, potevano scegliere. Infatti hanno scelto esattamente come la loro ossessione suggeriva. Hanno scelto un’immagine, resa simbolo della cattiveria di Israele, una bambina innocente che cammina in mezzo a perfidi e armatissimi soldatacci ebrei… come i nazisti, no? Questo era il messaggio talmente chiaro che io ho avuto l’ennesimo conato di nausea. “Come potete?” l’ho gridato a me stessa, avrei voluto urlarlo a loro, alla loro indecenza, al loro modo indecoroso di fare informazione. Come potete? Giorno dopo giorno la Rai supera se stessa, si ricopre di vergogna e, esattamente come fa Abu Mazen, incita all’odio contro Israele, contro gli ebrei, contro la Giustizia e ammazza la verità.

    http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=59882

    13 Ott 2015, 15:33 Rispondi|Quota