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Insulti antisemiti a Saviano su Facebook per un suo consiglio alla lettura di un libro israeliano

Di Emanuel Baroz | 28 maggio 2015
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Insulti antisemiti a Saviano su Facebook per un suo consiglio alla lettura di un libro israeliano

Il consiglio di lettura di Saviano scatena gli antisemiti su Facebook di Elena Loewenthal C’è chi la butta sul personale con un lapidario «Saviano ebreo». Chi avanza ardite ipotesi teologicostoriche: «Israele vive con la mentalità dell’ultima guerra, quel popolo è rimasto fermo a quell’epoca, si rendono antipatici perché pigolano sempre… solite storie che loro sono il popolo eletto, lo stesso popolo che ha crocifisso Nostro Signore». Chi sentenzia di «nazismo ebraico», di Israele come «il male del Medio Oriente» che […]Continua a leggere

Gaza, “Corpi ridotti in poltiglia”: la dura accusa di Amnesty International contro Hamas

Di Emanuel Baroz | 28 maggio 2015
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Gaza, “Corpi ridotti in poltiglia”: la dura accusa di Amnesty International contro Hamas

«Corpi ridotti in poltiglia». Così Hamas governa Gaza, trucidando il popolo che dice di difendere Un rapporto pubblicato da Amnesty International descrive i «crimini di guerra» compiuti dai terroristi islamici contro i palestinesi. di Leone Grotti «C’erano segni di tortura e fori di proiettile su tutto il corpo. Le sue gambe e le sue braccia erano spezzate… Il suo corpo era ridotto come se fosse stato infilato in un sacco e ridotto in poltiglia». Comincia così la descrizione di come è stato ritrovato il cadavere di Atta Najjar, disabile mentale arrestato nel 2009 a Gaza dai terroristi islamici di Hamas e ucciso in modo orribile nel 2014. COLLI STRANGOLATI – La storia, testimoniata dal fratello di Najjar, fa parte di una delle tante raccolte da Amnesty International, che ha pubblicato un rapporto intitolato “Colli strangolati” e che documenta i «crimini di guerra» compiuti da Hamas contro il popolo palestinese nell’estate del 2014, mentre era in corso la guerra con Israele. «CRANIO SVUOTATO» – Il racconto del fratello di Najjar, che ha recuperato il cadavere dall’ospedale Al-Shifa il 22 agosto, continua: «Il suo corpo è stato crivellato con più di 30 proiettili. Aveva segni di sgozzamento attorno al collo, cicatrici di coltello… Da dietro la testa, si vedeva che non aveva più il cervello. Gli avevano svuotato il cranio… È stata dura per noi portarlo via… Era pesante, come quando infili della carne in un sacco: non c’erano ossa. Le sue ossa erano state frantumate. Gliele hanno rotte in prigione». «SENZA PIETÀ» – Secondo il rapporto, almeno 23 palestinesi sono stati giustiziati senza processo, decine di altri arrestati e torturati senza motivo. «È scioccante che mentre le forze israeliane infliggevano morte e distruzione al popolo di Gaza, Hamas ne approfittava per regolare i propri conti senza pietà, uccidendo e compiendo altri gravi abusi. (…) Hanno le mani sporche di sangue», ha dichiarato Philip Luther, responsabile di Amnesty per il Medio Oriente e il Nord Africa (ovviamente la parte riguardante Israele non è vera, ma non si può chiedere sempre ad Amnesty di dire la verità…per questa volta ci accontentiamo della giusta denuncia contro i crimini di Hamas!).Continua a leggere

Torna l’incubo terrorismo palestinese: razzi lanciati da Gaza contro le città al sud di Israele

Di Emanuel Baroz | 27 maggio 2015
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Torna l’incubo terrorismo palestinese: razzi lanciati da Gaza contro le città al sud di Israele

Torna l’incubo terrorismo palestinese: razzi lanciati da Gaza contro le città al sud di Israele Gerusalemme, 26 Maggio 2015 – Dopo qualche settimana di pausa torna la paura nelle città al sud di Israele: poche ore fa infatti le sirene dell’allarme antimissile sono risuonate nelle città di Ashdod, Ashkelon, Lachish, Bnei Darom e Gan Yavne, dove è esploso un missile Grad (portata 40 km). Altri testimoni riferiscono di più esplosioni nella zona. Per fortuna non ci sono stati feriti ma […]Continua a leggere

Helsinki (Finlandia): il festival delle ONG finanziato dalla UE caccia gli israeliani

Di Emanuel Baroz | 26 maggio 2015
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Helsinki (Finlandia): il festival delle ONG finanziato dalla UE caccia gli israeliani

Cacciati gli israeliani dal festival delle ong finanziato dall’Unione europea di Giulio Meotti In ebraico si chiama Keren Kayemeth LeIsrael. E’ il Fondo nazionale ebraico, l’organizzazione no profit sorta prima ancora dello stesso stato di Israele e che solo nell’ultimo mezzo secolo ha piantato duecentottanta milioni di alberi. Quel Fondo che è anche uno dei protagonisti del padiglione d’Israele all’Expo di Milano, i “Fields of Tomorrow”, campi di domani. Cosa ci può essere di meglio che boicottare uno dei simboli stessi della rinascita del popolo ebraico nella sua terra, quel Fondo che riuscì a far rifiorire terre aride che la letteratura professionale aveva definito inutilizzabili e che oggi collabora con molti paesi della zona e del Terzo mondo per la bonifica di terreni agricoli e per l’arricchimento delle riserve idriche? Girando per Israele, un villaggio ebraico si distingue da uno arabo già a prima vista, perché dovunque è possibile vedere piante e verde, la vita (lo scrittore A. B. Yeoshua ha dedicato un racconto al fuoco che divora lo sforzo israeliano di far fiorire le pietre). E quale evento migliore per boicottare Israele e la sua più antica organizzazione ecologista del mondo di una festa green all’insegna di parole come sostenibilità, razzismo, aiuti umanitari, diritti umani, paesi in via di sviluppo, globalizzazione e interazione fra culture diverse? Come rivela il giornale israeliano Maariv, è quello che è successo nel weekend a Helsinki, dove la ong israeliana Fondo nazionale ebraico è stata bandita dalla partecipazione al “Maailma kylässä”, il World Village, il festival delle ong organizzato dall’organizzazione multiculturale Kepa, che raccoglie trecento diverse ong, e finanziato dall’Unione europea e dalla Croce Rossa. All’inizio gli israeliani avevano ricevuto l’invito a partecipare, salvo poi vedersi rifiutata l’affiliazione a causa dell’ “esistenza di punti di domanda sulla legittimità delle sue attività”.Continua a leggere

La nuova proposta francese all’ONU sui confini del 1967 tiene conto solo delle volontà palestinesi

Di Emanuel Baroz | 22 maggio 2015
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La nuova proposta francese all’ONU sui confini del 1967 tiene conto solo delle volontà palestinesi

Lo status quo tranquillamente sostenibile e quello insopportabile Nella proposta di risoluzione Onu avanzata dalla Francia riecheggia l’eterna illusione di placare il mondo arabo-islamico voltando le spalle a Israele di Emmanuel Navon La visita in Israele di Federica Mogherini, alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha lo scopo di rilanciare il coinvolgimento dell’Unione Europea nel cosiddetto “processo di pace in Medio Oriente”. “Lo status quo non è un’opzione”, ha dichiarato la signora Mogherini alla vigilia della visita. Tra i membri dell’Unione Europea, la Francia sta attivamente promuovendo una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza sul conflitto israelo-palestinese. Il testo francese definirebbe l’ex linea armistiziale tra Israele e Giordania, rimasta in vigore nei soli diciannove anni fra il 1949 e il 1967, come il confine internazionale tra Israele e lo stato palestinese; designerebbe Gerusalemme come capitale sia di Israele che dello stato palestinese; e richiederebbe “una soluzione equa” al problema dei profughi palestinesi. In pratica tale risoluzione, se approvata, sposerebbe completamente la posizione palestinese escludendo quella israeliana, e rappresenterebbe un grave allontanamento dalla risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza (quella citata nel preambolo di tutti gli accordi tra israeliani e palestinesi, così come dei trattati di pace con Egitto e Giordania). L’ex linea armistiziale fra Israele e Giordania non è mai stata, né era destinata a diventare, un confine internazionale. La risoluzione 242 non esige il ritiro di Israele su quella linea di armistizio in cambio della pace, bensì un ritiro “da territori” conquistati che sia tale da garantire a Israele e ai suoi vicini “confini sicuri e riconosciuti”. La linea armistiziale del ’49 (la cosiddetta “linea verde”) non può assolutamente essere considerata un confine sicuro dal momento che imponeva a Israele una “vita stretta” di meno di 15 km fra la Giordania e il mare, circondava Gerusalemme su tre lati e sovrastava l’area di Tel Aviv dalle alture di Samaria. Quanto a Gerusalemme, la risoluzione 242 non la menziona nemmeno.Continua a leggere

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